Benvenuti nell’automotive valley della zona industriale Bari-Modugno, una delle 4 maggiori aree del settore nel Sud, concentrate ad Atessa (CH), Pomigliano d’Arco (NA), S.Nicola di Melfi (PZ) e nel capoluogo regionale pugliese. Nelle prime tre, le fabbriche trainanti sono in Abruzzo la Sevel, joint-venture fra Fiat e Peugeot per i veicoli commerciali leggeri, in Campania e in Basilicata quelle della Fca con la Panda nel Napoletano e Jeep Renegade e 500X nel Potentino, mentre nella zona di Bari non si assemblano autoveicoli, ma producono componentistica industrie estere come Td-Bosch, Magneti Marelli (ora della nipponica Calsonic Kansei), Getrag- Magna, Graziano Trasmissioni, Skf e Bridgestone. Nei quattro poli inoltre operano per le subforniture molte Pmi e qualche grande azienda.
Nel Barese sono in esercizio sei impianti per un totale ad oggi di 5.530 occupati nelle società del riquadro. In alcuni siti le case madri hanno avviato negli ultimi anni investimenti per innovazioni di beni e processi produttivi.
Nel barese sono in esercizio sei impianti per un totale di 5.530 addetti. E le case madri continuano a investire in innovazione e sviluppo
È attivo inoltre un cluster di Pmi subfornitrici locali con qualche operatore del Nord che realizzano pezzi, lavorazioni e specifiche strumentazioni, anche se i big player, per componenti dei prodotti ad alta tecnologia, almeno sinora non hanno reperito nel territorio tutto il necessario, anche per taluni limiti delle aziende dell’hinterland, non ancora in grado inoltre di soddisfare commesse di grandi volumi. Comunque nella supply chain spiccano per addetti e fatturato le società Brovedani, Masmec, Diamec Technology, Unitrat, Cmt, Bellino, Supre, Gruppo Gigotti, Alasmeccanica, Mbl Solutions con circa 700 persone. Tale specializzazione si avviò alla fine del 1970 con l’arrivo della Fiat Sob che arricchì il manifatturiero barese con la componentistica per auto, tuttora punto di forza dell’area e parte anche del Distretto pugliese della meccatronica, che esporta molti prodotti, come rileva ogni 3 mesi il Monitor sui distretti del Gruppo Intesa San Paolo. Tuttavia la crisi del 2008-2014 e il rallentamento dallo scorso autunno del mercato dell’auto hanno interessato alcune delle imprese più grandi, stimolandone però anche capacità di adattamento competitivo.
Alla Getrag SpA – Gruppo Getrag Corporate, ora dei Canadesi della Magna, permane sostenuta la costruzione di nuovi sistemi di cambio con esportazioni crescenti. Nel 2017 il fatturato ha raggiunto i 403 milioni di euro. Dal 2009 si sono completati, grazie a tre contratti di programma con la Regione, investimenti anche in R&D: il primo, di oltre 48,8 milioni di euro (di cui 13,1 di parte pubblica), per aumentare la capacità produttiva dei cambi Dct 250 a doppia frizione e dei relativi componenti di nuova generazione che, integrati con attuatori elettrici o idraulici ed una centralina elettronica di supervisione e comando – riducono i consumi due o tre volte più delle attuali tecnologie, con minori emissioni inquinanti. Il primo progetto in R&D puntò a realizzare un dispositivo per l’abbattimento della rumorosità della trasmissione.
Con il secondo contratto la Getrag ha impiegato 49,5 milioni di euro (di cui 12,4 pubblici) per incrementare la capacità produttiva dei cambi Dct 250, con una nuova linea di trattamenti termici avente un potenziale massimo di 420mila trasmissioni complete per anno, e quella del reparto ruote dentate ed alberi di trasmissione in acciaio fino a 570mila sets all’anno. Il progetto ha mirato a costruire le ruote dentate del cambio da semilavorati ottenuti con la tecnologia della sinterizzazione, o con quella della forgiatura, che, a parità di prestazioni del prodotto finito, consentono riduzioni di costi e peso. Ad aprile 2015 la Getrag ha avviato un terzo investimento di 98,5 milioni (con 17,7 di parte pubblica) ormai concluso per una nuova trasmissione a doppia frizione ad alta tecnologia 7Dct 300 per veicoli con alimentazione convenzionale ed ibrida.
Il distretto tecnologico della meccatronica punta a formare professionalità per il settore con percorsi scuola-lavoro
La Td del Gruppo Bosch – nel cui sito furono messi a punto e in produzione le pompe per i sistemi common rail – con l’annesso Centro Studi Componenti per Veicoli S.p.A., ha promosso negli anni investimenti anche in R&S, cofinanziati dalla Regione. Lo stabilimento produce pompe ad alta pressione CP1, e, insieme al sito della stessa Bosch di Feuerbach in Germania, la CP1H. Ma la fabbrica di Bari – che ha vinto nel 2014 l’Exellence Award, prima fra le grandi imprese italiane a riceverlo dalla Fondazione Europea per la gestione della qualità – sviluppa e produce anche la pompa a ingranaggi, prima realizzata in Austria nell’impianto Bosch di Hallein. Le recenti campagne internazionali di Governi ed organi di stampa contro i motori diesel, ritenuti più inquinanti di altri propulsori, hanno causato però forti rallentamenti nelle produzioni, tali da costringere azienda e Sindacati a definire un accordo che, per scongiurare il licenziamento di 800 esuberi ‘strutturali’, ha adottato un mix di misure – contratti di solidarietà, cigs, dimissioni incentivate, etc.- per mitigare una situazione tuttora difficile, cui però la multinazionale risponderà con l’avvio di nuovi prodotti. Il fatturato 2017 è stato di 280 milioni.
Il Cvitopera nella ricerca e sviluppo sperimentale ed ha completato 2 progetti, cofinanziati dalla Regione: il primo nel 2013, impiegando 11,3 milioni (di cui 2,8 pubblici) per nuovi sistemi common rail, mentre con il secondo di 26,8 milioni di euro (di cui 7,3 di parte pubblica) ha costruito un plesso per altre macchine e il trasferimento dei dipartimenti di progettazione, testing e assistenza alla produzione, mentre nell’attuale locazione resta lo staff di ricerca su motori e veicoli.
Investiti 33 milioni anche alla Magneti Marelli, incentivati dalla Regione con 9,8 milioni, in nuovi prodotti per auto ibride: costruite così nella fabbrica parti di motori elettrici e realizzate altre catene di montaggio per iniettori benzina. Nel sito si producono anche l’innovativa frizione ‘e-clutch’ – che, migliorando il sistema “stop and start”, riduce i consumi ed è adattabile a piccole e medie cilindrate – e un nuovo iniettore benzina IHP3+ ad alta pressione. Se non la crescita almeno una sostanziale tenuta si registrano alla Graziano Trasmissioni e alla SKF. Negli pneumatici la nipponica Bridgestone, interessata dal 2013 da una ristrutturazione concordata con Sindacati e Istituzioni per contenere i costi e riposizionarsi su gomme general use, ha varato investimenti per 41,3 milioni, di cui 12,4 incentivati da Invitalia; la fabbrica, dopo la riduzione del personale, si era attestata a 582 addetti, risaliti a fine 2017 a 668 unità, mentre il fatturato è stato di 94 milioni. È attivo nell’area il Distretto tecnologico della meccatronica, con Università ed altri centri di ricerca, Magneti Marelli, Td-Bosch e Getrag. Queste ultime due poi con la Masmec, Enti pubblici, Ateneo e Politecnico di Bari e Confindustria locale, hanno creato la Fondazione per l’Istituto tecnico superiore “Cuccovillo” per formare a numero chiuso con percorsi scuola-lavoro professionalità per il settore.

















