In linea con quanto previsto dalla Commissione europea, il governo italiano ha varato un piano per risparmiare gas e luce, visti i problemi di approvvigionamento derivanti dalle tensioni con la Russia. L’Italia punta ad essere indipendente dal Cremlino entro la metà del 2024, con il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani che presentando il piano ha parlato di misure non certo “draconiane” per ottenere maggiore stoccaggio in Italia. Cerchiamo allora di capire cosa prevede il piano italiano per risparmia gas e luce.
Il piano per risparmiare gas e luce
Stando a quanto dichiarato, il progetto di risparmio prevede la riduzione di un grado della temperatura – da 20 gradi a 19 gradi – dei riscaldamenti residenziali pubblici e privati per il prossimo inverno e per gli anni venturi, con la contestuale riduzione di un’ora giornaliera. In questa maniera, secondo le stime, l’Italia otterrà un risparmio di 2,5 miliardi di metri cubi come piano di efficientamento, smarcandosi sempre più dalle forniture dalla Russia, che oggi valgono ancora 30 miliardi di metri cubi.
Le misure descritte non sono ancora inserite in nessun provvedimento e, sempre stando a quanto riferito da Cingolani, si affiancheranno alla necessità di aumentare la capacità di rigassificazione dei tre terminal esistenti, ovvero quello di Panigaglia, Rovigo e Livorno. L’obiettivo è potenziare di 6 miliardi di metri cubi l’autonomia energetica italiana, aggiungendo poi altri 10 miliardi grazie alle due navi galleggianti appena comprate da Snam. Ci sono anche delle tempistiche su quest’ultimo aspetto, con la nave di Piombino che dovrebbe entrare in funzione “entro il primo trimestre 2023”, mentre quella di Ravenna “nel primo trimestre del 2024”. In merito alle previsioni curva dei risparmi, il piano di efficientamento italiano prevede risparmi per 7,3 miliardi di metri cubi nel 2023, 7,9 miliardi nel 2024, 10,9 miliardi nel 2025.
Nel suo discorso il ministro Cingolani è tornato ad affrontare anche il tema del costo del gas, sottolineando l’esigenza di un price cap europeo. “Quanto lo paghiamo? Un botto – ha detto il ministro – I prezzi erano saliti alla stelle anche prima della guerra. Chiamalo nervosismo, domanda-offerta, mismatch, ma anche speculazione: si fa fatica a spiegare questo livelli di prezzo per delle minacce di Putin. Non è economia di mercato ma di guerra e allora il price cap sarebbe utile e visto che l’Europa è il principale acquirente dei gasdotti, si può permettere di fare il prezzo di mercato. Si può pensare anche ad un price cap transitorio – ha aggiunto – da decidere magari se da applicare ad alcuni Paesi o a tutti. Anche un price cap con un prezzo alto potrebbe calmierare l’elettricità, quindi con un impatto importante sull’inflazione. Magari potrebbe essere pure indicizzato bimestralmente”.
















