Private debt, il 2017 si conferma un anno positivo

Continua a crescere il private debt in Italia. AIFI ha presentato, in collaborazione con Deloitte, la seconda edizione dell’analisi degli operatori del mercato del debito e i risultati sono comunque positivi. Per quanto riguarda gli operatori, ne sono stati monitorati 24 – di cui 17 soci AIFI – composti in 16 casi da soggetti domestici e in 8 casi da operatori internazionali. L’analisi, oltre a offrire dati puntuali sull’anno che si è appena chiuso, prende in considerazione gli ultimi cinque anni. In questo periodo sono stati raccolti 1,7 miliardi di euro, di cui quasi un terzo nel 2016. Nel 2017, sono stati sei gli operatori che hanno chiuso la raccolta per un ammontare pari a 292 milioni di euro. Il 95% proviene da investitori istituzionali domestici, mentre il 5% dall’estero. Per quanto riguarda invece la fonte di provenienza del capitale, il 27% è riconducibile alle banche, il 24% a fondi di fondi istituzionali e il 22% alle assicurazioni. Per quanto riguarda i capitali investiti, si tratta di 641 milioni di euro nel 2017, in aumento del 35% rispetto all’anno precedente, con 102 sottoscrizioni (+26% rispetto al 2016) distribuite su 82 target (+55%). Il 65% delle operazioni ha utilizzato l’obbligazione come strumento privilegiato, il 32% il finanziamento e il 3% una formula ibrida. Inoltre, per quanto riguarda la distribuzione delle obbligazioni per struttura della cedola, il 20% è stato di tipo “bullet” (ovvero con una modalità di rimborso in un’unica soluzione), mentre l’80% è stato “amortizing”, cioè distribuito lungo tutto il periodo del finanziamento. 

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«Lo strumento del private debt – ha commentato il presidente di AIFI Innocenzo Cipolletta – si è dimostrato estremamente utile per supportare lo sviluppo delle tante aziende italiane che hanno la necessità di capitali per la crescita. Questo vale non solo per le piccole imprese ma anche per quelle di grandi dimensioni che rappresentano il 45% del target». 

Analizzando le società target, più di un quarto di esse fanno parte di settori quali beni e servizi industriali, mentre 13 di esse afferiscono al comparto manifatturiero e alimentare. Seguono ICT (comunicazioni computer ed elettronica) con 9 presenze. Questi tre comparti da soli sono più numerosi degli altri 12 che compongono il campione. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, il nord rimane la zona più attiva con il 73% delle aziende target. Al primo posto figura sempre la Lombardia che, da sola, vale oltre un quarto delle società totali. Bene il Trentino Alto Adige con 13, seguito da Veneto e Toscana. Calabria, Abruzzo, Molise e Sardegna non hanno avuto neanche una società target, mentre soltanto una figura nel Lazio.

Il fatturato medio delle aziende target è di 94,2 milioni di euro e il 55% di esse ha un fatturato massimo di 50 milioni di euro, mentre l’11% del campione ha ricavi per oltre 250 milioni. Dal punto di vista dei dipendenti, il 66% delle aziende target ha fino a 249 dipendenti, mentre il 13% ne ha più di 1.000. 

«La buona notizia – ha chiosato Andrea Giovanelli, head of debt advisory services di Deloitte – è che i dati sul mercato italiano non solo confermano la crescita generale sul mercato domestico, ma anche il progressivo recupero del gap rispetto agli altri principali mercati europei». Il 2017 è stato un anno di forte consolidamento del settore anche in Europa, con i volumi che hanno continuato a crescere a ritmi sostenuti».