Il diario digitale nato per gioco ma che adesso “va in cattedra”

Perché la scuola non può essere innovativa, social e user-friendly? Se avete una qualche dimestichezza con quell’obbrobrio del sedicente registro elettronico (che in realtà è digitale) vi siete già risposti da soli. A Milano si dice ofelè fa il tò mesté (pasticciere, fai il tuo mestiere): chi, meglio degli studenti, può sviluppare un’app dedicata alla scuola? È quello che ha pensato Giorgio Morelli, torinese, classe 1998 (il che significa avere alle spalle appena due decenni di vita), fondatore e ceo di WeStudents srl, startup innovativa: «Ero rappresentante di istituto, al Cavour, ma non riuscivo a contattare i ragazzi, perché non avevano Facebook e con Whatsapp c’era il limite dei 128 membri per gruppo. Serviva un mezzo per comunicare con tutti», racconta. Così, subito dopo la maturità, ha trascorso un anno a fare head hunting in tutta Italia, finché è riuscito a mettere insieme la sua squadra: «Siamo in 12, tutti giovani universitari, con competenze diverse, tra sviluppatori, designer, publishers, filmakers, editors… La cosa singolare è che, pur lavorando nell’ambito tecnologico-digitale, la maggioranza ha estrazione classica». La loro app, We Students, “Noi studenti”, rende le “superiori” (che oggi si chiamano “scuola secondaria di secondo grado”) più social: chi la utilizza entra a far parte di una vera e propria community. Le funzioni? Altro che “registro elettronico”: direttamente dal banco, gli studenti possono caricare i voti online, controllare la media generale e delle singole materie, tenere sotto controllo l’andamento scolastico, segnare orario delle lezioni, note, compiti assegnati, verifiche e interrogazioni. E condividere il tutto con gli altri studenti, sfruttando un’interfaccia divertente, efficace e intuitiva. «Offriamo la possibilità di vedere la classe e la scuola connesse, di organizzare eventi e fare sondaggi a cui tutti possono rispondere.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

«Il primo giorno di rilascio abbiamo raggiunto il record italiano nelle 24 ore di un social. Senza aver speso un centesimo in marketing»

Siamo sicuri che tutto questo può cambiare il modo di vivere la scuola», sottolinea il ceo di We Students. Sentir dire a un ventenne cose come «La mia generazione Facebook non lo utilizza, se non per cose specifiche» e che «La generazione dopo la mia, di tre o quattro anni più giovane, non ha mai avuto altro che Instagram, che non dà la possibilità di aggiungere eventi e condividerli», fa un po’ specie. Ma dà la misura di quanto i social siano ormai datati e monchino di funzionalità. Ecco perché, sottolinea Giorgio Morelli, «quando presentiamo il nostro prodotto diamo molte funzionalità per scontate, ma non lo sono affatto per i ragazzi di oggi. Per loro è tutto completamente nuovo e diverso». Il primo giorno di rilascio dell’app, il 24 ottobre, We Students avuto 10.024 download: «È il record italiano nelle 24 ore di un social. E non abbiamo speso un centesimo in marketing», sottolinea Morelli: «Alle tre di notte eravamo in ufficio a sistemare i bug e ci è arrivata la push di Apple che ci posizionava prima di Instagram, secondi solo a Whatsapp come numero di download giornalieri. Abbiamo superato tutte le classifiche delle app dedicate al mondo dell’istruzione, anche come qualità del prodotto». Ma WeStudents è, appunto, “solo” una startup: «Siamo soltanto all’inizio», dice il giovane ceo: «Stiamo iniziando a muoverci, abbiamo programmato e disegnato il modello per renderlo esportabile. Alle spalle non abbiamo nessun business angel, né fondi, né investitori a finanziare il progetto. Adesso siamo in cerca di persone che possano investire su di noi. Cerchiamo qualcuno che ci aiuti a crescere: non coi soldi, ma portando competenze. Il nostro target è quello dei 18-20enni».