Gli atti del webinar di Economy “Appalti, il nuovo codice tra toccasana e rischio Far West”, iniziativa che si svolge in collaborazione con Rödl & Partner.
Il tema di oggi, un tema realmente caldo, con cui inauguriamo questa annata 2023 è “Appalti: nuovo codice tra toccasana e rischio far west”. Il nuovo codice degli appalti, lo sappiamo, rientrava nelle prescrizioni oltre che nelle esigenze inderogabili segnalate dalle categorie imprenditoriali e dagli enti locali. Si è deciso di scegliere un nuovo modello perché il rigore di quello uscente si è rivelato un ginepraio di norme pressoché inapplicabili. In quello nuovo è anche prescritto il PNRR per poter così rendere attuabili e mettere a terra in tantissimi progetti ciò che il PNRR finanzia entro marzo. Ciò su cui le forze politiche raggiungeranno una sostanziale condivisione diventerà un prototipo. Quindi, e siamo praticamente già entrati nel vivo, le imprese che stanno guardando ai grandi appalti in arrivo in Italia per il PNRR guardano già al medio termine dagli appalti non solo come una forma che si consumi in pochi giorni ma come a qualcosa che va avanti per mesi e per anni.
Ne parleremo con un panel che mi permetto di definire di eccezione perché coinvolge tutte le categorie interessate e lo fa a un livello ottimale: abbiamo anzitutto il vicedirettore di Assimpredil Ance, Nicoletta Fayer, una delle articolazioni territoriali più importanti dell’Associazione nazionale costruttori edili; poi Anna Maria Desiderà, avvocato e associate partner Rödl & Partner; quindi, avremo un grande esperto di questa materia, vale a dire Gianni Cicero, che è il Presidente di Valore Impresa, un’associazione di piccole e medie imprese e di professionisti, un network di oltre 12.000 e più aderenti attivi, che in realtà sono molto più numerosi se contiamo anche i sostenitori, che ha promosso e portato nelle bozze legislative al governo Meloni, una novità e cioè una ridefinizione del concetto di società consortile tale da recuperare alla partecipazione ai grandi appalti anche le piccole imprese che sono il 92% – e lo sappiamo tutti – del tessuto imprenditoriale italiano. Piccole imprese che rischiano fatalmente di essere tagliati fuori dai grandi.
Stamattina abbiamo chiesto al Presidente Giuseppe Busia la sua opinione su questo codice e abbiamo avuto le sue valutazioni in qualche minuto intervallato dalle mie domande.
Il codice va preservato nel suo impianto. Gare più semplici con la digitalizzazione, centralità delle competenze
Beppe Busia, Presidente dell’autorità nazionale anticorruzione
Direi che il codice come tale è un buon codice e va preservato nel suo impianto, nella sua struttura e in particolare è molto buona tutta la parte sulla digitalizzazione, alla stesura della quale abbiamo collaborato anche col Consiglio di Stato. L’idea di digitalizzare le gare serve a renderle più semplici, a renderle più veloci e a renderle più controllabili e trasparenti. Quindi assicura concorrenza, trasparenza, efficienza e rapidità. Questa è la vera chiave di volta. Naturalmente bisogna far sì che via via le amministrazioni si apprestino a fare questo. Noi abbiamo già avviato alcune delle cose che sono scritte nel nuovo codice sulla digitalizzazione. In particolare, mi riferisco al fascicolo virtuale dell’operatore economico, che costituisce una semplificazione in sé: se un operatore è stato verificato da una stazione appaltante, una nuova stazione appaltante non deve effettuare una nuova verifica. E questo diciamo è un gran salto, ci sarà una grande semplificazione, serve capacità delle stazioni appaltanti e delle imprese ad adattarsi al nuovo sistema.
Sergio Luciano: Si dice però che possa essere un codice discriminatorio contro le piccole e medie imprese e che possa in qualche modo destabilizzarne l’efficienza.
Giuseppe Busia: Le piccole e medie imprese sono il tessuto, lo sappiamo, del nostro Paese e vanno accompagnate ai contratti pubblici, quindi non credo che sarà discriminatorio. È prevista la divisione in lotti. Ci sono alcuni istituti, ad esempio anche l’appalto integrato applicato su larga scala che possono penalizzare le piccole e medie imprese che molte volte si trovano a fare i subappaltatori, magari di seconda o terza istanza.
Ecco, questo va ridotto al meno possibile. Le piccole e medie imprese vanno premiate perché la crescita delle piccole e medie imprese passa attraverso l’ingresso nel mondo dei contratti pubblici e questo favorisce un maggiore concorrenza, quindi più efficienza del mercato.
Sergio Luciano Alla fine Presidente, tutto questo viene fatto per ridurre fortemente l’incidenza della corruzione che, come abbiamo visto dai dati di Trasparency, continua a essere grave in Italia. Come e dove si annida il momento in cui la corruzione nasce e riesce a superare le maglie di prevenzione dei codici?
Giuseppe Busia La corruzione è un problema dei contratti pubblici. Dove ci sono risorse pubbliche c’è anche più discrezionalità. Ma il vero rischio qui è percentualmente il rischio dello spreco di denaro pubblico, per cui noi dobbiamo costruire regole efficienti, regole trasparenti perché non ci sia spreco. Questo è l’elemento chiave per la qualificazione delle stazioni appaltanti. Occorre avere dei bravi compratori pubblici, enti locali o amministrazioni, regioni, che siano in grado di operare. Quindi dobbiamo potenziare gli uffici gare, ma non ci possiamo permettere un numero eccessivo di stazioni appaltanti. Quindi, vanno ridotte e le competenze possiamo riversarle in alcuni grandi centri capaci di farlo sul territorio non centralizzato: quindi anche vicini ma capaci di comprare. Se c’è capacità di funzionare nell’organizzazione allora i rischi si riducono. Non tanto e non solo i rischi di corruzione, ma i rischi di spreco. Quindi parliamo di inefficienza e anche di lentezza.
Sergio Luciano In questo momento la griglia delle stazioni appaltanti è ancora pletorica, troppo piena di protagonisti. Quale sarebbe un punto di caduta, un livello regionale per esempio?
Giuseppe Busia Possono essere anche di più, diciamo anche a livello provinciale. E naturalmente ci possono essere delle centrali nazionali più forti che danno supporto. Il tema vero però è quello di un lavoro sulla qualificazione. Lo diciamo in uno degli allegati che abbiamo scritto in collaborazione col Consiglio di Stato. Ma non si applica al di sotto dei 500.000 euro e quindi quantitativamente non si applica a circa il 90% degli affidamenti. C’è bisogno forse di più tempo, per i piccoli comuni per adattarsi al sistema, per creare davvero questa rete centrale di committenza. Prendiamocelo. Ma non dimentichiamo che la direzione è quella di andare verso la capacità e la competenza delle stazioni appaltanti. Sono stati fatti dei passi avanti, ma non diciamo che sono esentate il 90% delle gare perché altrimenti abbiamo fatto un lavoro che non serve, o che serve ma poco.
Sergio Luciano: Quando il Ponte di Genova è stato ricostruito in 20 mesi, ed è stato un record, il Commissario sindaco Bucci disse: “Io ho semplicemente applicato senza filtri la direttiva europea sugli appalti pubblici, quindi, applicando quella senza tener conto dei dettagli nazionali ho potuto fare l’affidamento diretto per le ragioni di emergenza. Questa provocazione politica di Bucci come la valuta?
Giuseppe Busia: L’esperienza del ponte e della ricostruzione in quella tragedia, di quello che è servito è stati un unicum. Fortunatamente perché riguarda la tragedia, ma anche perché tutto il paese aveva deciso di concentrarsi su questo non ci sono state contenziosi. C’è stato un progetto regalato e irripetibile. Lo dobbiamo sapere. Ma quello che occorre è garantire rapidità, garantire efficienza, garantire correttezza e apertura. Molto spesso si crede che il fare in fretta possa non essere coerente col fare bene, e che fare in fretta sia invece di fare bene. Invece bisogna fare bene, puntare sul fare bene non vuol dire essere inefficienti, vuol dire spendere bene le risorse pubbliche, che è quello che ci vuole.
Sergio Luciano Un’ultima ultima domanda, quanto lavora oggi la struttura dell’authority nazionale per la corruzione, la sua, cioè su questo fronte, quanto siete impegnati? Con quante strutture?
Giuseppe Busia Lavora moltissimo. L’Anac è il frutto della fusione di due autorità, una era la autorità di vigilanza sui contratti, l’altra è quella anticorruzione e trasparenza. Il grosso dell’autorità è questo. Ma noi non siamo un’autorità semplicemente per l’anticorruzione. Siamo l’autorità della concorrenza in materia di contratti pubblici, cioè in una materia che pesava prima del crescere dell’intervento pubblico, il 14% del Pil. Quindi, è un’autorità di sviluppo di buona amministrazione. E stiamo cercando di portarlo avanti in questo senso, ossia garantendo concorrenza, trasparenza. Perché fa bene alla crescita del paese. È davvero il volano più importante per la crescita del nostro paese.
Sergio Luciano: Abbiamo sentito la sintesi con cui Busia ha rappresentatole le aree critiche. Sono sicuramente queste due che ha citato: la qualità e la capacità delle stazioni appaltanti ad amministrare il codice ma anche l’ostracismo normativo che di fatto, a oggi, permane contro le piccole e medie imprese. Partirei da questi per aggiungerne altri e per capire che cosa deve fare oggi un’impresa per prepararsi e predisporsi a competere nel nuovo contesto. Io comincerei con Nicoletta Fayer, vicepresidente Assimpredil Ance, perché il punto di vista delle imprese associate oggi è quantomai prezioso. Ance è al tavolo del governo da tempo su questi temi. È il tavolo della progettazione del codice e oggi dunque il punto qual è?
Nicoletta Fayer Su un tema così strategico, così importante qual è il nuovo codice degli appalti, mi spiace contraddire quanto affermato in precedenza. In realtà il confronto nella fase di stesura del testo, non c’è stato, non c’è stato con le categorie, con gli stakeholder e gli operatori. Soprattutto gli operatori non sono stati ammessi a poter fornire i loro contributo. Anche per questo il testo redatto dal Consiglio di Stato, è dal nostro punto di vista, un po’ a senso unico. Senza nulla togliere al lavoro, davvero meritorio fatto dal Consiglio di Stato, che tra l’altro lo ha fatto in tempi strettissimi. Certamente il testo risente del fatto che non tutti i soggetti e specialmente gli operatori non sono stati ammessi a poter fornire anche le loro considerazioni e la loro esperienza. Poi c’è un altro aspetto per cui il testo appare un po’ senso unico: il fatto che comunque il consiglio di stato ha un approccio nei confronti del codice degli appalti che è verso la patologia dell’atto stesso. Il Consiglio di Stato è portatore di interessi legittimi, per cui è sicuramente ben costruita e ben ponderata la fase preliminare fino all’aggiudicazione del contratto. Tuttavia, dal nostro punto di vista è meno precisa la parte che riguarda la disciplina dell’esecuzione e vorrei fare un esempio di una delle norme più complesse, di difficile lettura, di difficile applicazione che è l’articolo 106, che riguarda le variazioni del contratto. Ecco questa disposizione praticamente non è stata affrontata e migliorata. Doveva essere affrontata e migliorata e invece è stata ripetuta e riproposta così come già era, è stata ripetuta pari pari. Spesso attuale con delle poche modifiche terminologiche; eppure, qui si incentra il nodo delle perizie delle varianti che molto spesso sono quelle che causano interruzioni o dei lavori e che creano problemi. Un altro esempio: si stabilisce che le imprese possono emettere la fattura soltanto dopo che è stato emesso il certificato di pagamento da parte del RUP, che è una cosa che ha una sua unicità formale, però da questo punto di vista non ci si è resi conto dell’importanza che ha per le imprese la possibilità di emettere una fattura. I tempi di emissione del certificato sono tempi lunghissimi ma poter emettere la fattura significa poterla scontare in banca e cooperazione a quella liquidità che è assolutamente indispensabile per le imprese, soprattutto quando parliamo di opere pubbliche che coinvolgono anche degli interessi economici rilevanti. Perché non sono state ascoltate le categorie? Non certo per una preclusione o un preconcetto, in questo, solo per una mera questione di tempo. E i tempi erano strettissimi e quindi si è privilegiato anche questa volta il fattore temporale. Bisognava farlo e non si è pensato invece a farlo nel miglior modo possibile. Sappiamo che l’approvazione prevista deve avvenire entro il 31 di marzo e sembra che l’approvazione sia tassativa entro quella data. Le categorie chiedono un differimento della entrata in vigore proprio per evitare questo shock normativo che c’è stato nel 2016 e che ha portato a una paralisi. Temiamo, tuttavia, che uno stop all’entrata in vigore del codice possa veramente arrestare anche il processo del PNRR. Purtroppo, dicevo, è stata privilegiata la logica del fare, non del fare nel miglior modo possibile. Questo è veramente secondo noi un peccato, perché il codice degli appalti non è soltanto una raccolta di norme ma è lo strumento attraverso cui passa il miglioramento del paese, anche sotto il profilo ambientale con un reale effetto anche sulla tutela dell’ambiente.
Sulla norma il nuovo governo, almeno a parole, dice di voler in qualche modo recuperare sostenendo che la bozza è aperta, che nessun articolo è intoccabile, però intanto lei giustamente ci diceva che se si rinviasse come anche Busia afferma, faremmo cattiva figura con l’Europa; quindi, rischiamo chiaramente una soluzione italiana in cui il giorno x si fa entrare in vigore il codice, il giorno y, cioè il giorno dopo, si riapre la discussione sul testo per poi emendarlo no. In realtà però è anche forse meglio questo che non la bozza attuale. Del resto, questa rientra fra i mille mestieri fatti dal governo Draghi in fretta per cogliere le scadenze del PNRR. Speriamo si possano rendere compatibili le date di scadenza con la revisione delle norme inapplicabili.
Sergio Luciano: A questo punto interpellerei anche l’avvocatessa perché così introduciamo anche il punto di vista di chi da un’altra angolazione, come voi lavora a fianco alle imprese, perché le associazioni lavorano nel tentativo a volte frustrato di prevenire i pasticci. Gli avvocati devono tendenzialmente affiancare le vittime dei pasticci. Almeno questo l’obiettivo.
Il testo precedente, comunque, era andato proprio male, abbiamo fatto copertine feroci contro il ginepraio normativo del vecchio codice. Comunque diciamo che fino a che il testo non è stato approvato, pubblicato, entrato in vigore c’è margine per un suo possibile miglioramento in base a quelle che sono le puntuali esigenze degli operatori.
Anna Maria Desiderà: Il testo precedente era davvero terribile, ha messo tutti in difficoltà e addirittura poi è stato pubblicato il decreto legislativo 50 del 2016 che fa tabula rasa non solo della precedente codificazione ma anche dei regolamenti attuativi. Però successivamente interviene la pandemia con tutte le difficoltà del caso e quindi, come sappiamo, sostanzialmente dal 2020 si lavora con soluzioni di emergenza che sono state assunte per far fronte alle ricadute negative delle misure assunte proprio per il periodo pandemico. Quindi al fine di incentivare gli investimenti i lavori e i servizi. Si trattava di soluzioni in cui l’interesse principale era quello di aiutare le aziende a lavorare e tagliava un po’ su altri altri generi di garanzie e di tutele. Dopo la pandemia ci saremmo attesi di rientrare in una situazione di stabilità con una serie di procedure in cui si tornasse ad un margine di controllo più diffuso. Invece, al contrario, si è inserito il PNRR che, come sappiamo, è figlio proprio della fase pandemica e che quindi chiede e ha chiesto all’Italia una serie di nuovi investimenti e riforme. Ha previsto riforme trasversali che portano semplificazione e concorrenza, secondo la matrice europea, anzitutto all’ambito dei contratti pubblici. Da qui l’impegno assunto dallo stato italiano, e controllato dall’Europa, a far sì che questa concorrenza sia fatta adeguatamente, tanto più in questo settore. La cosa interessante è che lo Stato a fronte di questo input ha decodificato e inserito il codice dei contratti pubblici nell’ambito del primo asse che era quello della digitalizzazione e innovazione. Ecco perché è diventato un riferimento a quanto pare imprescindibile ed è anche un po’ il driver di questa riforma. Fino a qui diciamo tutto bene, in fin dei conti c’è un’esperienza ormai acquisita, ci sono molti sistemi dinamici che mi sembra non mettano in difficoltà l’amministrazione tantomeno gli operatori. Ma su questo sentiremo anche loro. Quindi cosa succede a fronte di questi input? Che comunque le direttive restano quelle del 2014 e la necessità, diciamo così, per le funzioni del PNNR è quella di cambiare passo in un’ottica di lungo termine. Ci troviamo però un testo che fa una sintesi bypassando forse qualche esperienza del passato, forse anche pandemica, che potrebbe aiutare a correggere il tiro a favore di tutte le componenti e gli operatori. Mi spiego: la legge delega, che ricalca un po’ i principi del PNRR, invita sicuramente a rafforzare il controllo dell’Anac, invita sicuramente alla qualificazione delle stazioni appaltanti. Ma attenzione: ci sono piccole amministrazioni virtuosissime e grandi enti che forse lo sono meno. Quindi non generalizzerei mai, perché ci sono realmente competenze diffuse in larga parte del nostro paese. Sicuramente è importante il tema della semplificazione ma sicuramente al tempo stesso non si possono in qualche modo bypassare quelle norme che erano previste da prima, forse male, cioè erano imperfette, ma servivano comunque a garantire il perseguimento del bene comune. La logica – su questo credo saremo tutti d’accordo – non è e non può essere: faccio in fretta, taglio i tempi e quindi sono efficiente. Partiamo invece da cosa voglio: l’amministrazione che bandisce deve essere il primo soggetto a voler fare il migliore affare, nel senso vero e proprio. Quindi, devo sapere anzitutto esattamente cosa voglio e questo “esattamente” significa sia nel caso in cui mi trovo sotto la soglia dei 40.000 euro sia nel caso in cui la soglia è quella comunitaria. Poi evidentemente ci sarà un livello di approfondimento progettuale a seconda degli importi, però avere idee molto chiare in partenza è già quasi metà del risultato. Quindi quello che intendo dire è che siamo necessariamente figli della fase pandemica e del PNRR ma questo non dovrebbe spostare l’asse. Il tema non può essere solo centrare il termine previsto del 1 aprile ed efficacia dal 1 luglio. Mi sembra poi che anche sulla disciplina transitoria ci siano un po’ da sistemare le tempistiche, perché alcune norme entrano pari pari nel nuovo testo e però vengono abrogate con decorrenza 1 Aprile. Sembra quasi che così il decreto del 2016 abbia una sua sorta di reviviscenza per pochi mesi. Ecco forse anche sulle discipline transitorie sarebbe meglio coordinare i testi. Spero di aver dato un inquadramento utile. Grazie
Sergio Luciano: Torno ora da Nicoletta Fayer perché mi rendo conto di aver fatto prima una semplificazione giornalistica eccessiva quando ho fatto passare l’idea che qualsia altro codice sia meglio rispetto a restare col vecchio regime. Forse sono stato eccessivo.
Nicoletta Fayer: la preoccupazione come accennavo è quella dello shock normativo che bisogna mettere in conto. Per quanto imperfetto e con problemi enormi quello esistente è uno strumento che gli operatori utilizzavano e conoscevano. Ora l’ipotesi di fare tabula rasa, con questi problemi detti e con l’ipotesi poi di dover andare a reperire la normativa del transitorio, ci lascia sgomenti. La preoccupazione è che ci sia un rallentamento del mercato che è una cosa che in questo momento non potremmo permetterci.
Sergio Luciano: Qual è intanto l’istantanea del mercato attuale?
Nicoletta Fayer: Il problema principale, in questo momento, è quello dei prezzi che influiscono sulla partecipazione alle gare perché, lo sappiamo tutti, c’è stato questo fenomeno dell’aumento inflazionistico enorme e assolutamente inaspettato. Si è trattato di un aumento che ha colpito notevolmente il nostro settore e questo è un dato riconosciuto. L’importante è che ora le gare vadano ora ad avviarsi a prezzi normali e senza ribassi eccessivi, perché sono numerose le gare alle quali ormai non possiamo partecipare a causa dei prezziari assolutamente inadeguati. Questo è il nodo principale di questo momento storico. Cito ora l’esempio del Comune di Milano – un dato che ormai è noto ed è stato pubblicato – che ha bandito una procedura negoziata di oltre 5 milioni di euro alla quale si è presentato un solo partecipante. Prezziari e timore di revisioni normative, in questo momento, rappresentano il nostro motivo di blocco principale.
Sergio Luciano: Chiedo ora all’avvocatessa sul tema delle piccole e medie imprese. Finora trascurate, va sottolineato e lo diceva Giuseppe Busia. Forse una diversa articolazione delle soglie sarebbe stata possibile in premessa.
Le piccole e medie imprese in questo contesto sono state riconosciute solo di recente. È solo dal 2016 e quindi con i codici della direttiva europea che in nome della massima concorrenzialità ci ha ricordato che esistono anche loro e che dunque occorre fare in modo che possono partecipare. Questo ha significato per il nostro sistema superare un tabù perché prima nella nostra normativa non era possibile dividere nulla in lotti mentre invece oggi è diventato obbligatorio. È cambiata la regola culturale e la suddivisione in lotti è ormai da escludersi ormai solo quando questo comporti delle effettive inefficienze. Come diceva la dr.ssa Fayer il testo precedente era un testo imperfetto e caotico ma ormai gli operatori lo davano tutti per scontato e comprendeva ormai anche un’apertura alle competenze delle piccole realtà, quando necessarie ovviamente. Esiste comunque già la possibilità di attuare reti d’imprese e dunque esiste la coscienza del valore di una filiera. Mi sembra che il legislatore stia comunque proseguendo su questa strada. Nella legge delega era addirittura prevista una premialità per le piccole e medie imprese che si aggregano; quindi, è certo già presente una spinta in questa direzione. Spero che questo concetto torni anche nel testo definitivo. Come spero anche di vedere il principio della sostenibilità ambientale e sociali da cui non credo sia possibile prescindere come anche previsto dallo stesso PNRR.
Sergio Luciano: Tutto questo di cui stiamo parlando avviene non a caso ma perché è stato necessario prevenire la corruzione e le infiltrazioni mafiose e malavitose che in passato ci sono state. Ma c’è stato anche l’impegno da parte delle associazioni di grandi imprese. Oggi cosa può mettere la vostra associazione – torno dunque a parlare con Nicoletta Fayer – per farci sperare che una volta che il nuovo codice sarà avviato ci possano essere azioni di autotutela e di autodisciplina? Un po’ per difendersi e un po’ eliminare qualche eventuale mela marcia. Perché alla fine abbiamo visto tutti in quale campo investiva Messina Denaro: appalti.
Nicoletta Fayer: la nostra associazione mette da sempre un grande impegno in questo ambito, anzitutto dal punto di vista culturale perché al di là delle norme è proprio con una nuova impostazione culturale che si riesce a realizzare un vero cambio di paradigma. Abbiamo certamente realizzato e messo a punto codici etici ma ciò di cui andiamo particolarmente orgogliosi e che voglio citare ora è il protocollo che abbiamo messo appunto a livello nazionale con il Ministero dell’Interno. dal novembre 2020 abbiamo avuto la possibilità di comportarci con i nostri associati alla guisa di un soggetto uno della pubblica amministrazione. Ci sono stati consegnate dalla Prefettura le credenziali che ci consentono di accedere alla banca dati nazionale antimafia. Ci è stato reso così possibile controllare lo stato, la situazione, delle aziende con le quali i nostri associati si apprestano a voler lavorare. Le aziende nostre associate che intendono aderire – volontariamente – a questo protocollo si impegnano di conseguenza a evidenziare nei contratti il loro impegno a lavorare con aziende e filiere che siano state preventivamente esaminate e validate da noi e una clausola risolutiva espressa che li impegna a interrompere la collaborazione con soggetti coi quali dovessero emergere anche successivamente dei fatti preclusivi, anomalie o negatività. Questo è un grande investimento che stiamo facendo in termini di moralizzazione ulteriore, ci stiamo lavorando ma noi crediamo molto anche nel contenuto dell’art. 2 del Codice, articolo che esprime la nostra fiducia nel fatto che il rapporto con la Pubblica Amministrazione sia improntato a norme di reciproca trasparenza e correttezza. Questo è uno degli elementi del Codice che ci piace.
Sergio Luciano: Abbiamo parlato di ESG, di sostenibilità dunque, ma c’è anche un altro aspetto che va affrontato che è quello della responsabilità di altro tipo, di ambito sociale umano e che coinvolge la sicurezza sul lavoro. Quello che sappiamo del Codice che riguarda la sicurezza dei cantieri, ma anche le soluzioni ormai adottate nelle migliori imprese, ci permette in questo ambito di guardare al futuro con maggiore serenità? Bastano le cautele adottate da quelli bravi?
Nicoletta Fayer: No, le attenzioni non bastano mai. Anche con l’individuazione di presidi sempre nuovi l’attenzione non bisogna mai allentarla. Va detto che nei nostri cantieri gli incidenti sono più limitati che altrove. La sicurezza, e noi lo ripetiamo sempre, anche economicamente conviene più dell’azzardo.
Sergio Luciano: Dottoressa Desiderà, lei conferma questa visione o ha altre evidenze sulla litigiosità?
Anna Maria Desiderà: Devo dire che un’emergenza c’è ma nel senso che non si può mai abbassare il livello di attenzione. Sicuramente il dramma costa molto di più, in tutti i termini, rispetto a un investimento. In questo, cioè sulla serenità del lavoro dei propri operai e dei propri impiegati, non credo che ci possano essere opinioni diverse.
Diciamo poi che oggi non c’è meno litigiosità di un tempo e neppure ci aspettiamo che ce ne sia meno. Sicuramente la crescita culturale rispetto a quella che era un tempo la contrattualistica pubblica io la percepisco sotto due profili: da un lato una volta esisteva solo l’appalto mentre adesso con procedure aperte o ad invito ci sono più strumenti. Forse potremmo iniziare ad approcciarli. Sapendo come amministrazione esattamente cosa voglio potrebbero essere approcciate procedure effettivamente meno note ma più convenienti e che insomma bisognerà anche affrontare prima o poi. Lo dico perché siamo tutti cittadini e tutti noi vogliamo che l’amministrazione faccia il miglior acquisto perché sono i nostri soldi che vengono spesi. Questo dovrebbe essere il primo principio.
Sergio Luciano: Ancora una domanda a Nicoletta Fayer sul tema della società consortile. Cosa ne pensa? Ci sono esempi virtuosi di società consortili.
Nicoletta Fayer: Le forme di aggregazione di imprese sono sempre interessanti. Nel nostro settore sono presenti per lo più piccole, sono addirittura il 90%. D’altronde è stata proprio Ance, a proporre la forma del consorzio stabile con i 5 anni di tempo di “fidanzamento” per decidere se rendere o meno stabile nel tempo l’iniziale forma temporanea. Crediamo dunque nelle aggregazioni. Anche se sarebbe meglio evitare le forme consortili stabili che uniscono una pluralità di imprese che sommano le diverse competenze e poi affidano a quei soggetti all’interno del consorzio che in realtà non hanno le necessarie competenze per eseguire. Sarebbe meglio evitare queste formule in cui noi effettivamente non crediamo e che auspichiamo che il Codice eviti. Spingiamo tutte le forme positive di aggregazione per i maxi-lotti e abbiamo concordato e sottoscritto un protocollo col Comune di Milano che prevede una premialità a chi aggrega piccole e medie imprese che possano poi effettivamente svolgere ruolo non di meri esecutori ma di reali interlocutori della pubblica amministrazione accedendo così a una reale possibilità di crescita. Questo è il modello che ci piace e che abbiamo messo sul piatto.
Sergio Luciano: C’è una modalità tramite la quale anche dal punto di vista legale e contrattuale per rivendicare un ruolo più incisivo delle piccole e medie imprese così che possa essere tutelato e salvaguardato in questo scenario nuovo? Se no il rischio reale è che le gare possano andare deserte per mancanza di soggetti accreditabili. Sta già accadendo nel settore della banda larga. Cosa si può fare o cosa vi è capitato di fare?
Anna Maria Desiderà: Direi che la dottoressa Fayer ci ha spiegato come l’associazione di categoria, che storicamente assiste gli operatori, sta facendo una partita importantissima al punto che spiace quasi che il protocollo sia solo riferito a Milano perché evidentemente questa è già un’ottima practice: trovare delle soluzioni che siano condivise. Perché noi possiamo anche strategicamente guardare il nostro cliente capirne la vocazione e condividere quello che è lo spunto che porta a noi “vorrei fare questo, vorrei arrivare qui” e vediamo di capire come in quel singolo caso ci si può aiutare. Quella di adottare soluzioni è l’attività in cui la parte privata la parte pubblica stanno cercando di colmare la distanza per ottenere migliori risultati per entrambe le parti. C’è una grande fame di informazioni a tutti i livelli e quando diciamo questo a maggior ragione c’è interesse per un’amministrazione trasparente. Dunque è importante che lo stato continui a spiegare cosa sta avvenendo. C’è molto fermento e molta vitalità e torno a dire anche molto interesse a far bene.
Sergio Luciano: Torno dalla dottoressa Fayer per chiederle se c’è un modo in cui un’associazione come la vostra possa promuovere questo modello Milano.
Nicoletta Fayer: Noi ci proviamo e speriamo di poter portare la nostra esperienza anche ad altre associazioni. Molto devo dire dipende anche dalla pubblica amministrazione perché se come associazione le idee ci sono, a volte – lo vedo quando abbiamo un’interlocuzione – all’inizio sono un po’ restii. Noi facciamo capire che rappresentiamo un numero consistente di imprese e che quindi siamo i primi ad essere interessati alla concorrenza e al rispetto delle regole perché dobbiamo tutelare. Questo è in impegno.
Le associazioni di categoria sono d’altronde normalmente più avanti rispetto ai loro associati, devono avere una visione prospect. Presso la pubblica amministrazione sono invece talvolta molto preoccupati dell’utilizzo della loro discrezionalità, dalle responsabilità, da questa burocrazia difensiva, dalla paura della firma. Spero che anche le ipotesi fruttuose belle degli altri territori possono essere estese e messe a fattor comune per il bene di tutti.
Chiuderei con una cosa che ho letto nella nella relazione di accompagnamento al Codice che chiude dicendo che la legge anche se riordinata e semplificata grazie ad un codice è un elemento necessario ma non sufficiente per una riforma di successo. Tutte le riforme iniziano dopo la loro pubblicazione e si realizzano solo se effettivamente attuate in concreto. Noi in proposito cercheremo di fare la nostra la nostra parte.
Un fatto di assoluta novità: l’accesso di società consortili di piccole e medie imprese e la riduzione dei lotti
Sergio Luciano: La prima domanda riguarda allora la società consortile. Una proposta che voi avete presentato all’attenzione del Governo e di cui parlammo su Economy all’epoca della riunione degli Stati generali di Valore Impresa a Cassano d’Adda, dove partecipò il viceministro Maurizio Leo. Questa società consortile società capace di aggregare e rappresentare nelle gare regolamentate dal nuovo Codice degli appalti come richiesto dal PNRR, mi pare che sia andata avanti e abbia fatto dei passi importanti verso l’aggiudicazione. Ci può spiegare meglio?
Gianni Cicero Assolutamente sì. Chiaramente va sottolineato il fatto che siamo all’inizio di un percorso che sta acquisendo estrema attenzione da parte del governo. Praticamente la nostra non è altro che la identificazione di un modello organizzato che semplifichi il più possibile un mercato troppo frantumato e troppo nano, valorizzando le piccole imprese, creando medie imprese attraverso l’aggregazione. Le società consortili hanno questo tipo di finalità. È chiaro che il tipo di missione di questo modello organizzativo deve far leva su una normativa che introduca nuovi aspetti e che facilitai chiaramente l’accesso delle piccole imprese al mercato pubblico soprattutto nell’ottica del posizionamento in base al PNRR.
L’articolo 51 del nuovo codice degli appalti introduce la riduzione dei lotti e quindi introduce di conseguenza una semplificazione di quei mercati che erano prima destinati ai soliti player. È questa semplificazione dei lotti che consente un’aggregazione come quella che stiamo mettendo in piedi di poter partecipare in modo organizzato, funzionale nel rispetto delle norme e delle aspettative organizzative. Ma è chiaro anche che introduce un fatto di novità assoluta. La semplificazione delle procedure di partecipazione con la digitalizzazione ha un aspetto che semplifica anche coi costi gestionali, di conseguenza un altro aspetto di estremo interesse. Poi c’è il terzo e ultimo aspetto che non è esaustivo ma a nostro avviso ha già una linea di indirizzo significativo: l’aumento della percentuale del subappalto dal 30 al 40%. Se calato sul nostro modello consente la funzione di un general contractor che si distribuisce all’interno di una filiera di imprese che compongono la nostra società consortile. Noi ci stiamo confrontando nell’impostare un modello che sta acquisendo anche quelle normative necessarie a far sì che non rimanga una pia intenzione. Quindi un modello funzionale, organizzativo, che faccia crescere il tessuto delle piccole imprese nel rapporto con la pubblica amministrazione.
Sergio Luciano: Presidente, per concludere allora che pronostico possiamo fare sul fatto che questa innovazione venga assorbita dalla legge che definisce il nuovo codice entro i termini di promulgazione del 31 marzo o subito dopo. Insomma, che cosa pensa, non voglio farla impegnare perché sappiamo che dipende dal Parlamento e dal governo ma comunque un sentore lo avrà avuto a questo punto.
Gianni Cicero: Il problema è proprio di indirizzo, cioè ormai è condiviso il fattoche il 98% del tessuto economico nazionale è piccola e media impresa e chiaramente finora si è normato sempre nell’interesse della grande impresa. Adesso bisogna intervenire a piene mani per la salvaguardia di un tessuto economico che se non supportato e tutelato è destinato a morire. Quindi la politica attenta, la politica oculata, chiaramente non può non tener conto di questi aspetti. Il codice degli appalti è un passaggio significativo che risponde all’interesse che questo governo ha manifestato nei confronti del nostro settore.
Sergio Luciano: Quindi ce la facciamo a inserire questa società consortile dentro il nuovo corpus normativo.
Gianni Cicero: Devo dire con estrema franchezza, e chiaramente, che c’è molta attenzione da parte di alcune strutture che, diciamo, “remano contro” e che chiaramente non sono molto disponibili a far sì che alcuni equilibri si possano spostare. Noi saremo vigili e attenti affinché questo proposta arrivi a destinazione.
Sergio Luciano: Posso testimoniare però che il viceministro Maurizio Leo disse che la cosa era giusta e che andava portata a compimento.
Gianni Cicero: Confermo il fatto che l’attenzione politica c’è e abbiamo ottenuto questa attenzione che chiaramente ci lusinga e ci sprona ad andare avanti nella nostra missione, convinti come siamo che questo modello può funzionare. Può essere una valida proposta in un periodo in cui mi sembra che di proposte non è che ce ne siano molte in giro.
















