Mercati, Usa: siamo in pieno shock della domanda

In Europa e Stati Uniti siamo nel vivo della stagione degli utili, con l’80% delle aziende dell’S&P500 che ha riportato una crescita non solo positiva ma superiore alle attese. La pubblicazione dei risultati economici del terzo trimestre era attesissima, in ordine di verificare lo stato di salute delle aziende quotate, in una fase economica particolare come quella che stiamo vedendo. Anche a ottobre, infatti, i principali indici azionari hanno continuato la rincorsa, nonostante si notino segnali di un panorama macroeconomico in qualche modo più maturo e contraddistinto da alcuni rischi: l’inflazione galoppante, la crescita dei prezzi energetici e i problemi alle catene di approvvigionamento.

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È noto come le catene di approvvigionamento globali siano state sottoposte a una pressione inedita negli ultimi diciotto mesi. Il fenomeno è molto variegato e assume forme diverse, dalla chiusura degli impianti in Asia, all’aumento della domanda di attrezzature da palestra negli Stati Uniti e nel Regno Unito, alla mancanza di manodopera nel settore agricolo, tanto per fare alcuni esempi. «Andare a vedere le vendite al dettaglio negli Stati Uniti può offrire degli spunti per comprendere la natura del fenomeno», commenta Richard Flax, chief investment officer Moneyfar (nella foto a lato). Andando a vedere le vendite al dettaglio totali negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, è evidente quanto la tendenza sia coerente. Fino alla fine del 2019, c’è stata una crescita costante del consumo di beni, segnata solo da una breve flessione nel 2009.  Ma il Covid ha portato uno shock significativo, prima in termini di crollo della domanda e poi, in modo sorprendentemente rapido, verso un livello più elevato di vendite al dettaglio: un cambiamento di passo che, finora, non si è davvero normalizzato verso la tendenza a lungo termine».

A marzo-aprile 2020 c’è stato sicuramente uno shock della domanda, ma probabilmente il vero shock, almeno in termini di maggiori vendite al dettaglio, è quello che stanno vivendo attualmente gli Stati Uniti. La sorpresa positiva della domanda è guidata dal sostegno al reddito (in alcuni casi aumenti del reddito) e dal fatto che le persone siano passate dal consumo di servizi (ristoranti, viaggi) al consumo di beni. «Inevitabilmente questa è solo una parte della storia», spiega l’esperto. «Abbiamo anche assistito a significative interruzioni della produzione per una serie di motivi legati soprattutto alla pandemia, ma le vendite sono ancora al di sopra della tendenza di medio periodo. In una catena di approvvigionamento globale ottimizzata per operare con la massima efficienza riducendo gli sprechi, questo fatto da solo avrebbe potuto essere sufficiente a causare interruzioni».

Guardando invece l’evoluzione dei volumi degli scambi globali (nel grafico sotto), ancora una volta si vede un aumento costante interrotto da un paio di grandi cali. I volumi commerciali attuali sono già tornati più o meno al livello di tendenza pre-pandemia, riflettendo la ripresa domanda di beni in tutto il mondo. «Tornando al consumatore statunitense», continua Flax, «ciò che si nota è un una crescita salariale costante (sebbene ora con un’inflazione più elevata) per la media e una crescita relativamente maggiore per i meno pagati. Data la carenza di lavoratori negli Stati Uniti, in particolare nella fascia più bassa dello spettro, e gli aumenti salariali che i datori di lavoro come Amazon hanno sostenuto, ci si potrebbe aspettare che queste tendenze continuino ancora per un po’».

Il debito delle famiglie non è realmente aumentato durante la pandemia, mentre il costo del servizio del debito (interessi passivi) è diminuito, grazie ai tassi di interesse più bassi. Osserva l’esperto: «Ci sono ancora molte famiglie in difficoltà negli Stati Uniti, ma il quadro complessivo sembra abbastanza solido. Allo stesso modo, la percentuale di insolvenze sulle carte di credito al consumo suggerisce, nel complesso, che le famiglie statunitensi stiano gestendo le loro finanze e abbiano soldi da spendere».

È la storia di una domanda piuttosto robusta nella più grande economia del mondo. E delle famiglie che hanno la capacità di continuare a spendere, spingendo in parte l’aumento dei prezzi. «Ciò suggerisce», conclude Flax, «che le vendite al dettaglio potrebbero rimanere alte a lungo, almeno rispetto alla tendenza storica, e che una catena di approvvigionamento migliore potrebbe richiedere molto tempo per adattarsi alla domanda».