Stipendi statali 2022 anticipi

Parlare di salario non sarà più un tabù. Nei prossimi mesi, lavoratrici e lavoratori italiani avranno nuovi strumenti per sapere quanto guadagnano i colleghi che svolgono mansioni equivalenti. La svolta arriva dall’Europa: entro il 6 giugno l’Italia dovrà recepire la direttiva Ue sulla trasparenza degli stipendi, che punta a ridurre le disuguaglianze retributive e a rendere più chiari i criteri con cui vengono fissati i salari. Bruxelles, il 18 dicembre scorso, ha respinto la richiesta dei Paesi Bassi di rinviare l’entrata in vigore delle nuove regole, confermando la scadenza.

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Trasparenza sugli stipendi, ora è realtà

La direttiva – si legge su Il Corriere della Sera – introduce un principio destinato a cambiare i rapporti all’interno delle imprese: chi lavora potrà chiedere qual è la retribuzione media di colleghi e colleghe che svolgono un lavoro uguale o di pari valore. Se emergeranno differenze significative, non sarà il dipendente a dover dimostrare di essere discriminato, ma l’azienda a spiegare perché quella retribuzione è più bassa rispetto alla media.

In caso di contestazioni, è previsto un primo tentativo di conciliazione interna che coinvolgerà sindacati e organismi di parità. Solo se questo percorso non dovesse andare a buon fine si potrà arrivare davanti a un giudice.

Stipendio, parti sociali a confronto

Il ministero del Lavoro è al lavoro su un decreto legislativo per recepire la direttiva, con il supporto tecnico dell’Inapp. Dopo un primo incontro con i sindacati, è stato avviato il confronto anche con tutte le altre parti sociali. Secondo Vincenzo Di Marco, vicepresidente lombardo di Aidp, l’associazione dei direttori del personale, sarà importante ascoltare anche chi conosce da vicino le difficoltà operative delle aziende, per evitare norme difficili da applicare nella pratica.

Il nodo centrale: cosa significa “lavoro di pari valore”

Uno dei passaggi più delicati – riporta Il Corriere della Sera – riguarda l’individuazione delle mansioni comparabili. Stabilire quando due ruoli possono essere considerati di pari valore non è semplice, soprattutto in organizzazioni complesse. Secondo Maurizio Del Conte, professore di Diritto del lavoro alla Bocconi, la direttiva può però rappresentare un’occasione positiva: spinge le imprese a legare gli stipendi a criteri oggettivi, meritocratici e verificabili. Un impegno che richiede tempo e metodo, ma che può portare benefici in termini di fidelizzazione dei lavoratori e aumento della produttività.

Multinazionali più avanti, Pmi attendiste

Sul fronte dell’adeguamento, il mondo delle imprese si muove a velocità diverse. Le multinazionali stanno già lavorando per individuare gruppi di dipendenti con mansioni equivalenti, in linea con le indicazioni europee. Le piccole e medie imprese, invece, attendono di conoscere nel dettaglio le norme nazionali prima di intervenire, anche per timore di un aumento del contenzioso.

Richieste delle imprese e il ruolo della contrattazione

Al tavolo del ministero del Lavoro, Confindustria e le altre associazioni datoriali hanno avanzato due richieste principali: valorizzare quanto già previsto dai contratti collettivi su livelli e mansioni e rafforzare gli strumenti di conciliazione per limitare il ricorso ai tribunali. Posizioni che trovano una sostanziale convergenza anche da parte dei sindacati.

Parità di genere e nuovi obblighi di rendicontazione

Un capitolo centrale riguarda il divario salariale tra uomini e donne. Se la differenza supera il 5%, aziende, sindacati e organismi di parità dovranno intervenire per individuare soluzioni concrete. Questo comporterà una revisione degli attuali obblighi di rendicontazione per le imprese con più di 50 dipendenti. La direttiva europea – spiega ancora Il Corriere della Sera – introduce scadenze differenziate: rendicontazione annuale dal giugno 2027 per le aziende sopra i 250 dipendenti, triennale per quelle tra 150 e 200, mentre per le imprese più piccole il primo obbligo scatterà nel 2031. «C’è ancora molto da definire – sottolineano dalla Cgil – ma l’obiettivo deve essere un recepimento efficace, che produca cambiamenti reali e non solo formali».