Ve li ricordate gli house organ aziendali, quei “giornalini” – che spesso non avevano nulla da invidiare alle patinate riviste distribuite in edicola – che raccontavano ai dipendenti le cronache dell’azienda (ma non solo)? Stanno tornando alla ribalta, sotto forma di siti dedicati, blog, newsletter… perché in fondo lo scopo è sempre quello che oggi chiamiamo engagement.

Ovvero quel legame che la corsa allo smart working rischia di sfilacciare e che invece all’azienda conviene coltivare, se è vero che  come stabilisce un’indagine condotta recentemente da Gallup, le imprese che hanno piani di employee engagement efficaci possono contare su migliori livelli di produttività (+21%) e di profittabilità (+22%) rispetto alle altre. Con il diffondersi del lavoro da remoto la comunicazione interna ha iniziato ad essere percepita come investimento strategico, per creare engagement, per migliorare il benessere delle risorse, per attrarre e trattenere i migliori talenti nonché per rendere più semplice lo svolgimento delle attività quotidiane o lo scambio di informazioni.

«Il periodo che stiamo vivendo – spiega Alessandro Nebuloni, ceo dell’agenzia di comunicazione latoC – dovrebbe fornirci l’occasione per riflettere sul vero valore della comunicazione di un’azienda nei confronti delle proprie risorse: instaurare un dialogo che sia davvero bi-direzionale e quasi in real time è fondamentale. Occorre, però, il coinvolgimento di tutti: dal ceo al dipartimento legal, dal marketing alle risorse umane. Senza piani di comunicazione interna efficaci le aziende rischiano di non essere al passo con le grandi trasformazioni organizzative e tecnologiche e questo può avere impatti negativi anche sul business. Se ben studiata, però, la comunicazione interna può rappresentare un valido alleato per migliorare la collaborazione tra i team, la produttività e il clima all’interno di ogni organizzazione».

Comunicazione interna, però, non significa soltanto invio di newsletter periodiche: «Pensiamo, ad esempio, agli edu-game che possono essere validissimi alleati per ridisegnare i processi organizzativi e farli vivere alle risorse, oppure alle infinte applicazioni del metaverso che permettono di costruire vere e proprie città virtuali all’interno delle quali le persone possono vivere esperienze o incontrarsi, fino ad arrivare ai percorsi di coaching realizzati attraverso le arti-terapie», continua Nebuloni. «Tutte queste attività possono essere implementate da qualunque tipologia di azienda (di ogni settore o dimensione) che senta la necessità di essere vicina alle proprie risorse, soprattutto in un momento come quello attuale caratterizzato da grande incertezza sul futuro».

L’importanza della fiducia

««Il rapporto Edelman Trust Barometer già nel 2019 parlava di “Trust at Work” come uno degli elementi fondamentali della comunicazione», spiega a Economy Roberto Olivi, direttore relazioni istituzionali e comunicazione di Bmw Italia. «Parallelamente a questo, le aziende erano identificate come soggetti ai quali gli stakeholder guardavano come nuovo punto di riferimento, capace di prendere il posto delle istituzioni la cui reputazione, già tre anni fa, faceva segnare una flessione importante. Il rapporto del 2022, intitolato “The Cycle of Distrust”, non fa che rafforzare questo trend, con i governi che non vengono ritenuti capaci di risolvere i problemi sociali e interpretare i cambiamenti esistenziali ed una conseguente instabilità sociale crescente. Ecco allora che alle imprese viene affidato un ruolo fondamentale, il ceo viene visto spesso come driver del cambiamento e allo stesso tempo la scelta del posto di lavoro avviene per il 60% sulla base della condivisione dei valori che l’azienda esprime e in cui crede». La messa a terra di questi concetti? «Noi in Bmw Italia lavoriamo da moltissimo tempo sul tema della condivisione dei valori e della advocacy dei nostri collaboratori e colleghi. La comunicazione gioca in questo senso un ruolo determinante e, analogamente a quanto avviene per il “customer journey”, oggi anche l’employee journey deve essere omnicanale, deve cioè passare attraverso sia il fisico che il digitale, essere “phigital”, per consentire un’esperienza completa. Per questo motivo abbiamo una intranet interna che viene aggiornata quotidianamente, come fosse la redazione di una testata, sia con le notizie relative al gruppo a livello internazionale e nazionale che con importanti informazioni di servizio. Quest’ultima sezione è stata strategicamente fondamentale per la gestione dell’emergenza Covid-19, per tutelare la salute di tutti i collaboratori e allo stesso tempo garantire la funzionalità dell’azienda». Poi c’è il canale Linkedin di Bmw Italia una piattaforma social dove trovano spazio i lanci di prodotto, le iniziative di brand, le attività di corporate social responsibility, ma anche le comunicazioni della direzione Hr. «Le attività in presenza, che negli ultimi tempi sono state ridotte a causa della pandemia, hanno sempre rappresentato un fiore all’occhiello del nostro approccio», prosegue Olivi. «Sono opportunità per incontrare membri del board di Bmw Ag come avvenuto a maggio 2021 e a febbraio di quest’anno, oppure per ascoltare testimonianze di speaker esterni e confrontarsi sui temi della leadership, della trasformazione o dell’impegno per la società».

Il legame col territorio

Anche nel Gruppo Hera la comunicazione interna ha un ruolo attivo nella creazione e nella diffusione di una cultura aziendale e nel coinvolgimento dei lavoratori: il Gruppo nacque 20 anni fa dall’unione di società diverse e fin dall’inizio, e poi di pari passo con la sua crescita in termini anche di perimetro geografico, l’obiettivo è stato creare una cultura comune e comportamenti nei quali riconoscersi, a partire dai valori aziendali come sostenibilità, responsabilità, solidarietà, innovazione. Via via, agli strumenti più tradizionali, come l’house organ o il portale aziendale, se ne sono affiancati di nuovi e digitali. L’aspetto del coinvolgimento rimane al centro, fino ad arrivare a un vero e proprio marketing virale in cui sono gli stessi dipendenti a veicolare i loro progetti, attraverso i social aziendali, le community e gli strumenti di collaborazione come Teams. Non esiste più un unico target di riferimento ma diversi target, ognuno con propri interessi e propri canali di interazione, e la comunicazione interna deve parlare il linguaggio di ciascuno. Fondamentali rimangono i momenti aggregativi che veicolano il senso di appartenenza, alcuni più istituzionali come per il ciclo di incontri “Facciamo il punto”, in cui i vertici incontrano ogni anno tutti i 9.000 lavoratori del Gruppo, per parlare di risultati, obiettivi e strategie aziendali e per rispondere alle domande di colleghe e colleghi. Altri che uniscono l’aspetto informativo a quello più ludico, come le visite agli impianti per dipendenti e familiari. «La comunicazione è in costante evoluzione. Un esempio è stata la pandemia, che ha reso quanto mai importante, soprattutto per un’azienda come la nostra che si occupa di servizi essenziali, informare e aggiornare tempestivamente i colleghi sulle normative e sulle attività, comunicare la capacità dell’azienda di reagire e garantire la continuità dei servizi, creare coesione e orgoglio. Ciò è stato possibile anche grazie ad attività e a strumenti non convenzionali come la raccolta di storie, video-interviste, fotonotizie prodotte dai colleghi. Il ruolo strategico assunto dalla comunicazione interna in questo frangente e gli strumenti utilizzati rappresentano un nuovo stile che proseguirà oltre l’emergenza sanitaria», ci spiega Giuseppe Gagliano, Direttore Centrale Relazioni Esterne del Gruppo Hera.

Il valore delle persone

Creare una community, coinvolgere  le persone in progetti stimolanti, il cui successo è legato a doppio filo alla loro partecipazione: è la strategia di comunicazione interna di Banca Ifis, quella di mettere al centro le persone, le IfisPeople, appunto. «In Banca Ifis abbiamo messo le persone al centro, coinvolgendole in progetti dedicati a rafforzare il senso di appartenenza verso l’azienda, favorire il wellbeing e rispondere al bisogno di informazione», commenta Rosalba Benedetto, direttore comunicazione, marketing e eelazioni esterne di Banca Ifis. «Grazie alla nuova intranet “Ifis4you”, che si inserisce in un progetto più ampio di rinnovamento dell’immagine e dei canali digitali della Banca realizzato con il rebranding, facilitiamo la condivisione di contenuti, la partecipazione, la collaborazione tra i colleghi dei diversi settori di business e delle diverse sedi geografiche». Così la intranet Ifis4you diventa un vero e proprio sito internet di notizie, avvenimenti ed eventi che interessano la banca, chatbot, rubriche, gallery e contenitore video (che funziona con i like come i social), con personalizzazione della propria interfaccia e rubriche dedicate ai compleanni, tematiche Esg… Poi c’è la piattaforma interna di streaming dove la Banca realizza grandi eventi digitali e momenti di condivisione live, con format come Ifis Talks con personalità di spicco del mondo accademico, dello sport e della formazione fanno degli interventi divulgativi e formativi, o Ifis Cappuccino in cui i manager parlano dei progetti della Banca, o ancora l’Ifis Talent, la gara dei talenti della Banca in occasione del Natale. Le ciliegine sulla torta? I contest di interazione e gamification sulla intranet, i cadeau a domicilio in occasione di festività e compleanni, le due newsletter di informazione quotidiana Good Morning Ifis (alle 8) e Good Evening Ifis​​ (alle 18), i focus sull’informazione sostenibile e gli approfondimenti culturali nel weekend.

L’engagement non è un lusso

Quando poi le dimensioni dell’azienda diventano mastodontiche, mantenere la coesione della forza lavoro e l’attaccamento delle persone diventa più complicato: il rischio è sempre quello di disperdere il senso di appartenenza insieme con la diluizione dei ruoli. «La crescita costante di Lvmh ha rafforzato la necessità di informare e di rafforzare la conoscenza del Gruppo e il senso di appartenenza», conferma a Economy Hélène Freyss, group communication director di Lvmh (al secolo Moët Hennessy Louis Vuitton Se), la conglomerata francese leader mondiali del luxury, con marchi che spaziano da Luis Vuitton a Christian Dior, da Tag Heuer a Tiffany & Co., da Moët & Chandon a Veuve Clicquot. Così, è nata Voices: «Voices è la piattaforma del Gruppo per la condivisione delle informazioni per tutti i dipendenti, specialmente all’interno di alcune aree di competenza o di interesse». Il “media” del gruppo si basa su LumApps, piattaforma di comunicazione e di lavoro scelta anche da aziende come La Marzocco, Atlantic, Oberalp Group, che integra la suite di Office 360. La fase di test avviata nel giugno 2021 ha connesso 90 dipendenti di Lvmh, ma l’obiettivo per il 2022 è di raggiungerne 150 mila. Per ingaggiarli, il gruppo sta sviluppando contenuti esclusivi per il target interno: la newsletter WeAreVoices, la web serie DoItYourself & Behind Lvmh, una sezione dedicata agli highlight dei dipendenti, VoicesOf, e un palco virtuale che dà l’opportunità ai lavoratori di Lvmh di parlare di se stessi, A Week With. «Voices include le principali notizie relative a Lvmh e alle nostre maison, oltre a contenuti specifici dedicati per esempio ai percorsi e alle opportunità di carriera all’interno del gruppo oltre a tutte le comunicazioni ufficiali. Inoltre, Voices è un canale aggiuntivo dove le maison possono pubblicare le loro ultime notizie. Ha un’interfaccia Sso (single sign-on) che è intuitiva e facilmente accessibile da ogni dispositivo di lavoro, sia che i dipendenti siano in ufficio o che lavorino da remoto», conclude  Hélène Freyss.