Sostenibilità del Sistema Salute, sanità digitale, prossimità di cura: per scoprire come dati e tecnologia possano agevolare un’evoluzione del Sistema mirata a migliorare esiti, percorsi e allocazione delle risorse, in occasione dell’evento di Economy “Salute Italia!” Roche Italia ha presentato il ciclo di digital talk “Roche Now – connessi per la salute del futuro” incentrato sul ruolo determinante della digitalizzazione sanitaria.
«La ricerca di soluzioni terapeutiche e servizi innovativi in grado di rispondere ai bisogni dei pazienti e di chi gli sta vicino, è nel Dna della nostra Azienda, tanto che investiamo ogni anno una grossa quota del nostro fatturato», ha spiegato Licia Confalonieri, Real World Evidence manager Roche Italia. «L’intelligenza artificiale e i servizi tecnologi rappresentano una risorsa eccezionale per la sostenibilità del nostro Sistema, infatti per implementare un modello di medicina territoriale che risponda concretamente ai bisogno di salute del nostro Paese dobbiamo lavorare facendo sinergie tra pubblico e privato in grado di creare valore. Ormai è chiaro a tutti che un sistema sanitario sostenibile e una medicina sempre più orientata verso la personalizzazione del percorso di cura richiedono un cambio di paradigma, un nuovo approccio organizzativo dei sistemi di salute pubblica, al cui interno un ruolo fondamentale spetta alla tecnologia digitale. È proprio per questo che abbiamo realizzato il progetto Roche Now, connessi per la salute del futuro».
«Per ottenere il massimo dei benefici che la tecnologia può apportare nel settore sanitario – sottolinea il conduttore Ennio Tasciotti, scienziato e imprenditore in nanotecnologia e tecnologie biomediche; professore di medicina rigenerativa e direttore dello Human Longevity Program Irccs San Raffaele Roma – è fondamentale disegnare una strategia digitale chiara e integrata. Oggi, noi attori del Sistema Salute abbiamo l’occasione di ridisegnare la medicina del futuro creando un modello nuovo in grado di apportare miglioramenti sostanziali in termini di gestione dei pazienti, incremento della qualità̀ della vita e diminuzione della spesa. Il tutto grazie all’innovazione tecnologica».
Il Presidente della Società Scientifica Cipomo Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri, e direttore Asl Piacenza, Luigi Cavanna, ha affermato che «La medicina territoriale permette di lavorare in una fase pre-ospedaliera intercettando i bisogni dei pazienti precocemente, in questo modo si ottengono due grandi risultati: il primo, per il paziente stesso, che viene curato meglio se trattato a casa o presso strutture vicino al suo domicilio, il secondo, per il sistema sanitario, che non viene sovraccaricato. La prossimità delle cure produce un risparmio di tempo e risorse economiche, mentre la distanza dal centro di cura influenza in modo statisticamente significativo alcuni elementi fondamentali, causando una diagnosi tardiva, una terapia non appropriata, un esito meno preciso e una peggiore qualità di vita».
«La possibilità di conoscere in modo oggettivo la vita clinica del paziente, tramite dati, elementi diagnostici, terapie farmacologiche o ospedaliere, che non viene più raccontata a un medico ma che il medico stesso può consultare direttamente, è il grande valore aggiunto della tecnologia applicata al Sistema Salute, unita all’elaborazione di un percorso diagnostico più mirato, anche attraverso lo studio di casi analoghi», ha sottolineato Giorgio Casati, Direttore Generale Asl Roma 2. Se un vantaggio della telemedicina è l’annullamento delle distanze fra strutture sanitarie e pazienti, l’ostacolo è invece la diffidenza: «Le persone – ha proseguito Casati – di fronte all’innovazione temono che i dati possano essere usati con finalità diverse da quelle dichiarate, oppure di non essere seguiti in modo efficace. L’obiettivo è non perdere di vista la persona e trasformare i piani di cura per le diverse patologie in un percorso individuale. Come? Attraverso lo svecchiamento degli attuali modelli organizzativi, nati da logiche di natura disciplinare, a favore di approcci più specialistici sul territorio basati su setting assistenziali differenziati».

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