Se dovessimo scegliere una parola per descrivere i tempi che stiamo vivendo, quella sarebbe imprevedibilità. Prima la pandemia, poi la guerra nel cuore dell’Europa e poi chissà cos’altro. Tempi che richiedono soprattutto a manager e aziende una capacità ancora più spiccata di affrontare il cambiamento rispetto al passato. Il mondo è cambiato, molto, e con esso deve cambiare anche il nostro mindset. Un metodo molto innovativo che aiuta a raggiungere più risultati a livello personale e aziendale, garantendo allo stesso tempo anche il proprio benessere individuale, è il Lean lifestyle, ideato da Luciano Attolico, ingegnere meccanico con un passato da top manager in multinazionali considerato fra i massimi esperti europei di lean thinking, leadership e innovazione ad alto impatto. Fondatore e ceo di Lenovys, società di consulenza e formazione con un team di ingegneri, economisti e psicologi che ha affiancato finora oltre 500 aziende e formato 30mila persone nel loro percorso di miglioramento, è autore di diversi best seller, fra cui, ultimo in ordine di tempo “Strategia Lean Lifestyle”. In questa intervista a Economy ci dà qualche dritta per ottenere risultati più soddisfacenti sul lavoro e nella vita privata andando oltre l’atavica quanto irrisolta dicotomia tra efficienza operativa e realizzazione personale.
Lei è uno dei massimi esperti di lean thinking e ha sviluppato un nuovo modello, quello del lean lifestyle. Ci spiega in cosa consiste esattamente?
Si tratta di uno stile di vita da adottare dentro e fuori l’azienda che aiuta quest’ultima e il singolo individuo a raggiungere congiuntamente più risultati e più benessere. Il lavoro spesso è contraddistinto da tanti sprechi di tempo e di energia, di cui neppure ci rendiamo più conto ormai. Lavoriamo di più, in qualsiasi luogo e momento della giornata, con la pandemia e la diversa organizzazione del lavoro tramite il maggior ricorso allo smart working che hanno accentuato ancora di più questa situazione. Quasi come se fossimo condannati a una sorta di sindrome da mulo da lavoro, a fronte della quale portiamo a casa minori risultati di quanto ci attenderemmo. Capire allora quali sono le cose su cui bisogna investire più tempo ed energie e quali meno è fondamentale, per avere risultati rispetto a ciò che conta davvero nel lavoro, ma anche per godersi di più la vita. Perché un professionista che lavora meno e ottiene più risultati si gode anche di più la vita fuori dall’ufficio: uno stile di vita lean, d’altronde, ha come obiettivo ultimo quello di creare benessere, della persona e di conseguenza anche dell’azienda, perché una persona che sta bene è in grado di dare molto di più anche all’azienda!
È quello a cui tutti aspiriamo, se ci pensiamo. Ma come fare davvero ordine nella propria vita fra le mille incombenze quotidiane che abbiamo? Diamo qualche dritta…
Ci sono tre livelli di applicazione: individuale, relazionale e organizzativo. A livello individuale, una delle armi più potenti è la scoperta delle “gold activity”, cioè quelle che pesano di più come impatto su di me e sull’azienda. Spesso si fanno tante cose ma ci si dedica magari meno a quelli che sono i nostri goal più importanti, annacquati da tante piccole e meno importanti incombenze quotidiane. Per esempio, se so che fare sport mi aiuta a scaricarmi e liberare la mente, non posso dedicarmici una sola ora a settimana; ancora, a quante riunioni partecipiamo senza che la nostra presenza sia realmente necessaria? Non potremmo delegare e concentrarci solo su quelle realmente produttive? Mi dovrei sempre chiedere cosa posso eliminare, ridurre, potenziare. Lì dove il lean thinking ci richiama a eliminare gli sprechi, il lean lifestyle ci aiuta a trovare le cose che ci servono e quelle che ci ostacolano, al fine di una maggiore produttività certo, ma anche di un maggiore benessere, umano e aziendale.
Sul lato relazionale come potremmo intervenire invece?
Bisogna chiedersi: come un lean lifestyle manager guida le sue persone? Applica il concetto di allenatore, colui cioè che presidia il campo ma fa giocare sempre il suo giocatore. Questo tipo di leader ha l’ossessione dalla delega e della crescita di chi gli sta intorno, perché più crescono gli altri più cresce lui e anche l’azienda. E si prende cura del benessere mentale e fisico altrui, perché più libera energia e potenziale negli altri, più libera il il suo. È un po’ come uno sperimentatore seriale e non ha paura del cambiamento; dà un nuovo significato anche al fallimento, che nella nostra cultura è troppo… spesso stigmatizzato. Se applichiamo nella nostra vita e in quella dell’azienda il metodo scientifico, che va per tentativi empirici, ci rendiamo conto che ogni piccolo fallimento – inserito ovviamente in un percorso in cui ci sono degli obiettivi chiari e si è in grado quindi di capire cosa non ha funzionato, per correggerlo – altro non è che un trampolino verso la crescita, un ulteriore passo verso il successo. Tutte le esperienze che facciamo sono ponti verso il miglioramento: nello sport per esempio non c’è atleta che non faccia errori e il campione è solo colui che sbaglia meno nelle occasioni importanti. Un manager che non sa convivere con il fallimento, non sa allevare il talento umano.
A livello organizzativo, invece, qual è la chiave di volta?
L’azienda deve intervenire a livello strutturale e con Lenovys le aiutiamo a diventare Lean lifestyle company, ovvero a crescere, innovare e migliorare i propri risultati e, allo stesso tempo, ad aumentare
la qualità di vita delle persone. Proponiamo un percorso innanzitutto di consapevolezza, che non sempre c’è nelle aziende, attraverso momenti di formazione a cui si collegano progetti di mentoring individuale o che toccano la dimensione organizzativa, per migliorare i processi aziendali. Fondamentale è decidere gli obiettivi a medio e breve termine e gli strumenti strategici per raggiungerli, individuando le persone adatte ad ogni ruolo e coinvolgendole, perché è importante rendere chiaro il contributo individuale di ognuno e perché questo rende la squadra più compatta. In questo modo imprenditori e manager possono esprimere tutto il potenziale umano, tecnologico e organizzativo delle loro aziende, lasciando un segno tangibile e sostenibile che parte dai confini aziendali e influenza positivamente la società e l’ambiente.
















