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La produzione industriale torna a crescere. Sono i dati Istat a chiarire come dal punto di vista produttivo l’Italia stia attraversando un buon periodo. La produzione industriale italiana aveva già superato nel 2021 i livelli di fine 2019. Nei primi quattro mesi del 2022 l’indice è cresciuto di un ulteriore 2,1% su base annua, nonostante una flessione importante a gennaio. Nello stesso periodo, al netto degli effetti di calendario, il fatturato è aumentato del 20,4% a prezzi correnti e del 5,5% in volume.

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Il Rapporto annuale dell’Istat lascia quindi ben sperare, anche in merito all’edilizia. Il settore delle costruzioni ha registrato una crescita continua fin dai primi mesi del 2021, che si è arrestata solo ad aprile 2022.

Le attività del terziario, ricorda ancora l’istituto di statistica, sono state le più colpite dalla crisi. Nel complesso, il livello del fatturato si è attestato su valori superiori a quelli di fine 2019, ma con notevoli differenze tra settori. A mostrare le maggiori difficoltà sono stati quelli più penalizzati dalle misure di contenimento dovute all’emergenza sanitaria, come l’alloggio e ristorazione e i servizi alle imprese.

Segnali positivi arrivano anche dal Pil

In Italia il Pil è cresciuto del 6,6% nel 2021 e a inizio 2022 è tornato sul livello del quarto trimestre 2019, nonostante la decelerazione dell’attività economica. La crescita acquisita per il 2022 è, al momento, del 2,6%.

Le recenti previsioni dell’istituto di statistica stimano che il Pil continuerà a crescere nel 2022 e nel 2023, anche se a un ritmo nettamente inferiore a quello del 2021, grazie soprattutto alla spinta degli investimenti.

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Dal mondo del lavoro segnali negativi 

Sul mercato del lavoro la pandemia ha avuto un impatto rilevante. Si sono infatti registrati 724mila occupati in meno rispetto all’anno precedente.

Nel 2020 la crisi ha colpito soprattutto le componenti meno tutelate del mercato del lavoro: il 55,5% della caduta occupazionale ha riguardato i lavoratori dipendenti a termine (-402mila rispetto al 2019), e gli indipendenti (-233mila) mentre tra gli occupati a tempo indeterminato il calo non ha superato le 90mila unità.

Nell’Ue27 gli occupati fra i 15 e i 64 anni sono scesi di oltre 3,5 milioni nel 2020 (-1,8% rispetto al 2019). Tra i paesi europei l’Italia ha subito la caduta dell’occupazione maggiore dopo la Grecia (-5,1%) e la Bulgaria (-3,6%), in linea con Spagna e Irlanda (-3,1%) mentre in Francia la diminuzione su base annua è stata dello 0,5%. Anche la ripresa osservata nel 2021 in media Ue27 (+1,5%) ha visto il nostro Paese relativamente più penalizzato rispetto alle altre grandi economie dell’area.