La decisione era attesa da diverse settimane e alla fine è stata presa: dopo oltre dieci anni la Banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi di interesse di uno 0,5%, il che vuol dire che le rate dei mutui a tasso variabile saliranno mediamente di 41 euro al mese. Cerchiamo dunque di capire cosa succederà in questa fase e perché la Bce ha deciso di muoversi in tal senso.
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La Bce alza i tassi
Iniziamo col dire che i tassi di interesse rappresentano il principale strumento di politica monetaria con cui una banca centrale può intervenire per il mantenimento della stabilità dei prezzi, ovvero cercare di contenere l’inflazione intorno al 2%. Oggi tale indicatore in Europa è compreso tra il 6 e l’8%, con le evidenti implicazioni che i cittadini stanno riscontrando nel loro agire quotidiano. Tutto costa di più, dai carburanti al cibo, per un costo della vita che tocca record in negativo quasi mai visti prima. Con un’inflazione così alta si ha una perdita del valore dei risparmi, con la Bce che interviene dunque aumentando il costo del denaro e riducendo di fatto la disponibilità di moneta in circolazione. Al dato pratico questo vuol dire meno spese e, di conseguenza, meno domanda, meno investimenti e meno crescita. Il principale effetto della scelta della Bce sarà quello di avere dei prestiti più cari e titoli di Stato più remunerativi che però peseranno sul debito pubblico.
Ma perché prestiti e mutui diventano più cari? La spiegazione è presto detta: se le banche dell’Eurozona pagano di più per prendere in prestito del denaro dalla Bce, automaticamente anche i prestiti, i mutui a tasso variabile e i nuovi a tasso fisso saranno più costosi. Questo avviene perché i mutui a tasso variabile hanno come parametro di riferimento l’Euribor che è molto sensibile alla variazione del tasso Bce.
C’è poi la questione del maggior costo del debito pubblico dovuto al fatto che, se i tassi salgono, gli Stati che emettono titoli di debito per finanziarsi dovranno offrirli con interessi più alti, diversamente i mercati potrebbero orientarsi verso altri strumenti più redditizi. Tale aspetto rappresenta un problema non trascurabile soprattutto per i Paesi che hanno un forte debito pubblico come l’Italia.
















