Il mondo del Bitcoin continua il suo infinito giravolta – o meglio ottovolante. Se guardiamo i titoli dei giornali degli ultimi anni vediamo un continuo alternarsi dei titoli fra annunci dei valori storici raggiunti dalle criptovalute e il loro crollo a capofitto, prodromo di una fine della loro breve esistenza. Ma siamo ancora qui a parlarne, anche se la loro stabilizzazione appare lontana. Anche le recenti invenzioni – una per tutte le stablecoin algoritmiche – non hanno per nulla reso più stabile il sistema, anzi. L’esperienza recente di Terra (Luna)/Ust docet.

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A ben vedere, il mondo delle criptovalute sembra più il prodotto della fiction che non il risultato di un mercato creato da tecnologie molto sofisticate; e la sua esistenza è possibile grazie al fatto che si sono saldate istanze, sogni e progettualità che hanno origini, aspirazioni e finalità molto diverse fra di loro.

Innanzitutto una sorta di visione utopistica del digitale come luogo del riscatto della democrazia in senso originario – l’autodeterminazione del demos, del popolo. Anche quelli ai margini della società possono farsi valere grazie al digitale e non solo perché possono esprimersi tramite i social. Affermando la propria indipendenza dai poteri forti e dai mediatori – le banche centrali che battono moneta – si sentono più liberi.

In secondo luogo l’esigenza della finanza di speculare ovunque ricercando la massimizzazione dei profitti con il minino sforzo. Le criptovalute sono oggi un settore dove guardare per puntare a grandissimi guadagni. E la strutturale ed estrema oscillabilità di questo mercato rafforza questa caratteristica. Ogni portafoglio finanziario che si rispetti deve sempre avere una componente ad alto rischio (high-risk / high-return) e le criptovalute sono i candidati perfetti. E anche il loro protagonismo mediatico li rende più appetibili per questa funzione.

In terzo luogo, la criminalità internazionale e il terrorismo hanno trovato in questo mondo un luogo ideale per poter utilizzare un meccanismo di scambio del denaro e di acquisto e vendita di beni e servizi che non sia tracciabile dalle autorità monetarie centrali. Il modo più efficace e sicuro, oggi, per pagare cellule terroristiche e violare gli embarghi economici è utilizzare le criptovalute. Questo è anche il motivo per cui i cybercriminali richiedono sempre – come riscatto – il pagamento in criptovalute.

Sono anche già uscite voci secondo le quali la Russia – avendo a disposizione una grande capacità energetica – punterà molto sulle criptovalute per aggirare gli embarghi economici posti dell’Occidente. Questo fatto ci ricorda un altro aspetto: le criptovalute sono incredibilmente energivore; è stato infatti stimato che il sistema blockchain già oggi consuma energeticamente quanto uno stato come la Norvegia.

Infine il mondo della finanza retail – che spesso si salda con quello del gioco d’azzardo. Spesso il bisogno soddisfatto non è tanto (o solo) proteggere le risorse finanziare domestiche quanto piuttosto provare il brivido del rischio. Come ci ricordano gli studi sul gioco – Homo ludens di Johan Huizinga ma soprattutto le riflessioni di Roger Callois – ci sono alcune forme di gioco, e quello d’azzardo è uno dei questi, dove l’azione combinata di agon, alea e ilinx (e cioè il gusto della competizione agonistica, rafforzato dal desiderio di sfidare il fato e la vertigine di lasciarsi andare in ambienti sconosciuti) è una miscela formidabile che trasforma facilmente il piacere in comportamento compulsivo.

Infatti – come ci ricorda la psicanalista e studiosa di tecnologie Sherry Turkle nel suo “Alone together” – «La tecnologia è seducente quando i suoi richiami incontrano la nostra umana vulnerabilità». La criptovaluta è dunque una sorta di categoria dello spirito. Se oggi non esistesse, verrebbe sicuramente inventata. È l’ottovolante dove si provano deliberatamente rischi per generare adrenalina, è la via breve per avere facili guadagni, è uno dei luoghi fuori dal controllo della legge, ed è al passo con i tempi perché usa il meglio delle tecnologie digitali, ci fa sentire moderni. È la saldatura fra tanti mondi e ciò la rende particolarmente resiliente.