Zelensky al forum Ambrosetti
Sono ormai 89 i giorni di guerra in Ucraina, ma di azioni concrete a livello di negoziati per riportare la pace nemmeno l’ombra. Continua però la guerra delle accuse tra i due ministeri, che si colpevolizzano a vicenda perché le trattative  sono arenate.
Mosca anche ieri ribadito di essere pronta a riprendere i colloqui con Kiev, che a suo dire sarebbero stati “congelati” dal governo Zelensky su direttiva dei paesi occidentali, Usa e Gran Bretagna in testa, «intenzionati – secondo le parole del capo negoziatore Vladimir Medinsky – a rendere l’Ucraina una “schiava” soprattutto dal punto di vista economico».

Le accuse reciproche dei mediatori

«Da parte nostra, siamo pronti a continuare il dialogo – ha detto Medinsky in un’intervista alla televisione bielorussa. – Il congelamento dei colloqui è stata interamente un’iniziativa dell’Ucraina- la palla si trova nel loro campo e la Russia non ha mai rifiutato i negoziati».
L’ultimo incontro ufficiale dei ministri degli Esteri russo e ucraino si è svolto a marzo in Turchia, ma senza successo. Martedì, il capo della delegazione ucraina, Mykhaylo Podolyak, aveva spiegato che i colloqui erano stati “sospesi” in quanto la Russia, dopo il fallimento della conquista di Kiev, ha «ri-focalizzato la propria strategia rilanciando la sua “operazione speciale” mettendo al centro del mirino l’Ucraina orientale. Un’offensiva che è tutt’ora in corso e che secondo i piani del Cremlino dovrebbe far cadere a breve l’intero Donbass in mani russe»
L’obiettivo torna quindi a essere quello originale,  cioè delle regioni  di Lugansk e Donetsk, come ha scritto Telegram Sergei Gaïdaï, il governatore della regione di Lugansk, nel suo ultimo aggiornamento. Le unità operative del Cremlino in questo quadrante orientale ha spiegato: «includono le unità che si sono ritirate dalla regione di Kharkiv nel nord, quelle che assediavano Mariupol nel sud-est, le milizie delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, le temute forze cecene e le truppe mobilitate in rinforzo dalla Siberia e dall’Estremo Oriente russo, a migliaia di chilometri di distanza. Anche per quanto riguarda gli armamenti qui è concentrato tutto compresi i famosi complessi antiaerei e antimissilistici S-300 e S-400, equivalenti agli americani Patriots».

Intanto continuano gli scontri

«A Severodonetsk, importante città nella regione di Lugansk ancora sotto il controllo di Kiev, gli invasori stanno utilizzando la tattica della terra bruciata, stanno deliberatamente distruggendo la città con bombardamenti aerei, lanciarazzi multipli, mortai o carri armati che sparano sugli edifici – ha aggiunto il governatore – In particolare, i russi tentano da tre settimane, senza successo, di attraversare il fiume Severskyi Donets, all’altezza del villaggio di Bilogorivka, nella regione di Lugansk».

Secondo quanto reso noto in conferenza stampa dall’esercito ucraino su Facebook, almeno sette civili sono stati uccisi e otto feriti nei bombardamenti nella regione di Donetsk, dove sono state colpite 45 località. «Il bilancio nella regione di Lugansk è tuttora in via di chiarimento”, ha affermato la stessa fonte».