Si chiama “ALT Stazione del Gusto” il progetto di Enilive (Eni Sustainable Mobility), in collaborazione con Accademia Niko Romito. Il primo ristorante in partnership ha aperto al pubblico il 20 settembre a Roma, nella storica stazione di servizio Eni in viale America all’EUR. L’obiettivo è raggiungere 100 aperture nel quadriennio a cominciare dalle principali città italiane. «Crediamo che le stazioni di servizio stiano evolvendo ed è per questo che lanciamo questo nuovo format: un’offerta innovativa, una catena di ristorazione di qualità e accessibile a tutti» dice Stefano Ballista, amministratore delegato di Enilive (Eni Sustainable Mobility). «ALT Stazione del Gusto fa parte del nostro percorso che vuole soddisfare le esigenze delle persone in movimento, tra cui quella della ristorazione di qualità. Con la collaborazione con Accademia Niko Romito vogliamo trasformare un’esigenza in un piacere, con un format perfettamente in linea con la mission di Enilive». «Entrare nel food è un mestiere e da Niko Romito abbiamo imparato moltissimo: il nuovo format di ristorazione parte adesso ma sono già certo che sarà una storia di successo» afferma Giovanni Maffei, direttore commerciale di Enilive (Eni Sustainable Mobility). «Per soddisfare le nuove esigenze delle persone in mobilità, per Enilive è importante modificare l’offerta, cercando di abbinare al rifornimento di carburanti anche tanti servizi legati alla mobilità, come quello di ristorazione e food. Abbiamo messo a punto una fornitura identitaria di servizi grazie alla quale la stazione si trasforma e diventa un hub di mobilità. Oltre alle stazioni di servizio valuteremo con Accademia Niko Romito l’entrata dei ristoranti ALT Stazione del Gusto anche in aeroporti e stazioni ferroviarie. Ci vorrà tempo e sarà uno step successivo». «Per ALT ho immaginato un modello di ristorazione su strada perché le strade sono di tutti» spiega Niko Romito, cuoco 3 stelle Michelin e imprenditore. «Volevo lavorare ad un’offerta di cucina popolare, con piatti facilmente comprensibili, che avessero un’accezione quasi domestica e un approccio creativo, di qualità. Ho realizzato quello che io stesso vorrei trovare quando per lavoro viaggio e mi sposto: un menù che, dalla colazione alla cena, possa soddisfare il viaggiatore, il motociclista, la famiglia che transita, chi si ferma per un pranzo di lavoro in un’atmosfera informale o chi vuole portare via una merenda, del buon pane o un pollo fritto».

ALT Stazione del Gusto, creato da Romito nel 2018, è un modello di ristorazione unico nel suo genere. Applica la creatività e la tecnica di un cuoco italiano simbolo di ricerca e sensibilità gastronomica, in un format di ristorazione popolare di cucina italiana su strada. In un’atmosfera informale e accogliente, il menu di ALT Stazione del Gusto si declina dalla colazione alla cena in una serie di proposte da gustare seduti al tavolo o da asporto che rendono la sosta nelle stazioni di servizio Enilive golosa e di qualità.

Per Enilive (Eni Sustainable Mobility), la collaborazione con l’Accademia Niko Romito si inserisce nel percorso di rinnovo e ampliamento dell’offerta di servizi nella rete dei suoi oltre 5.000 punti vendita in Europa, cui prevede di aggiungerne 300 entro il 2026, di cui oltre 4.000 in Italia: le stazioni Eni oggi sono diventate ‘mobility point’ in grado di soddisfare un numero sempre maggiore di esigenze delle persone in movimento, attraverso la messa a disposizione di servizi che consentono ai clienti di trasformare la sosta per il rifornimento tradizionale o elettrico da necessaria a utile. In particolare, nel punto vendita di viale America è disponibile un’area dedicata alla ricarica dei veicoli elettrici attraverso tre colonnine di Plenitude il cui avvio e pagamento potranno essere effettuati anche direttamente nel ristorante ALT Stazione del Gusto. Lo spazio che in precedenza era occupato dalla pensilina e dagli erogatori dei carburanti è stato trasformato in un’ampia e comoda area sosta per i clienti del nuovo ristorante, anche con stalli dedicati al car sharing Enjoy.

Eni ritiene che la decarbonizzazione del settore dei trasporti possa essere raggiunta con successo se si utilizzano, secondo il principio della neutralità tecnologica, tutte le soluzioni e i vettori energetici disponibili. Tra questi vettori energetici, i biocarburanti – oltre a essere un esempio di economia circolare applicata alla mobilità – hanno un ruolo fondamentale perché possono dare un contributo immediato alla riduzione delle emissioni del settore dei trasporti, non solo su strada, ma anche per il trasporto aereo, marittimo e ferroviario, in quanto sono già oggi disponibili e utilizzano le infrastrutture esistenti. Possono, quindi, accompagnare il progresso e la diffusione di altre tecnologie come la mobilità elettrica, incluso lo sviluppo delle relative infrastrutture di distribuzione, e sono una soluzione di lungo termine per i settori definiti “hard to abate”, come la mobilità pesante, l’aviazione, il trasporto marittimo e ferroviario.

Enilive (Eni Sustainable Mobility) ha l’obiettivo di fornire servizi e prodotti progressivamente decarbonizzati per la transizione energetica, accelerando il percorso verso l’azzeramento delle emissioni lungo il loro intero ciclo di vita. In questo modo, la società contribuisce all’obiettivo di Eni di raggiungere la carbon neutrality al 2050, in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Oggi in oltre 500 stazioni è disponibile HVOlution, il primo diesel di Enilive (Eni Sustainable Mobility) prodotto con 100% di materie prime rinnovabili (ai sensi della Direttiva (UE) 2018/2001 “REDII”). HVOlution può contribuire all’immediata decarbonizzazione del settore dei trasporti, anche pesanti, tenuto conto delle emissioni sull’intera filiera del prodotto, perché utilizzabile con le attuali infrastrutture e in tutte le motorizzazioni omologate, cioè compatibili con prodotto di specifica EN 15940 (XTL) (verificabile sul manuale d’uso dell’auto). Infatti gli olii vegetali che vengono utilizzati per la produzione di biocarburanti HVO sono ottenuti da colture che nel loro ciclo di vita hanno assorbito CO2 dall’atmosfera. Di conseguenza, la CO2 emessa dai biocarburanti HVO durante l’uso è quella assorbita e quindi non vi è immissione di “nuova” CO2 in atmosfera. Inoltre, nel caso delle cariche cosiddette “waste & residues” (scarti e residui) come ad esempio gli oli alimentari esausti o gli scarti di lavorazione di oli vegetali, vi è un ulteriore guadagno di CO2 dato dal fatto che viene evitata la produzione di CO2 derivante dal processo di smaltimento del rifiuto. In sostanza, ai sensi dei criteri di calcolo delle emissioni stabiliti dalla normativa vigente (ad esempio REDII), l’unica CO2 da conteggiare nella catena del valore dei biocarburanti è quella dovuta alla loro lavorazione ed al loro trasporto, e ciò permette una riduzione delle emissioni di CO2 su tutta la catena del valore rispetto al fossile di riferimento di percentuali che vanno dal 60 al 90% in base alla carica utilizzata.