Un portafoglio ordini al 31 dicembre da record, con livelli superiori a quelli raggiunti prima della pandemia. È il risultato più importante del Gruppo Vitec, azienda inglese che ha nel suo portafoglio un marchio storico per il mondo della fotografia come Manfrotto. Un fatturato di 394,3 milioni di sterline è stato un record, con un utile operativo rettificato di 46,2 milioni di sterline e il 36% in anticipo rispetto al 2020, a valuta costante, escluse le Olimpiadi. I ricavi e gli utili sono stati trattenuti in una certa misura a causa di alcuni vincoli nell’evasione degli ordini dovuti alla carenza di componenti e ai vincoli di capacità.
Il margine di profitto operativo rettificato dell’11,7% era solo leggermente inferiore ai livelli pre-pandemia e 8,3% in anticipo rispetto al 2020. Il margine nel secondo semestre era dell’11,4%, riflettendo l’investimento nella crescita strategica e l’interruzione in catene di approvvigionamento. L’utile prima delle tasse rettificato includeva un effetto valutario negativo di 2,8 milioni di sterline dopo la copertura rispetto al 2020, principalmente a causa della conversione dei cambi.
I dati di Vitec Imaging Solutions sono stati ancora più lusinghieri, con 233 mln di Euro di fatturato (+24%), EBIT al 14%, per un peso complessivo sul fatturato del gruppo di circa il 50%.
Abbiamo intervistato Marco Pezzana, CEO di Vitec Imaging Solutions, a margine del Forum Ambrosetti “Lo scenario dell’economia e della finanza 2022”.
Pezzana, come la situazione geopolitica sta impattando sul vostro business?
Nel nostro business la situazione geopolitica attuale non ha un impatto significativo: operiamo principalmente in un mercato, quello al servizio della creazione di contenuti multimediali, che è in forte crescita grazie all’incremento della richiesta di contenuti visivi dalle piattaforme Internet e dai Social Media e del numero di utenti che sottoscrivono e utilizzano Pay & streaming TV. Anche rispetto alla supply chain, non stiamo subendo quanto altre aziende problemi di approvvigionamento perché siamo molto integrati verticalmente e possiamo avvalerci di un distretto di fornitori diversificati e prossimi nel territorio. L’impatto maggiore che stiamo avendo è di natura logistica e riguarda l’instabilità della disponibilità dei trasporti.
Voi siete una multinazionale con un’anima “local”: è il futuro dell’economia ora che si tornano a erigere muri metaforici e non?
Essendo un’azienda che fa del capitale umano il suo principale fattore critico di successo ed operando su tutti i principali mercati del mondo, crediamo fermamente nell’empowerment del talento che lavora per noi in ciascuno di questi Paesi, in modo da localizzare la nostra offerta tramite competenze specifiche rilevanti. Ritengo che nonostante i processi di reshoring in atto e il contesto contingente, nel lungo periodo la dimensione degli scambi commerciali e del debito porteranno a ristabilire gli accordi commerciali che erano preesistenti alla crisi, per mantenere un percorso di crescita sostenibile per tutte le principali economie del mondo e dei Paesi emergenti. Probabilmente si tornerà comunque ad una forma di globalizzazione ma con degli equilibri leggermente diversi.
Come commentate i vostri risultati e che aspettative avete per il 2022?
Siamo orgogliosi di essere tornati a livelli di fatturato e di profittabilità pre-pandemia e di averlo fatto anticipando i cambiamenti che ci sarebbero stati nel mercato e le tecnologie che ci sarebbero state richieste. Lo abbiamo fatto crescendo più del mercato perché siamo riusciti ad acquisire quote nei segmenti più maturi e a penetrare segmenti nuovi come ad esempio quello della fonografia e dell’audio. Per il 2022 va considerato che il 70% del nostro business è esposto a mercati in forte crescita (almeno +10%) e quindi continuo ad essere positivo rispetto al livello di domanda a cui potremo accedere. Evidentemente, la capacità di soddisfare quella domanda in pieno dipenderà da quanto la situazione geopolitica corrente potrà essere più o meno dirompente nei confronti della supply chain, intesa ancora soprattutto come logistica. Considerando che operiamo in mercati di nicchia rispetto ai quali abbiamo delle competenze specifiche, i fenomeni inflattivi e l’approvvigionamento di materiali dovrebbero avere un impatto marginale e quindi tale da non pregiudicare un anno con risultati fortemente positivi e migliorativi rispetto al precedente.
Che tipo di rapporto avete con la Russia e i mercati dell’Est?
La maggior parte dei contenuti audio-visual vengono prodotti in altre economie, prevalentemente USA, UK, Giapoone e Cina, e quindi i mercati dell’est hanno un peso marginale rispetto al fatturato aziendale, che è inferiore all’1%. Dal punto di vista della perfomance non rappresentano quindi un’area di criticità. Come gruppo viviamo con apprensione la crisi umanitaria e per questo abbiamo fermato le attività commerciali con la Russia. Restiamo in stretto contatto con i nostri dipendenti in Ucraina, assistendoli finanziariamente ed aiutando le loro famiglie a lasciare il paese ove possibile. Abbiamo inoltre raccolto per l’Italia l’invito della Regione Veneto e di Confindustria di supportare la verifica della disponibilità di alloggi che i nostri dipendenti possono mettere a disposizione dei rifugiati e le opportunità di lavoro che la nostra azienda può offrire loro. Il gruppo anche ha donato 20.000 Sterline a Disasters Emergency Commitee www.dec.org.uk, una NGO che opera in Ucraina fornendo cibo, acqua e assistenza medica ai rifugiati. Per tutti i dipendenti, infine, è attivo un servizio online di consultazione e supporto accessibile 24h su 24.
















