La produttività è un gioco (non solo) da ragazzi

È il Sacro Graal di qualsiasi organizzazione: rendere il lavoro meno gravoso e, perché no, perfino divertente. Un modo, in realtà, c’è – come ha potuto scoprire e spiegare la toscana Laborplay – e si chiama gamification. «Da non confondere mai con il solo gaming – ci spiega Elena Gaiffi (nella foto), Partner e Sales Director dell’azienda – si tratta di due mondi completamente diversi». E dunque di che cosa stiamo parlando? Prima di tutto, le presentazioni: Laborplay è uno spinoff dell’Università degli Studi di Firenze e nasce con una mission ben precisa: portare il gioco in azienda per impiegarlo come strumento di lavoro sulle competenze trasversali, attraverso una modalità scientifica. Significa mettere un focus sulle famose life skills o competenze trasversali, un percorso utile sia per valutare la cultura aziendale, sia per la definizione di piani di carriera o formativi o per sviluppare una determinata risorsa in azienda. Laborplay è una realtà in crescita, come dimostra il raddoppio del numero di persone impiegate (da cinque a dieci) e l’aumento costante dei professionisti che vengono coinvolti per elaborare la formazione in modo ludico.

A chi si rivolge Laborplay? «La nostra offerta è trasversale – prosegue Gaiffi – e chiunque può lavorare con noi. Certo, i nostri partner d’elezione sono gli HR, soprattutto per quanto concerne la parte di training, di employer branding e di recruitment. Sono tante le imprese che ci hanno scelto, alcune sono anche di dimensioni considerevoli, ma gli approcci possono andare bene veramente per chiunque». Laborplay è nata cinque anni fa, e dopo il percorso da start-up ci sono stati alcuni momenti spartiacque. Uno di questi è stato quando, qualche anno fa, il concetto di gamification è diventato una moda, le aziende e i direttori risorse umane hanno cercato delle novità, dei modi diversi e più efficaci di coinvolgere i dipendenti. L’altro passaggio fondamentale, molto più recente, è stato quello tristemente noto del lockdown. A quel punto è diventata un’esigenza non più procrastinabile avere dei processi più efficaci, che tenessero alta l’attenzione anche durante le estenuanti sedute di web conference o di riunioni sulle varie piattaforme. La formazione e l’assessment di selezione dei nuovi collaboratori necessitano di un modo più “ludico” per rendere appieno.

Attraverso strumenti game based si possono allenare le life skills in modo innovativo e divertente 

«Vale la pena – ci spiega la co-fondatrice di Laborplay – di fare chiarezza tra i tanti termini che affollano il nostro mondo e che possano creare confusione ai più. Per esempio, spiegare la differenza tra gioco e meccaniche di gioco. Hanno lo stesso cappello, ma sono cose completamente diverse. Noi utilizziamo ed integriamo entrambi questi elementi, facciamo giocare le persone, diamo loro dei ruoli, chiediamo di prendere delle decisioni, li mettiamo di fronte alla necessità di gestire delle situazioni complesse. In poche parole li mettiamo davanti ad un gioco. Se invece parliamo di meccanica di gioco, in quel caso si deve lavorare su dei contenuti tecnici, dove integrare dei bonus, con delle classifiche piuttosto che delle challenge in modo da aumentare il livello di coinvolgimento delle persone. L’altro grande tema che si dipana dall’accesso (in questo periodo storico, coatto) alle nuove tecnologie è proprio il fatto che non tutti hanno l’alfabetizzazione necessaria per poterne cogliere appieno le potenzialità. Dunque, inutile utilizzare strumenti o processi complessi quando è necessario un approccio più essenziale, ovvero tecnologie di facile accesso che consentono a chiunque di sperimentare, provare, divertirsi. In Laborplay tutto questo lo chiamiamo “tecnologia calma”. Poi certo, una volta che abbiamo familiarizzato con i vari strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione possiamo “divertirci” nello sperimentare. Ed è quello che sta facendo l’azienda toscana, che sta provando a implementare moduli di realtà aumentata e virtuale. «Sì, ci stiamo lavorando – chiosa Gaiffi – anche se la nostra base è più analogica, di gruppo, di contatto fisico. Non possiamo farci niente, veniamo da quel mondo lì. E sarà bellissimo quando le cose torneranno a essere più o meno come erano prima. Ma la tecnologia ci sta dando anche delle opportunità straordinarie, in cui, per esempio, svolgere un’attività formativa all’interno della Cappella Sistina o sulla superficie di Marte senza che i partecipanti si debbano muovere da casa. Ci aspettiamo delle sperimentazioni interessanti nei prossimi mesi, con interazioni cooperanti all’interno dei giochi oltre anche alla presenza del movimento fisico, elemento che è venuto molto a mancare nei periodi di lockdown. E le nuove realtà permettono la creazione di una spazialità che nelle web conference non c’è. E continueremo ad andare in questa direzione anche nel post-Covid».

Proprio la pandemia costringe a ripensare in maniera forse definitiva anche le modalità d’interazione della formazione. Se prima i seminari si svolgevano in aule fisiche, gremite di persone, pronte a scambiarsi gesti e azioni a seconda delle richieste del formatore… ecco oggi questo scenario sembra tutto fuorché probabile, visto che anche a emergenza finita sarà difficile immaginare un ritorno immediato del contatto nelle stesse modalità precedenti alla pandemia. Ed ecco quindi che rispunta la modalità “phygital”, un po’ digitale e un po’ fisica, in cui si cerca di fondere i capisaldi dell’uno e dell’altro strumento d’interazione. «Credo o forse spero – aggiunge Elena Gaiffi – che nel momento in cui si potrà tornare a non aver paura dello “stare insieme” ci sarà comunque una qualche differenza rispetto al passato. A mio avviso si creeranno due filoni di formazione non in competizione tra di loro, che si possono completare a vicenda. Uno, più legato alla presenza fisica e alla socialità. Avrà come finalità ultima quello di intessere relazioni “vere” e fisiche con le persone. Penso, ad esempio, alle convention, agli eventi aziendali e a meeting orientati maggiormente al teambuilding. Insieme a questo livello, ce ne sarà un secondo che scoprirà come la distanza può essere addirittura più funzionale per specifici obiettivi. Fare formazione a 60 o più persone da remoto garantisce un risparmio notevole sotto alcuni punti di vista, come ad esempio logistico o economico. Le aziende lo hanno capito perfettamente e, a parità di efficacia, iniziano a puntarci».

In effetti, una sessione di formazione virtuale, è un altro modo di fare training, ma può essere ugualmente efficace, per non dire, in certi casi, addirittura più efficace di quella dal vivo. Perché ci sono meno perdite di tempo, perché si minimizza il fattore disturbo di persone che magari non hanno grande interesse a seguire lo svolgimento dei lavori.

La formazione a distanza sarà probabilmente una delle eredità più positive del Coronavirus, perché permette alle aziende di risparmiare raggruppando anche persone che fisicamente non si trovano nello stesso luogo. Ai partecipanti di sentirsi più incentivati, ai formatori di fare più corsi e quindi di poter accrescere le proprie opportunità di crescita. «È stato piuttosto naturale – conclude la co-fondatrice di Laborplay – adattarci alla realtà virtuale. Ci ha permesso un impiego migliore dei nostri orari, non dobbiamo più conteggiare spese di trasferta, lunghi trasferimenti, notti fuori lontano dalle famiglie. Abbiamo abbattutto molti costi indiretti e migliorato la nostra qualità di vita. E poi, la cosa principale, è che con queste nuova modalità formative riportiamo il partecipante al centro dei nostri momenti. Non è il gioco a essere protagonista, ma chi deve essere formato. Alcuni competitors pare usino il gioco come fine ultimo, mentre a noi interessa di più il dopo, la decrittazione dei comportamenti, l’analisi delle reazioni, l’interesse verso l’esperienza e ciò che è stato determinato dal gioco stesso. Come si riverberano le azioni nella vita lavorativa? È quello il “difficile”, ma allo stesso tempo la parte più densa di informazioni ed apprendimenti. Ed è quello che cerchiamo di fare noi di Laborplay. Perché il gioco ha un potere straordinario: risponde immediatamente. Se una mossa è giusta o sbagliata lo si scopre subito. Se la carta è quella vincente, se il colpo è andato a segno. Ecco perché è così utile per il mondo del lavoro».

www.laborplay.com