Nel nuovo scenario competitivo le imprese sono chiamate a intraprendere percorsi di profondo cambiamento per restare su un mercato in continua evoluzione. Per Andrea Cafà, presidente di Fonarcom, il fondo interprofessionale per la formazione continua scelto nel nostro Paese da oltre 170mila aziende e più di un milione di lavoratori, la soluzione è una formazione professionale in aggiornamento continuo. Lo ha spiegato durante un recente workshop sull’evoluzione del lavoro tra flessibilità e precariato organizzato a Roma da Wolters Kluwer.
«Quando parliamo di “cultura della formazione” – ha detto Cafà – bisogna anzitutto fare una distinzione tra grande impresa e pmi. La prima opera autonomamente e in maniera piuttosto efficiente, mentre le pmi e le micro-imprese hanno bisogno di maggiore supporto. La reale scommessa è traslare il primo modello sulle pmi. È il ruolo principale delle parti sociali: la bilateralità, infatti, deve fare da ponte nel dialogo tra imprese e lavoratori, tra mondo dell’istruzione e formazione e mondo del lavoro».
A domandarcelo è l’Unione europea, a partire dal ruolo centrale giocato dalla contrattazione collettiva e dalle parti sociali per far crescere le politiche attive per il lavoro. «Solo in questo modo sarà possibile rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro – ha aggiunto Cafà – Questo garantirebbe il necessario passo in avanti verso la realizzazione di un sistema di politiche attive finalizzato a sostenere e a migliorare l’occupabilità e l’inclusione delle persone. Lo stesso reddito di cittadinanza, che così com’è concepito potrebbe risultare un sussidio fine a se stesso, potrebbe tramutarsi in politica attiva prevedendo che chi ne ha diritto svolga in azienda un periodo formativo finalizzato al proprio reinserimento. In questo modo, le imprese socialmente responsabili contribuirebbero a erogare quota parte del reddito di cittadinanza ai soggetti che accettino un’esperienza formativa, andando così a raddoppiare il budget a disposizione del governo. Accanto ai centri per l’Impiego, un rinnovato ruolo dovrebbe essere assegnato alle agenzie per il lavoro e ai fondi interprofessionali».
Per il presidente Andrea Cafà «quando si parla di formazione la scommessa è traslare il Modello dalla grande impresa sulle pmi»
Cosa propone in concreto Fonarcom per la diffusione della cultura della formazione? «Pensiamo di ripartire dalle esperienze positive già collaudate nei nostri Ccnl. Mi riferisco, in particolare, all’esperienza delle nostre parti sociali, Cifa e Confsal, che con il loro Ccnl intersettoriale hanno portato la formazione in azienda attraverso strumenti come lo “scatto di competenza”, il “regime del reimpiego”, il “primo ingresso” e i congedi formativi. Per una reale efficacia di questi strumenti vanno garantiti adeguati percorsi di formazione, a supporto di un costante aggiornamento delle competenze e a garanzia di elevati standard di produttività e di competitività aziendali. Crediamo fortemente nell’apprendistato, specialmente nell’apprendistato di primo livello, come strumento efficace per allineare domanda e offerta di lavoro, scuola e impresa, in un’ottica di aggiornamento continuo di conoscenze e competenze».
«Come fondi abbiamo dato un contributo determinante alla diffusione della cultura della formazione, ma c’è ancora tanto da fare», ha concluso il presidente di Fonarcom.
















