RENATO VICHI INTESA SAN PAOLO

Elezioni alla presidenza Ferpi, è baruffa. Si vota per il rinnovo delle cariche e, manco a dirlo, la base si spacca sui due candidati che scendono in campo per contendersi la presidenza. La commissione elettorale e di garanzia della Federazione, come suol dirsi “nel rispetto dello Statuto e del Regolamento per l’elezione degli Organi Sociali dell’associazione”, comunica ai candidati tutte le tappe elettorali e le relative scadenze “entro” le quali manifestarsi: le ore 24 del 22 maggio, scadenza per la presentazione della candidatura alla presidenza; le ore 24 del 20 giugno, scadenza per la presentazione della lista dei 15 componenti del Consiglio Direttivo Nazionale. Tutte comunicazioni via Pec della Commissione ai candidati accettate e non contestate.

Renato Vichi si candida in tempo, Filippo Nani no

Il candidato presidente Renato Vichi, direttore affari istituzionali e comunicazione esterna della divisione banche estere di Intesa Sanpaolo, rispetta la scadenza del 20 giugno. Il candidato Filippo Nani, imprenditore del settore con una dinamica agenzia vicentina, invia la propria lista il giorno dopo. E viene escluso dalla competizione.

In prima battuta si scusa del ritardo, sottolineando che non è nato da altro che da un intoppo di tipo tecnico-pratico, e protesta la sua buona fede; poi però si rimanifesta e sostanzialmente chiede che sia “interpretato” a suo vantaggio, ai sensi di una particolare lettura di un passaggio dello Statuto, il lasso di tempo previsto dallo Statuto stesso tra l’accettazione della candidatura e la presentazione della propria lista.

Ormai non ci si misura nelle elezioni, ma ci si difende

Gli animi si accendono, prevalgono le opposte interpretazioni e alla Commissione non resta che coinvolgere un legale super partes, il quale conferma che quell’”entro” su cui s’incardina la protesta dell’escluso non ha alcun fondamento statutario. La Commissione elettorale di garanzia ha agito nel rispetto dello Statuto e del Regolamento. E per i vertici uscenti, almeno la reputazione dell’Associazione è stata salvaguardata.

La morale della favola? Che dev’esserci un baco, nel sistema: perché ormai non soltanto in politica ma anche nel mondo privato italiano si è viralmente diffusa la tendenza a non misurarsi nelle elezioni, ma difendersi dalle elezioni.

L’abbiamo visto negli ultimi anni con i commissariamenti di colossi istituzionali come l’Ordine dei commercialisti, a lungo incapace di votare pacificamente il rinnovo dei vertici; l’abbiamo visto con lo stallo di ben un anno indotto da una serie di forzature procedurali nel rinnovo del consiglio dell’ente previdenziale Enasarco.

E adesso, più in piccolo ma non per visibilità, c’è anche la Ferpi.

Nessuno vuole ammettere di aver perso le elezioni

Sportivamente, sia pur sacramentando in cuor proprio, il concorrente sfortunato in casi del genere si ritira in buon ordine: la vita è lunga, e ogni lasciata è recuperabile. Forse non è quel che accadrà in questo caso, perché l’escluso dalla Pec cinica e bara potrebbe comunque fare ricorso, un ricorso in tribunale, di quelli che non si negano a nessuno… Si vedrà.

Insomma, una piccola bega, in sé di modestissimo interesse, se non per gli addetti ai lavori. Ma, pur nel suo piccolo, conferma quella strisciante immaturità democratica molto italiana (anche se poi all’estero, quando ci si mettono, si esprimono alla grande: si veda alla voce Trump) per la quale nessuno ammette mai di aver perso le elezioni, magari per imperizia o sfiga procedurale, e quando la cosa diventa innegabile si butta la palla nella tribuna dei ricorsi.