Sostenere un ricambio generazionale nella platea dei propri dipendenti, favorendo, al contempo, l’uscita dei più anziani e prossimi alla pensione e l’ingresso dei giovani nel mondo nel lavoro. Per farlo, esiste uno strumento poco sfruttato: il contratto di espansione. Era previsto da un articolo (il n.14) di un decreto legislativo del 2015 (il n.148) e poi avviato sperimentalmente per il biennio 2019-2020, ma solo per le imprese con un organico superiore alle 1000 unità, poi esteso anche al  2021 con soglie di accesso ridotte, prima 500 unità e poi 100, infine esteso dalla Legge di Bilancio 2022 anche agli anni 2022 e 2023 abbassandone enormemente la soglia (50 unità lavorative) nel tentativo di ampliare il più possibile la platea di beneficiari. L’ha utilizzata la Lfoundry di Avezzano (L’Aquila), che a inizio maggio ha sottoscritto con le parti sociali l’intesa di massima sullo scivolo pensionistico anticipato per 30 lavoratori e l’assunzione, a tempo indeterminato, fino a 13 nuove risorse. E la Marelli, il cui piano di assunzione prevede un massimo di 107 ingressi, nel rapporto di 1 a 3 con le uscite volontarie, 89 nel 2022 e 23 entro il primo trimestre del 2023, con la possibilità per 250 lavoratori di uscire anticipatamente per agganciarsi alla pensione entro i prossimi 5 anni risolvendo consensualmente il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2022. E Feltrinelli lo utilizzerà per gestire 59 esuberi.

«Pur non essendo al centro dell’attenzione mediatica, il contratto di espansione può essere uno strumento davvero utile in una fase di mercato così delicata come quella che stiamo vivendo», spiega a Economy Fabrizio Morelli, partner di Dla Piper, multinazionale legale con uffici in più di 40 Paesi. Quasi usciti da un tunnel (quello della pandemia), ne abbiamo imboccato immediatamente un altro (la guerra in Ucraina) e l’incertezza regna sovrana. Ma il desiderio di ripresa è più forte che mai. «Il contratto di espansione può rappresentare una spinta positiva in tal senso, volto al cambiamento dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnologico dell’attività», sottolinea Morelli.

Di che si tratta? «In sostanza, il contratto di espansione è un accordo – raggiunto in seguito a una procedura di consultazione sindacale – grazie al quale le imprese possono appunto favorire il ricambio generazionale». Ma questo non è l’unico obiettivo che lo strumento si pone», prosegue Morelli. «Infatti, il contratto di espansione mira a fronteggiare anche i processi di reindustrializzazione e riorganizzazione aziendale con un esplicito sostegno all’innovazione tecnologica attraverso una serie di misure».

Nel contratto rientrano le nuove assunzioni di personale qualificato ad elevata specializzazione, ma anche lo scivolo pensionistico con pensione anticipata fino a 5 anni per i lavoratori che intendono aderirvi; la riduzione dell’orario di lavoro e la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori che non possiedono i requisiti per lo scivolo pensionistico, ma anche la formazione e riqualificazione per i dipendenti, agevolando le aziende che desiderano modificare la propria gestione organizzativa o la propria struttura o ancora, la propria vision imprenditoriale. «Ai fini di computo del requisito dimensionale, rilevano i lavoratori occupati mediamente nel semestre precedente la data di sottoscrizione del contratto», chiarisce Fabrizio Morelli.

Ma cosa prevede nello specifico il contratto di espansione? «Il contratto di espansione si inserisce nei processi di re-industrializzazione e riorganizzazione», spiega a Economy l’avvocato Davide Maria Testa di Dla Piper. «È finalizzato, attraverso una modifica dei processi aziendali, all’assunzione di nuove competenze, alla riqualificazione del personale in forza e all’uscita anticipata dei lavoratori prossimi alla pensione. La sua ratio, infatti, deve ricercarsi nella volontà di offrire uno strumento gestionale e riorganizzativo delle imprese che, al contempo, favorisca un “ricambio generazionale” e aiuti i giovani a fare il loro ingresso nel mondo del lavoro».

Attenzione però: il contratto di espansione di deve focalizzare su ambiti ben precisi: «innovazione dei processi aziendali (progresso e sviluppo, anche tecnologico); oppure acquisizione di giovani e nuove professionalità; o riqualificazione delle competenze attraverso l’incremento e l’introduzione di attività formative anche in favore del personale in forza. L’impresa è tenuta a presentare un progetto di formazione e di riqualificazione che deve contenere le relative misure, contenuti formativi e relative modalità attuative nonché il numero complessivo dei lavoratori interessati, le competenze tecniche professionali iniziali e finali».

Quanto allo scivolo pensionistico per i lavoratori più anziani (il cosiddetto “esodo incentivato”), i lavoratori devono trovarsi a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia «o dalla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia (o anticipata di cui all’art. 24, comma 10, D.L. n. 201/2011), che abbiano maturato il requisito minimo contributivo», prosegue Testa.

Alla procedura di consultazione sindacale devono però seguire appositi accordi di non opposizione dei lavoratori interessati su base volontaria. La procedura di consultazione va affrontata con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, oppure con rappresentanze sindacali aziendali o con la rappresentanza sindacale unitaria. «Il datore di lavoro», prosegue Testa, «riconoscerà per tutto il periodo rilevante ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione (o, della prima decorrenza utile del trattamento pensionistico), a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, un’indennità mensile, ove spettante comprensiva dell’indennità Naspi, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, così come determinato dall’Inps».

«Qualora il primo diritto a pensione sia quello previsto per la pensione anticipata», aggiunge ancora il partner di Dla Piper Fabrizio Morelli, «il datore di lavoro dovrà versare anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto dalla contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro».

E per i lavoratori che non si trovano nelle condizioni di accedere allo scivolo pensionistico? «È consentita una riduzione oraria che non può essere superiore al 30% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati dal contratto di espansione e può essere concordata, ove necessario, fino al 100% nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di espansione è stipulato», conclude Morelli.