La pandemia e la guerra hanno prodotto conseguenze negative sul nostro Paese e sulle aziende che lo sostengono, lasciando i Cfo con poche alternative nella gestione della finanza. Gli eventi hanno infatti causato distruzione delle filiere globali, aumento dei prezzi delle materie prime, scarsità delle stesse, inflazione elevata, aumento del rischio di credito, instabilità geopolitica.
Perchè non conviene allungare i tempi senza strategia
Confidando che si torni presto alla normalità, i Cfo si trovano oggi a dover affrontare le restanti problematiche con i pochi strumenti a loro disposizione e che in passato si traducevano in una semplice azione poco “tecnologica”: estensione dei termini di pagamento verso fornitori. Eppure, ci sono quattro motivi per rendere il progetto fortemente sconsigliabile, se fatto in maniera tradizionale:
1) La competizione globale rende inefficace la rinegoziazione dei termini contrattuali in un contesto di scarsità delle risorse. I fornitori strategici non faticheranno a vendere i loro prodotti ai competitor, mentre si metteranno in difficoltà le aziende più piccole;
2) Questa pratica è stata utilizzata troppo in passato e i margini di azione sono risicati. I tagli orizzontali sulle filiere sono diventati pericolosissimi, anche da un punto di vista reputazionale;
3) I regolatori e le agenzie di rating hanno iniziato a penalizzare le aziende che negoziano termini di pagamento superiori alle medie di mercato dei settori merceologici di riferimento, che ci sia reverse factoring o confirming in piedi o meno;
4) Reverse Factoring e confirming, sia se fatti con banche o tramite piattaforme pseudo-tecnologiche, sono strumenti che non vanno bene per la maggioranza dei fornitori. Lenti nell’onboarding, inutili per i fornitori più solidi, risultano difficili anche per i più piccoli perché portano rigidità e complessità amministrativa su entrambe le parti.
Rinegoziare? Sì ma lavorando sull’acquisto di scorte
Queste minacce possono essere invece disinnescate con una collaborazione strategica di lungo termine con il proprio ufficio acquisti, sostenuta da tecnologia e dati. Tecnologie che devono essere innovative, facilmente implementabili, flessibili e che producano benefici per i fornitori. E dati non solo finanziari che devono essere estratti dalla filiera e che anche i Cfo devono sapere e poter usare, in modo semplice.
Per esempio, tra i problemi citati, il più grave è legato alla consegna dei prodotti: se questi non arrivano, l’azienda non produce e non può andare avanti. L’ufficio acquisti non può essere l’unico responsabile in questo contesto.
Una strategia vincente consiste nell’acquisto di importanti scorte di materie/prodotti chiave per il proprio business: se da un lato questo permette di coprirsi dall’aumento atteso dei prezzi in modo efficiente, dall’altro consente di negoziare termini di pagamento migliori col fornitore, pur mettendo al sicuro la consegna. I Cfo non si limitano al finanziamento dell’operazione, ma completano la fidelizzazione e la stabilizzazione della supply chain fornendo agli stessi fornitori strumenti dinamici di anticipo delle fatture, con cassa propria o con l’intervento delle banche, attraverso piattaforme accessibili facilmente da fornitori globali e personalizzate in base alle loro esigenze, senza aggravi amministrativi per le parti.
La tecnologia arma per perseguire il Kpi anche in crisi
Questo è solo un esempio di come accompagnare l’esigenza di allungare i tempi di pagamento dei fornitori con servizi ad alto valore aggiunto per gli stessi, disegnati ad hoc sulle singole filiere e possibili solo grazie all’utilizzo di tecnologie moderne. Parliamo, per esempio, di analisi della spesa aziendale, attraverso il confronto con database aggregati di terze parti e proprietari, che permettano di capire esattamente dove si può estrarre valore, senza distruggerlo, oppure dell’ottimizzazione dei processi autorizzativi delle fatture, o ancora dell’estrazione di dati comportamentali per migliorare la pianificazione della cassa e ridurre, tra le altre cose, i costi delle coperture.
L’invasione delle piattaforme tecnologiche va quindi governata con cura perché sono solo la punta dell’iceberg dei servizi a vero valore aggiunto da associare al loro uso e che vanno ricercati ex-ante. Se scelte e installate propriamente, infatti, le piattaforme riescono a diventare strumenti digitali efficienti per i Cfo e per le altre funzioni aziendali per perseguire i propri Kpi anche in contesti di crisi e volatilità.
















