Nicola Tanzini, ceo e founder di intarget

Tre piattaforme di e-commerce sono aperte sul computer di un giovane cinese, che decide di cliccare e comprare un prodotto di Roma o di Parigi. Se siete voi a vendere significa che siete già  dentro il live e-commerce. Se non ci siete è il momento di entrare. Perché il  mercato orientale, il più grande al mondo, non si accontenta più dei cataloghi on line dell’e-commerce, vuole vivere un’esperienza, conoscere i brand e attraverso gli acquisti sentirsi a Milano in via Montenapoleone, o a Londra in Carnaby Street. Lo dice l’ultimo “In China: monitor” di intarget (si scrive proprio così, con l’iniziale minucola), partner per la consulenza strategica nel customer journey in Cina dal 2018, che racconta come si trasformerà il retail.

«Il consumatore cinese vuole la diretta, mentre i nostri siti e-commerce sono la trasposizione su digitale dei cataloghi cartacei: sono freddi, impersonali», spiega a Economy Giulio Finzi, retail leader di intarget. «La pandemia ha portato il retail cinese a un livello superiore permettendo ai consumatori una relazione viva con il brand».

La parola magica in questo caso è give life, l’ultima frontiera del commercio in cui si instaura una relazione viva tra brand e consumatori, che vogliono parlare e interagire, non più trattati come meri utenti. Il live commerce nasce in Cina e unisce l’acquisto istantaneo di un articolo e la partecipazione del pubblico tramite diverse modalità per un’immediata reazione. Permette di rivolgersi a  più persone, di fare domande e ricevere risposte rapide. «Il successo di questo fenomeno in Cina si concretizza», sottolinea Nicola Tanzini, founder  e ceo di intarget, «soprattutto per quei clienti che vogliono sentirsi a Milano o Roma e che non possono arrivare in Italia».

È un dato di fatto: già al Double Eleven 2021 di novembre, il festival dello shopping di Pechino, i nuovi consumatori confrontavano prezzi e servizi di varie piattaforme prima di diventare buyer, switchando da una app all’altra, alla ricerca dell’esperienza che più li avrebbe soddisfatti. Non si tratta di un fenomeno da poco e lo confermano i dati del report “FastData 2021 China Live Streaming E-commerce Industry Report”. Le transazioni di live e-commerce nella prima metà del 2021 hanno superato 1 trilione di yuan (più di 150 miliardi di dollari americani). E durante la seconda edizione dell’evento digitale “Focus digital marketing per l’e-commerce e il New Retail” di Netcomm, il consorzio del commercio digitale in Italia, è emerso come più dell’80% delle imprese abbia sostenuto che i canali di digital marketing privilegiati sono i social, i sistemi di e-mail marketing e il keyword adv nei motori di ricerca. Le tecniche più utilizzate in questo campo per il 55% delle aziende sono il retargeting sui social o altri canali, il performance marketing e il content marketing.

È un mondo nuovo, dove i big data sono il passato e hanno ceduto il passo agli smart data. «I retailer – continua Giulio Finzi –  devono imparare a leggere e utilizzare i dati derivanti dai propri negozi fisici così come quelli del business online». Il nuovo mercato non solo parla cinese, ma lo fa con un linguaggio giovanile, perché i veri padroni della piattaforme sono i ragazzi dell a Z Generation,  esigenti, attenti alla alla privacy, ai nuovi linguaggi e alla personalizzazione dei valori, che vedono al primo posto il rispetto  dell’ambiente, dei lavoratori e delle minoranze. Sono attenti ai consigli degli amici e cercano esperienze nei luoghi fisici, senza alcuna differenza da quelli virtuali. E il mix tra tecniche di vendita del mondo virtuale e reale è un ottimo punto di partenza.