Crisi energetica, crisi alimentare, ma anche inflazione. Sono questi alcuni dei temi che Mario Draghi e Joe Biden hanno affrontato nell’incontro di oggi a Washington. Il presidente del consiglio italiano e quello Usa hanno trovato un campo di intesa su molti argomenti, inerenti l’economia, ma i tempi per risolvere i problemi non sono brevi.

Tra le proposte sul tavolo ci sono il tetto al prezzo del gas e del petrolio russo, l’apertura a un accordo di cartello tra i compratori di energia, ma anche l’investimento in rinnovabili.

 

«Il problema dei prezzi dell’energia – dice Mario Draghi – è iniziato prima della guerra ma è una situazione che si è aggravata nel corso del conflitto. L’Italia è stata attiva nel diminuire in prospettiva la dipendenza dal gas russo. Abbiamo parlato della possibilità di mettere un tetto al prezzo del gas, ipotesi accolta con favore, anche se l’amministrazione americana riflette di più su un tetto al prezzo del petrolio che a quello del gas. Ogni iniziativa e ogni provvedimento che si prende su fronte gas e petrolio non deve andare a detrimento degli investimenti sulle rinnovabili. Questo significa un aumento forte, forse addirittura molto più forte degli investimenti nelle rinnovabili, perché la situazione di dipendenza e la necessità di liberarsi dalla dipendenza dal gas è ancora più forte oggi, che qualche mese fa. Da questo punto di vista molto è già stato  fatto dall’Italia, ma l’intenzione è di procedere su questa strada. «Il governo italiano – continua – ha preso numerosi provvedimenti di semplificazione organizzativa, ma non avremo difficoltà a prenderne altri, se non vedremo aumento di installazioni rinnovabili».

Trattare con la Russia per evitare la crisi alimentare

Nel corso dell’incontro tra i due capi di stato non si è discusso soltanto di politiche energetiche, ma anche dell‘imminente rischio, di una crisi alimentare, dovuta al blocco dell’esportazione di granaglie. 

«Altro punto discusso – ha continuato – è stato il pericolo di una crisi alimentare e umanitaria causata dalla scarsità alimentare che è provocata dal blocco delle esportazioni di grani vari da Ucraina e Russia. In ucraina sono bloccati i porti, perché il ministro Lavrov ha detto che sono stati minati i porti. Questo è un primo esempio di dialogo che si costruisce per salvare decina di migliaia di persone nei paesi più poveri. Se ci sono le mine occorre toglierle».

Proteggere poveri e giovani dall’inflazione

Non poteva mancare il tema della crisi finanziaria e il tema dei  tassi di interesse, che sono stati alzati dalla Fed di recente

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«Il compito delle Banche centrali non è facile  – spiega Draghi –devono aumentare i tassi sennò l’inflazione accelera. Se li aumentano troppo fanno precipitare il paese in recessione. Ho visto le dichiarazioni del presidente della Bce e la Lagarde ne è pienamente consapevole, perché ha detto che i tassi possono aumentare tra poco, ma sarà un incremento graduale. Negli Usa c’è un’inflazione che dipende dal fatto che il mercato del lavoro è a pieno impiego, mentre in Europa ha ancora molti margini per crescere. Il passo di normalizzazione sarà diverso per i due paesi. Quello che il governo ha fatto e continua a fare è attenuare la perdita del potere di acquisto su poveri e su giovani».

Draghi poi ha ribadito la necessità del controllo dei prezzi dell’energia:

«L’inflazione è un problema gravissimo negli Usa e in Europa, perché per le sue implicazioni di carattere politico è molto sentito. La Fed sta aumentando i tassi come necessario dato il livello di surriscaldamento dell’economia americana. Il potere di mercato che l’Europa ha come compratore di gas a livello di importazioni è un potere tale che va esercitato e ridurrebbe gli aiuti finanziari a Putin. La stessa riflessione si può fare anche a livello mondiale. L’idea è creare un cartello di compratori o persuadere l’Opec e i produttori a aumentare la produzione».

La recessione è ancora lontana

In merito alla situazione dell’industria italiana il presidente del consiglio si è dimostrato, invece, ottimista.

«Oggi non vedo una recessione – ha detto – e il motivo è che abbiamo chiuso l’anno scorso molto bene e ci portiamo dietro una crescita acquisita, mi pare difficile che ci possa essere. In molti settori l’attività non si è indebolita, mentre il manifatturiero sente mancanza di materie prime e difficoltà con le energie. Situazione di grande incertezza, ma non possiamo dire che andrà al peggio».