di Giovanni Talente
Il bilancio demografico mensile diffuso dall’Istat l’11 settembre 2026 assegna ai primi sei mesi dell’anno 166 mila nascite, lo 0,8 per cento in meno dello stesso periodo del 2025, e 330 mila decessi, in calo dello 0,2. Il saldo naturale si ferma a meno 164 mila unità, quello migratorio con l’estero a più 165 mila, con 223 mila iscrizioni dall’estero (+4,4 per cento) e 58 mila cancellazioni (-25,8). La popolazione residente al 30 giugno risulta di 58.943.673 persone, 845 in meno rispetto al primo gennaio. Nel 2025, secondo gli indicatori demografici pubblicati il 31 marzo 2026, le nascite erano state 355 mila, il 3,9 per cento in meno del 2024, con 1,14 figli per donna; il deficit naturale di 296 mila unità era stato compensato da un saldo migratorio di pari entità.
Il mercato interno, misurato in teste, non si sta quindi restringendo. Quello che cambia è la sua composizione per età e per struttura familiare, e è lì che le imprese incontrano il problema. Le previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro pubblicate dall’Istat il 31 agosto 2026, con base primo gennaio 2025, collocano la popolazione a 55 milioni nel 2050, quasi cinque milioni in meno di oggi, con gli ultrasessantacinquenni dal 24,7 al 34,5 per cento del totale e gli ultraottantenni dal 4,1 al 7. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, nelle Considerazioni finali del 29 maggio, ha detto che «la demografia rende questa sfida non rinviabile», riferendosi alla necessità di aumentare la produttività.
Nello stesso documento c’è un numero che ribalta la lettura per chi vende. Le famiglie italiane, che sono l’unità di acquisto della gran parte dei beni di consumo durevoli e dei servizi domestici, arriveranno a 27,6 milioni nel 2050, il 3,5 per cento in più rispetto al 2025, mentre la popolazione scende da 58,9 a 55 milioni. La dimensione media scende da 2,20 a 1,98 componenti. Le coppie con figli arretrano del 22,3 per cento, quelle senza figli crescono dell’8,8, le persone sole arrivano a 11,6 milioni e al 42 per cento del totale. Istat scrive che «nel 2050 oltre 4 famiglie su 10 saranno senza nuclei».
La differenza conta perché la spesa non cresce in proporzione ai componenti. L’indagine Istat sulle spese per consumi riferita al 2024, pubblicata il 7 ottobre 2025, misura 1.931,70 euro al mese per le famiglie di una persona, 2.855,92 per quelle di due, 3.325,15 per quelle di tre e 3.726,84 per quelle di quattro. Un nucleo di quattro componenti spende meno del doppio di una persona sola pur avendone quattro volte tanti. Frazionare la stessa popolazione in più abitazioni aumenta la spesa aggregata su tutto ciò che si compra una volta per casa, dagli elettrodomestici alle polizze, dalla connettività agli arredi, e la riduce su tutto ciò che si compra a testa.
Il largo consumo ha già registrato lo spostamento. L’analisi presentata da NIQ a Linkontro il 15 maggio 2026 attribuisce alle famiglie senza figli 29 delle 30 categorie in sviluppo del mercato italiano, lasciandone una sola a quelle con figli, che sono circa 7,9 milioni e per tre quarti si collocano sotto il reddito medio. Le famiglie unipersonali sono già il 37,1 per cento del totale. “Cambiano le composizioni dei nuclei familiari, si rafforza l’attenzione verso salute e benessere”, ha detto l’amministratore delegato di NIQ Italia Enzo Frasio presentando i dati su un mercato del largo consumo confezionato che nel 2025 valeva 117,1 miliardi di euro.
Il settore teoricamente più esposto alla denatalità sta crescendo. Al Press Day di Assogiocattoli del 17 settembre 2026 i dati Circana hanno assegnato al mercato italiano del giocattolo un primo semestre a più 4 per cento in valore e più 1,4 in volume. Le licenze pesano per il 34 per cento del giro d’affari e i collezionabili per il 17, con Pokémon in testa alla classifica delle proprietà e con One Piece, Harry Potter, Spider-Man e la Formula 1 nelle posizioni successive. Sono titoli il cui acquirente non coincide necessariamente con un bambino piccolo. Il comparto ha compensato la contrazione della base anagrafica allargando il perimetro di chi compra.
Nella puericultura lo stesso meccanismo si vede più nettamente. Secondo i dati NIQ presentati nella stessa giornata, la puericultura leggera continua a perdere volumi mentre quella pesante, che vale il 69 per cento del mercato, cresce in quantità trainata dai seggiolini auto, e il fatturato complessivo recupera grazie agli apparecchi elettronici. Meno bambini, più spesa per bambino: la stessa divaricazione fra valore e quantità che si osserva altrove.
Dove la contrazione è già contabilizzata è nella formazione, che compra clienti per coorte e non per famiglia. Gli immatricolati all’università nell’anno accademico 2025-2026 sono stati 327.468, il 3,3 per cento in meno dell’anno prima, oltre undicimila in valore assoluto, secondo i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca resi noti a marzo 2026, con ingegneria in controtendenza a più 8 per cento, medicina a meno 9 e le scienze pure a meno 18. Sul fronte scolastico la nota ministeriale sugli organici per il 2026-2027 ha previsto 1.407 posti in meno nel potenziamento, terzo anno consecutivo di riduzione.
La componente che tiene in piedi il totale ha una provenienza precisa. Al primo gennaio 2026 gli stranieri residenti erano 5 milioni 560 mila, il 9,4 per cento della popolazione, 188 mila in più in dodici mesi. È quel flusso a compensare il deficit fra nascite e decessi, e il suo andamento decide se il bacino complessivo resta stabile o comincia a ridursi davvero. All’assemblea di Confcommercio del 10 giugno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: «Noi abbiamo un’emergenza che si chiama giovani generazioni».
Sul presente dei consumi il quadro resta prudente. Il Rapporto Coop presentato il 14 settembre 2026 descrive un prodotto interno lordo in crescita dello 0,8 per cento quest’anno e dello 0,9 il prossimo, con la spesa per il cibo consumato in casa salita del 5,6 per cento rispetto al 2019 e la marca del distributore al 32 per cento a valore. “Un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale”\, lo ha definito il presidente di Coop Italia Domenico Brisigotti. I dati NIQ segnalano che gli over 55 che acquistano online sono cresciuti del 300 per cento fra il 2015 e il 2025 e che il 44 per cento degli italiani spende in prodotti per il benessere, venti punti in più rispetto al 2015.
Tre cautele reggono il quadro. Le previsioni Istat sono scenari costruiti su ipotesi di fecondità, sopravvivenza e migrazione, non rilevazioni, e lo stesso istituto avverte che il saldo migratorio con l’estero resterà positivo senza bastare a compensare il deficit fra nascite e decessi. I dati di spesa disponibili sono riferiti al 2024, perché l’indagine sul 2025 non è ancora stata diffusa. E la crescita del numero di famiglie non neutralizza il calo della popolazione: un aumento del 3,5 per cento dei nuclei a fronte di quasi cinque milioni di residenti in meno al 2050 significa che i mercati misurati per persona si contraggono comunque, e che a espandersi è solo la parte di spesa legata al numero di abitazioni.
















