La Commissione Industria del Senato ha dato il via libera al disegno di legge sulla Concorrenza. Il nodo dei balneari non è stato superato ma solo rinviato. Toccherà ad un successivo decreto legislativo la definizione delle nuove gare e dei parametri per i risarcimenti che, comunque restano a carico dei subentranti. È confermata la possibilità per i comuni di ottenere deroghe tecniche fino al termine del 2024, per la chiusura delle gare rispetto al termine del 2023 indicato dal Consiglio di Stato.

Si sblocca così l’articolo 2 sulle concessioni balneari, condizione imprescindibile per arrivare all’approvazione del disegno di legge per la concorrenza. Una delle riforme centrali nell’ambito del Pnrr sulla quale il governo aveva preannunciato l’intenzione di porre la fiducia in assenza di un via libera del Senato a un testo concordato entro il 31 maggio.

L’ultima parola sui balneari spetta all’Europa

Diverse sono le novità che sono contenute in questo decreto, ma anche i punti oscuri che hanno provocato le reazioni del mondo politico. Sono previsti anche determinati varchi per il libero e gratuito accesso e transito per la spiaggia: chi ostacolerà l’accesso all’area di balneazione sarà sanzionato.
Ora però bisogna verificare se tutte queste ambiguità soddisfano le esigenze di concorrenza per cui Bruxelles, sulla base della direttiva Bolkestein, sprona l’Italia a voltare pagina. Se la Commissione dovesse mettere il veto sono a rischio i nuovi finanziamenti del Pnrr. Tuttavia in fondo a questo labirinto di rinvii c’è una luce perché all’attribuzione al governo dei testi definitivi può rivelarsi una garanzia, perché è probabile che i testi, alla fine, verranno concordati direttamente fra Roma e Bruxelles.
In ogni caso la riforma servirà ad alzare gli introiti per lo Stato che per le spiagge incassa pochissimo: 115 milioni all’anno a fronte di un giro d’affari stimato in circa 15 miliardi. Oggi c’è un versamento minimo di 2.500 euro come canone concessorio.

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