riconoscimento

Il conferimento di un riconoscimento dovrebbe suscitare un sentimento di riconoscenza.

Limitiamo il campo alla gestione manageriale dei collaboratori che coincide in molti casi con le relazioni professionali, con le relazioni con i colleghi o con amici o affini.

Un manager cerca sempre di individuare tra i propri collaboratori le persone più capaci e responsabili cui poter delegare, gradualmente, delle mansioni e dei compiti per aver più tempo per poter verificare meglio l’andamento dell’impresa e progettarne l’ulteriore sviluppo. Può accadere di scegliere la persona adeguata o sfortunatamente inadeguata.

Cosa succede se si sceglie una persona adeguata

La persona adeguata, sa di esserlo, sa di aver meritato quel riconoscimento, sa di non poter dare per scontato che era suo “diritto” riceverlo, perché ritiene che non sempre il suo referente sia una persona intelligente e illuminata. Alla prima reazione di soddisfazione per il riconoscimento ottenuto, si affianca un senso di riconoscenza per chi lo ha “premiato”. Si accorge però di non avere strumenti per poter manifestare riconoscenza, questa constatazione inizia a provocare un senso di frustrazione, che un po’ alla volta cresce e inizia a produrre un leggero rancore nei confronti del referente, rancore che viene nascosto ma resta in genere per parecchio tempo allo stato latente. La persona adeguata si dimostra tale e, spesso, un po’ alla volta inizia a chiedersi perché dovrebbe mostrare riconoscenza, se il riconoscimento era più che dovuto. Il rancore latente inizia a evidenziarsi con manifestazioni di opposizione o critica del suo manager. Il manager non si aspettava riconoscenza ma nemmeno un’opposizione o una sobillazione che potrebbe creare problemi all’impresa. Non sempre le cose vanno in questo modo, però è un rischio che si corre. Si pensa che  il riconoscimento debba essere contraccambiato, ma siccome questo raramente è possibile, altrimenti sarebbe uno scambio, bisogna agire a monte e rassicurare chiaramente chi è stato “premiato”, “riconosciuto”, “aiutato” ecc. che ciò che ha ricevuto era totalmente meritato, che non ci si aspetta altro da lui che svolga bene il suo compito. Per prevenire l’irriconoscenza sarebbe opportuno promettere ulteriori riconoscimenti se meritati. L’irriconoscenza, spesso, è la manifestazione di un senso di impotenza perché ci si è accollati un “debito” che è impossibile onorare.

 

Cosa succede se si sceglie una persona inadeguata

La scelta della persona inadeguata forse comporta minori problemi. La persona inadeguata dà per scontato che il riconoscimento gli sia più che dovuto e in genere non sente di dover mostrare riconoscenza. Il problema sorge quando si manifesta l’inadeguatezza e bisogna riportare l’inadeguato al suo livello precedente. L’inadeguato difficilmente accetterà di essere retrocesso dopo essere stato promosso, la responsabilità è di sicuro del suo capo. L’inadeguato pensa che, se il capo si era sbagliato prima, dubbio che sorge raramente, di sicuro sbaglia oggi. Sorge la umana frustrazione e il capo diventa il nemico di cui bisogna dimostrare l’inattendibilità.

Nel momento in cui si da un riconoscimento, in questo caso di carriera, il conferimento deve essere chiarissimo, senza alcun compiacimento per la decisione presa. Un breve discorso come: “Dott. Rossi ho deciso di affidarle questa mansione, me ne assumo la responsabilità, perché osservando come lavora e si comporta ritengo che lei sia adeguato a questo compito. La consideri più un’opportunità che un riconoscimento, nel senso che, se lei raggiungerà gli obbiettivi che abbiamo concordato potrà crescere ulteriormente. Viceversa, se mi fossi sbagliato, mi dispiacerebbe innanzi tutto per lei, poi per l’azienda, ma sarei costretto a sostituirla. Sono certo, tuttavia, che non mi sono sbagliato e che lei ce la farà. Auguri Dott. Rossi e buon lavoro!”.

Molto più complessa e ricca di incresciose conseguenze è la situazione quando problemi del genere si verificano fuori dal campo di lavoro, con conoscenti, colleghi o affini. Gli approfondimenti sull’argomento rientrano nei testi di psicologia, dove vengono trattati adeguatamente.

Si pongono comunque almeno due domande: “bisogna essere riconoscenti?”, “ci si deve aspettare riconoscenza?”.

È corretto essere riconoscenti, ma questo non significa contraccambiare, bensì far intendere, con garbo, ogni tanto, che non ci si è dimenticati del riconoscimento, premio o favore ricevuto. Non è un obbligo permanente, ma un garbo che al momento opportuno fa piacere sia dare che ricevere.

Se ci si aspetta riconoscenza concreta, vuol dire che non si è trattato di un gesto gratuito di stima, solidarietà o altro, ma di un’occasione per favorire l’altro, contando di poter essere contraccambiato. Non ci si deve aspettare riconoscenza nel senso di uno scambio di riconoscimenti o di favori, ma soprattutto non ci si aspetta irriconoscenza.