Gas liquido

La crisi energetica, i cattivi rapporti con Mosca e la riduzione nelle forniture di gas impongono all’Europa e all’Italia la necessità di trovare delle fonti alternative di approvvigionamento per scongiurare il rischio di rimanere senza le scorte necessarie per affrontare i prossimi mesi e l’inverno che verrà. Si è parlato molto in tal senso della possibilità di sfruttare le riserve di gas naturale dell’Adriatico, ma l’idea delle trivelle nel mare ha fin qui poco convinto il governo italiano che ha infatti deciso di percorrere altre strade. Vediamo dunque qual è la situazione nel Mar Adriatico e chi guarda con interesse ai suoi tesori nascosti.

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Gas, l’ipotesi trivelle nell’Adriatico

L’Italia, come accennato, ha fin qui escluso la possibilità di utilizzare le trivelle nell’Adriatico preferendo investire sull’ampliamento delle infrastrutture dedicate alle importazioni di gnl, mentre la Croazia ha deciso di aumentare l’estrazione di gas dal mare che la divide dal nostro Paese. Più nello specifico, lo scorso 8 giugno la compagnia petrolifera e del gas croata Ina, ha dichiarato di voler investire di miliardi di kune, ovvero 266 milioni di euro, in nuove trivellazioni e piattaforme nell’Adriatico settentrionale che dovrebbero garantirle una minore dipendenza dalla Russia e l’aumento del 20% dell’attuale produzione di gas entro il 2024.

Per la Croazia si tratta di una risorsa priva di concorrenza, visto e considerato che in Italia le attività estrattive in quest’area sono vietate in quanto considerata zona a rischio subsidenza. Più nello specifico si tratta di 40 miliardi di metri cubi di gas naturale (fonte Nomisma Energia), situati a circa 40 chilometri al largo di Venezia, con il blocco imposto dall’Italia che risale alla metà degli anni ’90. Prima di tale scelta la produzione italiana di gas era di 20,6 miliardi di metri cubi (1994), mentre nel 2020 è scesa a 4,4.

Ma quanto gas si potrebbe ottenere dallo sfruttamento delle trivelle nell’Adriatico? Secondo le stime offerte da Nomisma Energia, dai Lidi ferraresi alle Marche, si potrebbero rimettere in moto circa 50 piattaforme in grado di fornire 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee del 2019 frena però questo possibilità, con il governo che ha stabilito che su 123 concessioni minerarie (108 legate al gas) oltre il 70% sono considerate non idonee.