di Giuseppe Straniero

Con l’avvicinarsi della Legge di Bilancio, come ogni anno da ormai molti anni, il tema della previdenza riconquista le prime pagine dei giornali. È ormai quasi un lustro che di parla di una riforma del sistema previdenziale italiano, quello pubblico gestito dall’Inps e quello privato, fatto dai fondi pensione del così detto “secondo pilastro”. Secondo pilastro perché, accanto al primo, quello di Stato, è chiamato a sorreggere le entrate dei pensionati dopo l’addio al lavoro. E sappiamo che, soprattutto per i giovani, questo sarà un tassello sempre più importante, perché con il sistema contributivo puro il primo assegno che arriverà dall’Inps sarà decisamente distante dall’ultimo stipendio. 

Eppure, nonostante questo, il mondo della previdenza complementare è ancora poco conosciuto dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana. Secondo un recente studio del Mefop (la società del ministero dell’Economia per lo sviluppo dei fondi pensione), più della metà degli italiani dichiara di saperne poco o nulla.

A ciò si aggiungono, ed è accaduto anche di recente, notizie che possono spaventare gli aderenti ai fondi pensione o quanti si trovino a valutare questa opzione: “Il Tfr conviene più di un fondo pensione”; “Le linee garantite della previdenza complementare costose e rendono poco», e così via. Ma sarà proprio tutto e sempre vero? Al di là dei titoli, che spesso devono attirare l’attenzione e quindi tendono a enfatizzare, che ai lettori nascano dei dubbi è del tutto legittimo e comprensibile.

Per questo, come neo-Presidente di Previndai, il fondo pensione di categoria dei dirigenti industriali, ho pensato di avviare questa rubrica, che oggi vi presento. L’idea è cercare di fare un po’ di chiarezza, magari partendo proprio dall’attualità, o magari chiarendo concetti che per gli esperti del settore sono lapalissiani ma che suonano come sanscrito antico per la stragrande maggioranza dei cittadini: massimale contributivo Inps, contributi non dedotti, fiscalità della previdenza complementare, comparti di investimento, Rita e così via.

Con questo appuntamento mensile su Economy il mio sforzo sarà quello di provare a rispondere alle domande dei lettori, dei manager, degli iscritti a Previndai ma non solo. Il mio obiettivo è quello di diffondere il più possibile e con le parole più semplici a disposizione del mio vocabolario il “verbo” della previdenza complementare.

Il mio invito è quindi a non essere timidi: tirate fuori i vostri dubbi, per voi stessi, parenti, figli o amici e permetteteci di darvi una chiave di lettura per comprendere e gestire al meglio il risparmio previdenziale. Il bello della previdenza complementare è che vive di tempi lunghi, non è mai troppo tardi per imparare.

Inoltre, in Previndai crediamo molto nell’educazione finanziaria e previdenziale e personalmente sono convinto che sia utile parlare di questi temi in tutte le sedi possibili. Se insieme riusciremo ad alimentare il dibattito, contribuendo a migliorare la consapevolezza delle tante opportunità che la previdenza complementare offre a chi già vi aderisce e delle tante buone ragioni per iscriversi, allora credo che avremo reso un buon servizio non solo ai lettori di Economy, agli iscritti a Previndai e a tutti i curiosi ma anche, nel nostro piccolo, allo sviluppo di una cittadinanza più attiva e consapevole del futuro. Elementi indispensabili per provare a spingere il nostro Paese verso il domani che merita. Vi aspetto, scriveteci!