Lo scaffale non basta più, il cliente vuole l’experience

Chi l’ha detto che i centri commerciali debbano essere luoghi scomodi da raggiungere e nei quali le griffe presenti sono sempre le stesse? Chi l’ha detto che i grandi marchi della moda o del design non devono essere parte integrante dell’offerta fatta alla clientela? E chi l’ha detto, infine, che l’area adibita al ristoro debba essere appannaggio esclusivo, o quasi, dei fast food? «Nessuno, non l’ha detto nessuno», è la risposta che ha dato ad Economy Carlo Maffioli. Lui è l’uomo che, con l’azienda di famiglia, Promos, da oltre 30 anni sviluppa e promuove progetti immobiliari commerciali come Shopping Mall, Factory Outlet, Retail Park, City Style o Business Center. Oggi a reggere le sorti dell’azienda sono anche i figli Filippo e Tomaso, i quali hanno portato avanti l’idea del padre ponendosi come obiettivo quello di acquisire aree immobiliari da valorizzare attraverso partnership con vari soggetti, da grandi gruppi della GDO a istituti bancari e fondi d’investimento. La parola chiave è innovazione, cui si affiancano arte e cultura. Oggi Promos ha promosso e realizzato 350mila mq tra Italia, Cina, Polonia e Romania. Sono stati prodotti 1,8 miliardi di investimenti, con il coinvolgimento di 800 brand. Attualmente Promos ha concentrato il 90% del proprio business in Italia e questo impegno rimarrà sostanzialmente invariato per i prossimi 5 anni, anche perché a breve verrà presentato un nuovo progetto a Pisa. Zona scelta per due motivi: prima di tutto perché ad oggi è ancora “scoperta”, poi perché si trova ad appena 10 km da Forte dei Marmi, una delle località con maggiore capacità di spesa, soprattutto in estate. Attualmente, infatti, il consumatore di queste zone deve arrivare fino a Barberino o a Serravalle. Il progetto prevede 130 negozi che occuperanno una superficie di 25mila metri quadri. 

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L’azienda italiana, leader nei progetti immobiliari commerciali, è stata la prima a inserire i ristoranti stellati dentro gli shopping center

«Incarniamo una formula vincente – spiega Filippo Maffioli – essere un’azienda familiare ci consente di essere flessibili, cioè di trovare la partnership più adatta in Italia o all’estero. La famiglia, per definizione, è indipendente e innovativa, mentre le multinazionali sono più “ingessate” e lente. Un esempio lampante, che non ci riguarda direttamente, è che i grandi gruppi internazionali che decidono di fare “shopping” in questo settore rilevando aziende esistenti, nel 90% dei casi lasciano il management esistente, per mantenere una continuità».

Un successo, quello di Promos, riassumibile soprattutto in due progetti. Il primo è l’outlet di Valmontone, il più frequentato in Italia con 7 milioni di visitatori all’anno e oltre 200 negozi. La struttura, realizzata insieme a Deutsche Bank, ha cercato di evolvere il modello tradizionale di business attraverso la costituzione di un’area con 7 ristoranti che si affiancano all’offerta consueta di fast food. 

«Abbiamo portato questa innovazione – racconta ancora Maffioli – perché, avendo un “traffico” così elevato, dobbiamo soddisfare anche le esigenze culinarie dei consumatori. Alcune multinazionali che hanno visto questo prodotto vorrebbero copiarlo, ma i precursori e gli innovatori siamo noi».

Il secondo progetto vincente, che ha appena festeggiato un anno, è Scalo Milano, autentica summa della filosofia aziendale: in un unico luogo, a Locate Triulzi, convivono tre anime differenti: il fashion, il food e il design. Quest’ultimo, in particolare, è il vero fiore all’occhiello di questo centro commerciale: si tratta di un vero e proprio distretto che accoglie una trentina tra i più importanti brand del segmento, il meglio del Made in Italy. Per la realizzazione di Scalo Milano, i Maffioli, insieme alla famiglia Lonati – anch’essa di Brescia – ha investito oltre 200 milioni, creando più di 1.500 posti di lavoro tra diretti e indiretti. A questa cifra vanno aggiunti altri 25 milioni per la riqualificazione ambientale e il potenziamento infrastrutturale a supporto del territorio.

Scalo milano a breve si espanderà: saranno aggiunti 3.600 mq, per arrivare poi a 60 mila entro il 2020. Costo dell’operazione: 10 milioni di euro

«Il progetto – prosegue Filippo Maffioli – è stato molto complicato, con oltre 10 anni di gestazione. La nostra idea era creare un nuovo soggetto sulla piazza di Milano. Oggi abbiamo già realizzato 30mila metri quadri, con 130 insegne. Ci inorgoglisce in particolare l’aver realizzato il design district più importante d’Europa grazie a negozi monomarca. Il pubblico, italiano e straniero, ha accolto l’idea e ha iniziato a spendere. Per quanto riguarda il fashion, poi, parliamo di un aggregato di oltre 70 negozi, che vanno da Nike fino a Karl Lagerfeld. Anche in questo caso si tratta di store monomarca, con un’offerta mista: l’ultima collezione ma anche l’assortimento a sconto. Infine, per quanto concerne il food, abbiamo creato un mondo a sé stante, in cui la cifra stilistica è rappresentata dalla trasversalità. Ci sono oltre 10 ristoranti che vanno da quello con lo chef stellato (Aromatica, realizzato insieme al gruppo CIR, guidato da Marco Sacco) fino alla piadineria, per soddisfare ogni palato e ogni tasca». L’offerta è piaciuta, tanto che, il primo anno operativo dello Scalo Milano ha registrato circa 3 milioni di visitatori. Sul versante della mobilità, il passante ferroviario, con la stazione a pochi metri dall’ingresso del centro, è diventato il mezzo di trasporto prediletto dall’80% dei lavoratori, mentre sul versante clienti c’è ancora da fare: a oggi il traffico privato rappresenta il 90% del totale. Le risposte migliori, però, sono arrivate dai millennials che sfruttano il passante ferroviario per recarsi a Scalo Milano. I dati definitivi sul fatturato complessivo ancora mancano, visto che ad oggi non sono stati messi a bilancio né il periodo del “black friday” (dal 20 al 27 novembre) né il mese di dicembre, storicamente il più performante per aziende di questo tipo. Ma da Promos si dicono certi che sarà «in linea con le aspettative».