L’Unione Europea ha fissato un obiettivo per il riciclo degli imballaggi di legno: il 30% al 2030. A oggi, si penserà, l’Italia sarà all’1 o al 2%, in ritardo come spesso accade. Macché: siamo al 63%, più del doppio di quanto sarà obbligatorio fra 11 anni. Merito di Rilegno, il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi di legno, che nel 2018 ha raccolto e avviato a riciclo 1.932.583 tonnellate di legno, con un aumento del 7,74% rispetto al 2017. «Da diversi anni ormai registriamo un costante aumento dei volumi di legno riciclato» dice Nicola Semeraro (nella foto), presidente di Rilegno da poco riconfermato per il prossimo triennio, «questo grazie anche alla capacità del sistema di aumentare il numero delle piattaforme aderenti al network, così come di coinvolgere sempre più Comuni attraverso le convenzioni per la raccolta differenziata». Rilegno, nato in seguito al cosiddetto decreto Ronchi del 1997 di attuazione delle direttive europee sui rifiuti e gli imballaggi, fa parte del sistema Conai, il consorzio privato senza fini di lucro costituito da circa 850.000 aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi che persegue gli obiettivi di legge di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. Gran parte del legno riciclato è costituito da pallet, imballaggi industriali, imballaggi ortofrutticoli e per alimenti.

La filiera è basata su 2mila consorziati, 416 piattaforme di raccolta private, capillarmente diffuse sul territorio, 13 impianti di riciclo; ma una parte importante, pari a 642.470 tonnellate, proviene dalla raccolta urbana realizzata attraverso le convenzioni attive con 4.541 comuni convenzionati, per un numero di abitanti che supera i 42 milioni. Il legno recuperato viene trasformato principalmente in pannelli truciolari per realizzare mobili. C’è poi l’attività di rigenerazione dei pallet: sono state 780mila le tonnellate, ovvero circa 56 milioni i pallet usati ripristinati e reimmessi sul mercato.

Rilegno è nato in seguito al decreto Ronchi del 1997 e fa parte del sistema Conai che ricicla gli imballaggi di 850mila aziende

Il sistema Rilegno dà vita a un ciclo economico virtuoso che è stato recentemente analizzato dalla ricerca “Il sistema circolare della filiera legno per una nuova economia” realizzata dal Politecnico di Milano sotto la guida del prof. Giovanni Azzone, e presentata nel corso del convegno “The future, today” promosso da Rilegno e FederlegnoArredo. Mentre in altri Paesi il legno post consumo viene prevalentemente bruciato per produrre energia, Rilegno ha permesso di rigenerare e quindi riutilizzare quasi il 30% degli imballaggi recuperati e di riciclare la parte restante, consentendo di produrre pannelli per l’arredo senza bisogno di utilizzare legno vergine. L’effetto sull’ambiente è rilevante: un risparmio di quasi un milione di tonnellate di CO2, circa il 2% del totale prodotto in Italia. Ma è da sottolineare anche la capacità di creare sviluppo e occupazione, stimata dal rapporto del Politecnico attraverso l’uso di dati puntuali relativi alle imprese del sistema Rilegno e di modelli economico-statistici. L’impatto delle attività della filiera di recupero del legno post consumo è stimabile in circa 1,4 miliardi di Euro, con quasi 6.000 posti di lavoro complessivamente sostenuti in Italia. «Come dimostra lo studio realizzato dal Politecnico di Milano, in poco più di 20 anni il sistema del recupero e del riciclo del legno ha creato una “nuova” economia» commenta Semeraro, «che ha prodotto risultati importanti sia in termini ambientali, sia per la capacità di creare sviluppo e occupazione. Va sottolineato che questo sistema ha creato valore per l’intera filiera del legno-arredo, garantendo all’industria del mobile, attraverso la fornitura del pannello truciolare, un’importante quantità di materia che ha permesso di non consumare e importare legno vergine». Rilegno ha dato un contributo concreto allo sviluppo dell’economia circolare: «Agli inizi non si sapeva neanche cosa fosse, e oggi invece abbiamo trasformato un problema in una risorsa» sottolinea il presidente di Rilegno, «Abbiamo dato al concetto di economia circolare una effettiva applicazione concreta, con soluzioni meno invasive nei confronti dell’ambiente e anche economicamente sostenibili».

Il futuro è smart: il consorzio sta sviluppando uno studio di fattibilità sull’implementazione della tecnologia rfid

Rilegno ha la sua sede operativa a Cesenatico fin dalla nascita nel 1997. Una location insolita che è legata alla tradizione di export ortofrutticolo romagnolo in Germania. Fin dall’inizio degli anni Novanta, infatti, la normativa tedesca impone agli esportatori di prodotti ortofrutticoli di farsi carico dello smaltimento delle cassette. In Italia nasce così un consorzio, Naturalegno, che partecipa a una società tedesca che si incarica di raccogliere questi imballaggi. Un imprenditore italiano, Mauro Saviola, che già produce pannelli truciolari con gli scarti di lavorazione del pioppo, lo stesso legno di cui sono fatte in gran parte le cassette della frutta, inizia a sperimentare l’utilizzo del legno recuperato per fabbricare pannelli. Saviola è l’unico imprenditore in Europa a raccogliere la sfida di lavorare il legno riciclato, e tutto il legno raccolto in Germania finisce nei suoi stabilimenti, a Viadana, in provincia di Mantova. Quando l’Ue emana una direttiva che impone a tutti i Paesi membri di organizzare la raccolta e il riciclo degli imballaggi, poi applicata dal decreto Ronchi, tramite Federlegno viene raggiunto e attivato il gruppo di lavoro formatosi grazie all’esperienza in Germania: nasce cosi Rilegno, che nel tempo ingegnerizza il processo di raccolta e riciclo, creando la rete delle piattaforme di raccolta e coinvolgendo altri riciclatori italiani, che si aggiungono al Gruppo Saviola. Si perfeziona così man mano il sistema che oggi viaggia a pieno ritmo verso i due milioni di tonnellate di legno riciclato. Le aziende che utilizzano imballaggi in legno, i Comuni, i gestori dei servizi di igiene urbana e i raccoglitori privati conferiscono i rifiuti presso le piattaforme convenzionate con il consorzio, che a loro volta garantiscono l’avvio al recupero grazie al coordinamento di Rilegno. I rifiuti, ridotti di volume, vengono poi trasportati alle industrie del riciclo, dove il legno, pulito e ridotto in piccole schegge, diventa rinnovata materia prima per il circuito produttivo industriale: pannello truciolare, ma anche pasta cellulosica per cartiere e blocchi di legno-cemento per la bioedilizia. Rilegno sostiene economicamente il sistema del recupero: ogni anno infatti il consorzio impiega circa 22 milioni di euro per co-finanziare le attività di raccolta e avvio a riciclo. Il futuro è iper-tecnologico: «La sfida, nell’era dei dati che governano i processi di business, non può che essere digitale e smart» osserva il presidente Semeraro, «Vogliamo pensare a un imballaggio che non si limiti ad essere contenitore di merci, ma possa agire come fonte di dati rispetto ai contenuti. Per questo stiamo sviluppando insieme all’Università di Parma uno studio di fattibilità per l’implementazione della tecnologia RFID a supporto della logistica e sostenibilità ambientale degli imballaggi di legno».