Stop alle doppie delibere, consultazioni pubbliche aperte ai cittadini, un canale diretto con gli organi consultivi dell’Ue e un occhio di riguardo alla programmazione economica delle Regioni. A poco più di un mese dal suo insediamento, il Cnel è pronto a riconquistare il ruolo assegnatogli dalla Costituzione con un radicale programma di autoriforma, varato lo scorso 13 luglio dall’Assemblea della X Consiliatura, che punta alla partecipazione diretta dei cittadini, semplificando e intensificando la propria attività consultiva, con una particolare attenzione alle trasformazioni economiche e sociali del Paese. E con un occhio di riguardo ai settori di punta del made in Italy. In cantiere c’è già il progetto di costituire un organismo nazionale di coordinamento delle politiche di integrazione degli stranieri, un osservatorio socio-economico sulla legalità e il varo della Consulta sul lavoro autonomo e le professioni, oltre a quella sulla filiera agroalimentare. Non si è fatta attendere la risposta del Cnel al ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, che nel corso dell’audizione del 12 luglio scorso in Commissione Affari costituzionali della Camera ha riproposto l’ipotesi di abolire il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, già avanzata nel 2016 dall’ex premier Matteo Renzi e bocciata dal referendum costituzionale. Rispetto a due anni fa il contesto politico è cambiato e il processo di disintermediazione delle parti sociali ha favorito una nuova forma di partecipazione diretta dei cittadini all’organizzazione politica ed economica del Paese. Ma anche il Cnel è cambiato. La nuova Consiliatura guidata da Tiziano Treu, insediatasi quattro giorni dopo il governo Conte, ha smontato pezzo per pezzo i presupposti di quanti avevano bollato il Cnel come un ente inutile e costoso. Per esempio, gli attuali 64 consiglieri, espressione di cultura economica, sociale e giuridica e di 38 categorie produttive rappresentative di lavoratori, imprese, libere professioni e terzo settore (oltre 15 milioni di associati) hanno rinunciato a compensi e indennità. Ma la novità la creazione di uno spazio di democrazia rappresentativa, sancita dalla Costituzione, che si coniuga con il modello di democrazia diretta che nasce dalla volontà popolare. «Il problema del Cnel non è abolirlo», commenta il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, «ma di interpretare il suo ruolo e le sue funzioni alla luce dei profondi mutamenti della società, come la terziarizzazione dell’economia, dove oggi troviamo oltre il 70% degli occupati. Oggi il Cnel non è più un mondo chiuso su sé stesso, ma un laboratorio aperto dove si incrociano esperienze e progetti proprio per interpretare le trasformazioni sociali in atto e su queste costruire percorsi di crescita utili per il Paese».
Scuola-lavoro, al via l’intesa tra Anpal e Confprofessioni
Rendere i percorsi di transizione e alternanza scuola-lavoro quanto più connessi alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro. Con questo obiettivo Maurizio Del Conte, presidente di Anpal e Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che mira appunto a rafforzare il rapporto tra scuola e mondo del lavoro. Secondo il presidente Stella l’intesa siglata con Anpal consente di avvicinare i giovani alla realtà degli studi professionali. «Attraverso l’alternanza scuola-lavoro, gli studenti avranno la possibilità di respirare l’aria del lavoro e cogliere quelle sensazioni che permetteranno di maturare una scelta consapevole nel loro percorso di formazione universitaria», commenta il presidente di Confprofessioni. «La libera professione, in tutte le sue articolazioni, rappresenta una forte attrattiva per i giovani che guardano al mercato del lavoro, ma bisogna capire che cosa significa svolgere un’attività professionale, anche per favorire sbocchi occupazionali in linea con le aspettative dei giovani laureati».
















