Pil

L’inizio dell’anno secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia è sotto un segno positivo per l’Italia, con una lieve crescita del Pil. L’attività economica è aumentata di poco, grazie al traino del manifatturiero che beneficia della discesa dei costi energetici e dell’allenamento delle strozzature lungo le catene di approvvigionamento. Certo è presto per cantare vittoria, ma i segnali sono di sicuro positivi. Resta la spada di Damocle dell’inflazione ancora alta e la spesa delle famiglie rimane debole. “Nei primi mesi dell’anno, – spiega una nota di Bankitalia – la dinamica delle esportazioni italiane si è mantenuta positiva, il saldo di conto corrente è tornato in attivo e l’occupazione ha continuato a salire”.

Il calo dell’inflazione è trainato dalla componente energetica, mentre quella di fondo rimane elevata

Nella media del primo trimestre l’inflazione è diminuita (all’8,2 per cento in marzo), ma la componente di fondo è cresciuta, risentendo ancora della trasmissione ai prezzi finali dei maggiori costi connessi con gli shock energetici. La dinamica salariale si conferma moderata; i margini di profitto delle imprese sono lievemente aumentati.

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I mercati internazionali penalizzano le banche: crollo dei presti bancari

Il rialzo dei tassi ufficiali continua a trasferirsi al costo del credito. I prestiti bancari si sono contratti tra novembre e febbraio, in particolare quelli verso le imprese, per effetto della debolezza della domanda e di criteri di offerta più stringenti. Dalla metà di gennaio le condizioni dei mercati finanziari sono peggiorate anche in Italia. In marzo, le difficoltà di alcuni intermediari negli Stati Uniti e in Svizzera hanno determinato pressioni al ribasso sui corsi azionari, soprattutto nel comparto finanziario. Le banche dell’area dell’euro, comprese quelle italiane, si trovano in una condizione nettamente migliore di quella osservata in occasione di passati episodi di crisi, grazie all’alta patrimonializzazione, all’abbondante liquidità e a una redditività in forte recupero.

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