Fringe benefit

Da qualche anno a questa parte è notevolmente aumentata l’attenzione mostrata da sempre più datori di lavoro al benessere mentale e fisico dei propri dipendenti nel luogo di lavoro. Sono cresciuti dunque gli interventi nel welfare, ovvero in tutte quelle misure volte a migliorare il clima aziendale e, dunque, le performance dei lavoratori. Si tratta, nel più di casi, di bonus e servizi che vengono concessi dalle aziende ai propri dipendenti e alle loro famiglie. Vediamo dunque cos’è più nello specifico il welfare aziendale, come funziona e cosa serve per adottare un piano welfare.

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Welfare aziendale, cos’è

Per comprendere a pieno cos’è il welfare aziendale è necessario comprendere fin da subito che non esiste una definizione univoca in quanto può essere inteso in maniera differente a seconda della realtà. In linea di massima esso comprende l’insieme di erogazioni di beni e della prestazione di servizi che un’azienda riconosce ai propri lavoratori dipendenti e familiari, per migliorare la loro vita.

Tra i principali vantaggi del welfare aziendale c’è senza dubbio il benessere psicofisico dei lavoratori che, sentendosi apprezzati e valorizzati dall’azienda, saranno più motivati a svolgere il proprio lavoro e si fidelizzeranno con la realtà per la quale prestano servizio. Inoltre, chi si trova in un ambiente di lavoro sano e confortevole difficilmente sentirà la necessità di cambiare, con tutto ciò che ne consegue per l’azienda in termini di risparmio per l’inserimento di nuove risorse. Oltre agli aspetti immateriali, le realtà economiche ottengono anche degli sgravi fiscali dal welfare aziendale anche se la risposta ad interpello n. 273/2022 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i servizi di welfare aziendale non sono detraibili per l’azienda ai fini Iva.

Welfare aziendale, come funziona

Un’azienda che intende realizzare un piano welfare deve anzitutto prevedere la realizzazione di un prospetto nel quale andrà ad analizzare i costi e gli investimenti che sarà in grado di sostenere in tal senso. Oltre alle finanze, andranno anche valutati i bisogni dei lavoratori che andranno dunque ascoltati al fine di fornire loro dei benefici concreti ed utili. Come in tutte le ricerche andranno studiati i profili dei propri dipendenti e valutati aspetti quali l’età, gli interessi, il genere e le situazioni familiari. Questa deve essere la base di partenza di un piano welfare, senza la quale si rischia di mettere a disposizione dei lavoratori bonus e servizi che poi non verranno mai utilizzati. Individuate le esigenze, andranno creati i benefit che confluiranno tutti nel catalogo d’offerta che, a sua volta, potrà prevedere bonus e servizi per tutti i dipendenti o solo per alcune categorie degli stessi.

Tra gli esempi di welfare aziendale più comuni troviamo i rimborsi sulle spese sanitarie oppure delle convenzioni in strutture private; i buoni per il pagamento di mense, tasse universitarie, libri di testo, campus estivi e gite scolastiche; abbonamenti per palestre, cura della persona, viaggi e cultura; assistenza professionale per la cura di un familiare anziano o non autosufficiente; buoni baby sitter e spese per asilo nido; buoni per shopping o spesa alimentare e anche buoni carburante.