Quando si richiede un mutuo in banca è necessario scegliere quale sia la modalità dello stesso migliore per le proprie esigenze. Si parla, in tal senso, di mutuo a tasso variabile o a tasso fisso, ma ci sono anche una serie di modalità che, partendo dalla due macro aree, presentano poi delle caratteristiche diverse. Un esempio classico è quello del mutuo con cap, ovvero con un tetto massimo alla rata. Vediamo più nello specifico di cosa si tratta.
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Mutuo con cap, cos’è
Il mutuo con cap è un mutuo a tasso variabile caratterizzato da un tetto massimo predefinito al tasso stesso. La sua principale funzione è quella di andare a bloccare la rata nel caso in cui i tassi di interesse subiscano degli eccessivi aumenti inalzando così, di molto, quanto dovuto all’istituto di credito. È dunque una modalità agevolata di mutuo a tasso variabile che può tornare molto utile soprattutto in periodi fortemente instabili come quello che stiamo vivendo.
Per calcolare il tasso di un mutuo con cap si parte dal tasso variabile al momento della stipula del contratto, ovvero Euribor a tre mesi più spread bancario. Da questo dato si stabilisce un limite massimo oltre il quale il tasso non potrà andare, bloccando di base la rata del mutuo senza perdere del tutto i vantaggi derivanti dal tasso variabile. Il cap è dunque la soglia massima di tasso che si potrà pagare, anche nel caso in cui la somma di Euribor e spread bancario dovesse arrivare a superarlo.
Ci sono, tuttavia, una serie di elementi che vanno presi in considerazione quando si decide di avviare un mutuo con cap. La rata a tasso variabile con limiti massimi rappresenta un servizio garantito che gli istituti di credito fanno pagare ai clienti attraverso spread bancari marginalmente più alti rispetto ai mutui normali. Inoltre occorre fare molta attenzione in fase di stipula a non fissare un cap troppo alto, con i tassi di interesse che potrebbero non andare mai oltre tale soglie durante il periodo di ammortamento.
















