«L’Europa è bella  ma non ci vivrei», fa dire Maurizio Crozza, nella sua memorabile imitazione, all’ex “senatore per caso Antonio Razzi”, e la feroce battuta torna fatalmente alla memoria   assistendo – sia pur da lontano – ai mal di pancia, alle guerre intestine e alle irresolutezze dell’Europa a 27, anzi a 2 (Francia e Germania) + 25. Eppure stavolta, sulla direttiva per l’abbattimento delle emissioni di anidrire carbonica che esalano dalle nostre case d’abitazione, quest’Europa sgangherata l’ha detta giusta. Ma andiamo per ordine.

In generale, l’odiosa guerra d’aggressione mossa da Putin contro l’Ucraina, tra i tanti effetti nefasti, ne ha avuto anche uno – collaterale e culturale – sull’opinione pubblica occidentale. L’effetto, cioè, di spegnere le polemiche iterne sui tanti, troppi difetti dei nostri sistemi sociali, in nome di un rinato benaltrismo – “siamo ben’altra cosa noi occidentali democratici rispetto a quei barbari sudditi consenzienti di un tiranno” –  che trascura l’ovvio, e che cioè molto benessere e molta libertà comportanto molti obblighi e molte responsabilità. E dunque se la nostra sanità è stata messa a nudo dal Covid nella sua impotenza, a nulla serve constatare come Sinovac e Sputnik siano stati due vaccini-burletta, spacciati da Cina e Russia ai loro sudditi pur di non comprare gli odiati vaccini occidentali… E altrettanto si potrebbe dire per i 750 detenuti su 100 mila abitanti, record negativo degli States, che con 4,96 omicidi su 100 mila abitanti genera 10 volte i morti ammazzati dell’Italia e 12 volte  quelli della Cina (ma saranno veri, i dati cinesi?).

Per la prima volta, però, il Covid ha compattato l’Europa, determinandola a fare debito comune: bene! Peccato che i 2 Paesi leader, Francia e Germania, si siano subito ridivisi e dietro di loro tutti gli altri. Innanzitutto sul prezzo del gas. La Francia, energeticamente forte grazie al nucleare, che è stata severissima con la Russia; la Germania che lo è stata meno perché più dipendente dal gas russo; la Francia, indebitata ma decisa a ristrutturare il welfare senza spegnerlo, e la Germania, in crisi energetica, industriale, informatica e commerciale ma meno indebitata, fobica dell’inflazione e contrarissima al debito comune. La solita maionese impazzita. Che però, miracolosamente, sulla imminente Direttiva che prescriverà alla case di raggiungere il “net-zero” entro il 2050, sta dicendo qualcosa di giusto. E di interessantissimo per l’Italia.

Abbiamo un patrimonio immobiliare straordinario per storia, bellezza e antichità. Qualunque intervento lo abbellisca è oro per il Paese. E per le sue imprese edili. Nell’attuale stesura (provvisoria) della Direttiva, gli immobili che sarebbero coinvolti dall’obbligo di riqualificazione energetica sarebbero 24 milioni. Per una spesa di 60 miliardi all’anno per 10 anni. E chi ce li ha?

Be’, intanto le famiglie – proprietarie di case per l’80% circa – ne hanno molti. Poi il bonus del 50% che la Francia sta preparando potrebbe essere un buon livello di sostegno per una spesa che, riqualificando l’immobile e abbassandone i consumi, ne incrementerebbe il valore. Tanto che le banche, erogatrici dei mutui, potrebbero addirittura rifinanziarli perché l’accresciuto valore dei pegni ipotecari legittimerebbe una riduzione del costo del debito, da devolvere magari all’incremento dell’erogato e al differimento del rimborso. Se io, banca, presto 100 mila euro di mutuo a 15 anni per una casa che ne vale 150 mila, se questa casa grazie ai lavori si rivaluta a 180 mila, posso anche erogare più prestito al suo proprietario, no? A dispetto della Bce che già teme per il deprezzamento delle case che invece non verranno ristrutturate, dimenticandosi che potranno non esserlo perché la legge glielo consentirà e quindi si deprezzeranno ma solo un po’.

Poche chiacchiere: l’edilizia è chiaramente una delle industrie trainanti dell’avvenire, e questa direttiva ne rafforza e ne migliora le prospettive.

Si tratta di farsi furbi e scrivere meglio le norme: per prevenire le truffe e per impedire la speculazione sui prezzi, il che si ottiene limitando i prezzi ammessi a contributo. Per cui  chi vorrà sostituirsi gli infissi potrà farlo senza spendere più di un tot, ma se vorrà le persiane di brillanti, dovrà pagarsele di tasca sua.