Oltre 300 mila euro a Davide. Poco più di 73 mila a Beppe. Sono i soldi che la Moby S.p.A., società che nel giugno 2020 è stata ammessa dal Tribunale di Milano alla procedura di concordato preventivo (scongiurando così un fallimento da 306 milioni di euro), deve – anzi dovrebbe, perché “il condizionale” è più che mai d’obbligo in questo caso – a (Davide) Casaleggio e (Beppe) Grillo. O meglio alle società beppegrillo.it e Casaleggio Associati con le quali il gruppo guidato da Vincenzo Onorato aveva stipulato dei contratti pubblicitari.

Ingaggiati per pubblicare articoli su commissione 

A darne è notizia è il quotidiano Il Tempo che nell’edizione online scrive: «Alla fine del 2019 sia Davide Casaleggio che Beppe Grillo finirono su tutti i giornali per le indagini dell’antiriciclaggio su alcuni bonifici e i contratti che entrambi avevano con le rispettive società possedute (Casaleggio Associati e Beppegrillo.it) con il gruppo Moby. Nessuno dei due fece salti di gioia per la pubblicazione dei contratti pubblicitari che li legavano alla compagnia di navigazione. E si capisce facilmente perché – si legge ancora sul giornale diretto da Franco Bechis – il sito del fondatore del M5s avrebbe dovuto pubblicare una intervista-spot al mese a testimonial di Moby in cambio di 120 mila euro l’anno, mentre la società di Casaleggio si era impegnata in un piano di comunicazione a sostegno di benefici fiscali rivolti alle sole navi che impiegavano equipaggi italiani o comunitari con un pagamento al raggiungimento di obiettivi di 250 mila euro entro 12 mesi e 150 mila euro fra i 12 e i 24 mesi».

Ma Onorato non ha mai “onorato” i contratti pubblicitari

Contratti pubblicitari che non sono mai stati “onorati” e sono rimasti in sospeso a seguito della procedura concordataria nella quale sono stati indicati appunto anche i crediti vantati nei confronti della compagnia di navigazione dalla Casaleggio Associati per 300.107 euro e da Beppegrillo.it per 73.200 euro. «Cifre ora a rischio di incasso effettivo», scrive sempre il Tempo, «e che secondo i documenti societari depositati non sono proprio indifferenti per entrambe le società, anzi».