Midcap addio, per Wall Street contano solo le "Big Tech"

Non passa giorno senza che in qualche angolo del pianeta non nasca un nuovo mercato, regolato o meno. Per non parlare delle famigerate “dark pool”, al riparo da ogni forma di controllo. Ma, per paradosso, più nascono nuovi mercati – spesso dedicati a criptovalute o agli scambi su derivati più o meno sofisticati – più rischiano di ridursi gli scambi sulle vecchie azioni. Anche a Wall Street, come in Piazza Affari, le piccole e medie imprese fanno fatica ad imporsi all’attenzione degli investitori con il risultato che della metà degli scambi si sta concentrando su un numero limitato di colossi, Amazon ed Apple in testa. Una situazione potenzialmente rischiosa per gli investitori, la salute del mercato e per il ruolo del mercato azionario. 

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Con questo andazzo, nel 2038 gli investitori privati si saranno completamente estinti. Rimarranno solo istituzionali e private equity

Perché questo fenomeno? Tra le cause principali – così hanno pensato alla Sec, equivalente alla nostra Consob – c’è il disinteresse delle grandi case di investimento e degli intermediari, che non hanno alcun interesse ad occuparsi di società che comunque richiedono molto impegno senza un’adeguata contropartita. è molto più profittevole specializzarsi in Apple od Alphabet piuttosto che inseguire titoli che rendono poco o nulla. Per contrastare il fenomeno, la Sec ha avviato, dunque, due anni il progetto “Tick Size Pilot Program” che ha coinvolto 1.400 small cap con una capitalizzazione di 300 milioni di dollari ciascuna. In sostanza, la Consob americana ha alzato d’autorità il livello delle commissioni praticate sugli scambi. Dove prima i titoli si potevano muovere di un solo centesimo (da 5 dollari a 5,01, per esempio) si è passati a 5,05, nel  presupposto che più oscillazioni avrebbero mosso più denaro e creato maggior interesse tra gli operatori, spingendoli ad allargare l’area degli studi societari a titoli fino a quel momento ingiustamente snobbati. Un modo per riattivare un flusso di assunzioni nel mondo delle banche, investite dalla “rivoluzione fintech”. Il progetto si è chiuso all’inizio dell’estate. Con quali risultati? Con le nuove regole, il costo per la compravendita delle azioni è salito del 34,5%, ma questo non è bastato a spezzare l’indifferenza dei broker. In particolare, è venuto meno l’obiettivo di favorire il reclutamento di colletti bianchi nelle banche, ormai votate ai robot: a Wall Street (per ora) non c’è spazio al di fuori dell’attività su Apple o altri leader. Non è l’unico segnale d’allarme in arrivo dal mercato finanziario più importante.

Non c’è più spazio al di fuori delle attività sui leader. E in banca si punta sul roboadvising

Uno studio di Patrick Artus, responsabile della ricerca di Exane, segnala l’effetto perverso del buy-back, sempre più diffusi Oltreoceano per smaltire la pioggia di quattrini provocata dalla riforma fiscale e dal rimpatrio dei tesori accumulati dalle corporations al di fuori degli Usa. Investimenti e dividendi hanno assorbito solo una parte della cassa. Anche perché il riacquisto di azioni proprie non riguarda solo gli azionisti ma anche i manager. E così, dai 400 miliardi del 2016 Exane prevede che si salirà ad oltre mille miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Il risultato è che il flottante delle azioni dell’indice S&P scenderà a fine 2018 del 4,5% con una forte accelerazione del fenomeno: a fine dicembre, secondo l’economista, le azioni quotate sulla prima Borsa Usa si saranno più che dimezzate rispetto all’inizio dell’anno Duemila (2,5 volte di meno per l’esattezza). Di questo passo tra vent’anni, nel 2038, gli investitori privati saranno completamente estinti. In Borsa, a Wall Street e non solo, ci saranno solo istituzionali e fondi di private equity. Insomma, dopo l’estinzione del parco buoi, ora tocca alla piazza finanziaria così come è cresciuta nel XX° secolo. La rimpiangeremo.