Il progetto “Milano4you”

«Se esiste un mezzo per rilanciare il real estate e renderlo conforme agli obiettivi di sostenibilità, accessibilità e benessere che ci siamo posti, quello è certamente la tecnologia». Ne è sicura Maria Cristina Farioli, docente all’Università Cattolica e Chief of Digital Strategy and Consulting Services di Red Living The Future, azienda che si prefigge lo scopo di integrare un sistema energetico e un’infrastruttura digitale con il settore immobiliare.

Per l’esperta operare sulla gestione dei consumi è il primo passo da fare per dare vita a edifici che siano economicamente accessibili e privi di impatti negativi sull’ambiente. Le fonti rinnovabili sono un punto di partenza, come nel caso del distretto “Milano4You”, progetto che prevede la realizzazione di uno smart district nel Comune di Segrate.

I consumi sono determinanti, ottimizzabili grazie agli strumenti digitali. Di quanta energia ha bisogno un edificio? Qual è il consumo medio rispetto alla stagionalità? Farioli detta la sua ricetta: «Un valore aggiunto può essere la blockchain, un sistema in grado di rendere le abitazioni autosostenibili. Gli altri sono l’Internet of Things e i processi di machine learning, elementi che nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale permettono di raccogliere in tempo reale le informazioni utili al monitoraggio dei consumi e alla manutenzione, mettendo a punto l’erogazione energetica secondo le reali necessità. Nascono così i «gemelli digitali, perché le informazioni alle quali abbiamo accesso oggi vanno a costituire una precisa fotografia degli edifici. Si possono in tal modo conoscere le evoluzioni storiche di una costruzione, oltre al simularne virtualmente modifiche e migliorie. Un vantaggio che non si limita solo alla progettazione. Grazie ai dati si potrebbe addirittura creare una carta d’identità dell’edificio stesso, in futuro magari nel metaverso. Questa tecnologia è ancora tutta da esplorare, ma potrebbe agevolare tanto l’elaborazione dei “digital twin”, quanto presentarsi come elemento in più durante la compravendita di un immobile».   

Dato che la tecnologia non manca, il passaggio cruciale diventa l’interpretazione dei dati a disposizione, a seconda degli obiettivi che ci si vuole porre. «Solo con un sistema di big data potremo godere governance in grado di erogare servizi veramente necessari alla comunità, eliminando quelli superflui – continua la docente – Tutta questione di dati, l’unico elemento veramente “disruptive” della digital transformation, del quale spesso non si sa bene cosa fare. Non a caso invito spesso designer e startupper a condividere spunti, anche in occasione delle Call for Ideas di InnovaMi, piattaforma e contest lanciati lo scorso anno per raccogliere e integrare nei nostri progetti le idee dei giovani, gli utenti di domani, e il loro modo di vedere l’abitare in futuro. Un progetto diffuso di open-innovation per rilanciare il settore del real estate, magari delineando quello che deve essere un modello di business, altrimenti anche la migliore tecnologia risulterebbe inutile. Le stesse conoscenze diffuse dal cloud non andrebbero ignorate, perché il know-how tecnologico, prima riservato a pochi, è oggi molto più accessibile». Per Farioli la stessa pandemia può dare spunti al real estate. «Una delle nuove frontiere è ora la telemedicina. Perché allora non trovare un modo grazie al quale i pazienti possano essere assistiti senza che debbano uscire di casa, almeno per i controlli di routine o le malattie croniche?» Il digitale rende così possibile un’ibridazione degli spazi volta al migliorare la vita delle persone, anche all’interno dei nuclei abitativi, dove diventa possibile usufruire di servizi diversi, tanto per la sfera professionale quanto per quella personale.