Start-up, solo 4 su 100 ce la fanno Ma poi volano

Chiamiamola “selezione digitale”: ogni 100 startup valutate, solo 22 raggiungono la fase di warmup, in cui gli investitori ancora non entrano nella compagine sociale, ma, per così dire “scaldano i motori”. Di queste, appena otto passano al cosiddetto “testing” in cui vengono definiti i key performance indicators sugli obiettivi di business e di marketing, ma sono solamente sei ad approdare al “Seed”, la raccolta dei primi finanziamenti. Alla fine, però, approdano all’incubazione appena in quattro. Su 100. Le statistiche di Digital Magics, l’incubatore di progetti digitali – “startup buider”, amava definirla il fondatore, Enrico Gasperini, scomparso nel 2015 – quotato sul mercato AIM Italia, fotografano una realtà italiana in fermento e un mercato, quello digitale, che in Italia vale 66miliardi di euro, rappresentato da 8.475 startup innovative che impiegano circa 40mila addetti. Una galassia in cui gli investimenti privati (venture capital e business angel) superano i 260 milioni di euro, «ma siamo ancora sette volte sotto la media europea», sottolinea Alberto Fioravanti, cofondatore (nonché azionista) dell’incubatore di startup: «L’Italia deve trasformarsi e noi vogliamo essere un ponte dell’internet innovation. Le prospettive di crescita porterebbero a un aumento di 4 punti del Pil». Digital Magics sta facendo la sua parte: fin’ora ha raccolto 50,2 milioni di euro per le startup incubate, di cui 23 milioni investiti direttamente e 27,7 milioni da investitori terzi, e oggi conta 61 partecipazioni attive. Il mercato apprezza: il titolo nel corso del 2017, insieme ai warrant emessi a gennaio, ha realizzato una performance con un total return del 230,3%.

Su 100 startup valutate solo 4 approdano all’incubazione. Gli investimenti in startup sono 7 volte meno la media europea

«Per colmare il digital divide – continua Fioravanti – occorrono investimenti locali, oltre che globali. Oggi le aziende non trovano le professionalità che cercano nell’ambito delle nuove tecnologie: perché allora non approfittare del know how che possono offrire le startup?». 

Per il 2018, Digital Magics punta in particolare al settore Artificial Intelligence e Impresa 4.0, destinando almeno 3,5 milioni di euro (sono stati 2,6 nel 2017) alle 10-15 startup che incuberà nel periodo (sono state 18 nel 2017, incluse quelle acquisite indirettamente con la partecipazione in Withfounders). Il dealflow previsto è di 1.500 nuove startup, con un incremento del 9% rispetto allo scorso anno. «Nel 2017 abbiamo ricevuto 1.378 richieste di valutazione da parte di startupper», specifica Marco Gay, amministratore delegato (e azionista, col 4%) della società: «Il nostro team ha l’ambizione di anticipare le tendenze, vogliamo essere l’hub dell’innovazione italiana». E non solo attraverso le startup: Digital Magics ha intrapreso un percorso di partnership istituzionali e strategiche e lancerà una decina di nuovi programmi nel 2018, supportando nuove aperture dei campus di coworking Talent Garden e nuove partnership internazionali con aziende, ma anche istituzioni: alle università Federico II di Napoli, Politecnico di Bari e La Sapienza di Roma si affincheranno Scuola digitale e la Coalizione nazionale. Non solo: alle sei sedi già esistenti a Milano, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Padova si aggiungeranno filiali estere, insieme a Talent Garden e con il supporto di partnership internazionali. «Nel nostro business», aggiunge Gabriele Ronchini, presidente e amministratore delegato di Fiital Magics, «senza approccio industriale si fa poca strada. Non ci si può affidare alla fortuna, anche perché siamo in un mercato abbastanza piccolo. Solamente con le competenze si possono far crescere le nostre startup».