parmigiano

In Nuova Zelanda si potrà usare ancora il termine Parmesan. E lo stesso varrà per altre denominazioni di prodotti del Made in Italy che dovrebbero essere protetti, ma che in realtà non lo sono. Basta che siano sul mercato neozelandese da almeno cinque anni. Riguardo ad altre “imitazioni” per il prossimo quinquennio potranno continuare a usare le attuali denominazione “a condizione di non confondere il consumatore sull’origine del prodotto”.

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Un accordo sfavorevole con la Neo Zelanda

Lo stabilisce la Commissione Europea con una decisione che ha provocato la reazione del sottosegretario  all’agricoltura Gianmarco Centinaio, che ha scritto una lettera al premier Mario Draghi, ai ministri delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e al Commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Paolo Gentiloni. Sotto accusa è l’accordo di libero scambio Ue-Nuova Zelanda, che include il capitolo sulle Indicazioni geografiche e che contiene oltre duemila denominazioni protette. In particolare, per quanto riguarda la clausola del phasing-out prevista per alcune IG quali Gorgonzola, Avola, Grappa e Prosecco.

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Centinaio chiede tutela per il Made in Italy

«La loro protezione – fa notare il sottosegretario – non impedisce l’uso continuativo di termini analoghi per un periodo massimo di 5 anni dall’entrata in vigore dell’accordo da parte di soggetti che abbiano usato tale termine in modo continuativo in data antecedente all’intesa».

Preoccupazione maggiore riguarda poi la denominazione Parmigiano Reggiano: «L’accordo prevede che i prodotti con marchio “Parmesan” che si trovano sul mercato neozelandese da più di 5 anni vi possano rimanere, a condizione di non confondere il consumatore sull’origine del prodotto». Per queste ragioni, secondo Centinaio, «sarebbe auspicabile che il nostro Governo non acconsenta al libero utilizzo di marchi imitativi ed evocativi delle indicazioni geografiche e che la posizione di contrarietà al compromesso sia condivisa e rappresentata nelle sedi competenti».