Il tazebao della stima è uno strumento manageriale ideato per motivare un gruppo di lavoro, utile sia nei momenti di difficoltà sia per potenziare fasi già positive.
Il metodo è semplice: riunire l’intero gruppo — non oltre 25 persone — in un ambiente esterno al luogo di lavoro, possibilmente piacevole e rilassante, la cui qualità sia proporzionale alle difficoltà da affrontare. Ad esempio, un ottimo albergo fuori regione per un fine settimana, senza alcun costo per i partecipanti.
Durante l’incontro, si annuncia che da quel momento in poi tutti si daranno del tu, leader compreso, e che le gerarchie sono sospese. La prima sera è dedicata a una cena conviviale, senza argomenti di lavoro. Il giorno successivo si svolge una riunione informale e rilassata, dove si parlerà solo di noi stessi, non di obiettivi o risultati. La mattina, nella sala prescelta, vengono appesi alle pareti grandi fogli bianchi con accanto un pennarello. Ogni partecipante scriverà il proprio nome su un foglio — esclusi il leader e il conduttore. Il conduttore spiegherà che il compito è riflettere su ciascun collega individuandone una o due qualità positive, anche semplici o apparentemente modeste.
Successivamente, ognuno scriverà queste caratteristiche sui vari fogli, che così diventeranno i tazebao personali. L’attività avviene in modo libero, senza ordine né limite di tempo.
I fogli completati rimarranno appesi per essere letti da tutti. Alla fine, ogni partecipante ritirerà il proprio tazebao e lo consegnerà al conduttore, che leggerà pubblicamente ciascun foglio, invitando il gruppo ad aggiungere eventuali osservazioni — sempre e solo positive. Gli effetti sono molteplici.
Ogni persona scopre quante qualità positive le vengono riconosciute: ciò accresce l’autostima e rafforza la percezione di lavorare in un ambiente che la valorizza.
Anche l’eventuale assenza di qualità che il soggetto riteneva di possedere diventa occasione di riflessione utile per migliorarsi.
A livello di gruppo, emerge la consapevolezza di operare in un contesto fatto di stima reciproca, nonostante le normali incomprensioni o frizioni presenti in ogni ambiente di lavoro.
Conclusa la lettura dei tazebao, si chiede a ciascun partecipante di esprimere — con semplicità e sincerità — gli effetti personali dell’esperienza, gli spunti emersi e le idee da attuare insieme, contribuendo così a ottimizzare il lavoro del gruppo.
Il leader ringrazia tutti, senza enfasi: ha aiutato le persone a ricevere i riconoscimenti meritati, le conosce meglio e sa di poter contare su una soddisfazione individuale condivisa.
Segue un light lunch, quindi il rientro a casa, ognuno con il proprio tazebao della stima. In seguito, i tazebao vengono fotocopiati, raccolti in un quaderno e distribuiti a tutti i partecipanti.Nei giorni successivi, il leader riunisce i sottogruppi di lavoro per settore e, insieme a loro, definisce un programma operativo basato sulle proposte emerse.
Lavorare su idee proprie, all’interno di un gruppo dove l’autostima individuale e collettiva è elevata, consente di capovolgere le difficoltà e moltiplicare i risultati positivi.
In un’azienda in crisi, scaricare le difficoltà sui collaboratori riduce il rendimento e alimenta timori che paralizzano. Superare le difficoltà è una responsabilità che il leader non può delegare. Il riconoscimento pubblico, al contrario, è una “droga positiva” da cui nessuno vorrebbe mai disintossicarsi.
















