Francesco Gaetano Caltagirone con l'ad di Generali, Philippe Donnet

Francesco Gaetano Caltagirone ha annunciato le sue dimissioni dal Cda di Generali. La decisione è stata motivata richiamando un quadro in cui «la sua persona sarebbe palesemente osteggiata, impedita dal dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato». Lo riferisce una nota della società, facendo riferimento alle modalità del lavoro del consiglio di amministrazione e in particolare: alla presentazione e approvazione del piano strategico; alla procedura per la presentazione di una lista da parte del Cda; alle modalità di applicazione della normativa sulle informazioni privilegiate; e all’informativa sui rapporti con i media e con i soci significativi, ancorché titolari di partecipazioni inferiori alle soglie di rilevanza. Ad oggi Caltagirone detiene, direttamente o attraverso società a lui riconducibili, una quota pari all’8,04 per cento del capitale di Generali. «Esprimo vivo rammarico e sorpresa per la decisione assunta dal cav. Caltagirone. Le motivazioni addotte non possono che essere categoricamente respinte avendo la società sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, anche relativamente ai lavori per la presentazione di una lista per il rinnovo del consiglio, di cui ha costantemente informato le autorità di vigilanza», ha commentato il presidente di Generali, Gabriele Galateri di Genola, aggiungendo che «ai suddetti principi ci si è attenuti nei rapporti con tutti i consiglieri, senza eccezione alcuna e in ogni occasione».

Una mossa inattesa

Al momento dalla società non trapela nulla e l’unica comunicazione prevista è quella del presidente Galateri. Non ci sono state neanche ripercussioni particolari sul titolo in Borsa, che è in calo di qausi 1,5% in una giornata fiacca a Piazza Affari. Equita Sim conferma la raccomandazione hold e il  prezzo obiettivo a 20,7 euro su Generali. Quello che Economy può riferire è che la notizia delle dimissioni dell’imprenditore romano è arrivata come un fulmine a ciel sereno in un momento di sostanziale calma dopo le turbolenze dei mesi scorsi. Attualmente, il patto composto da Caltagirone stesso, Leonardo Del Vecchio e la Fondazione Crt è stabilmente sopra al 16% del capitale del Leone. Rimane da capire come intenderà schierarsi la Edizione Holding della famiglia Benetton che detiene il 3,97% delle quote.