Il 24 febbraio il Nasdaq ha annunciato che “la tokenizzazione del mondo inizia ora”. Nel primo trimestre del 2022 i venture capitalist hanno investito 25,2 miliardi di dollari in startup legate alla tecnologia blockchain, e nel 2023 le aziende spenderanno più di 121 miliardi di dollari in realtà virtuale (VR), realtà aumentata (AR) e realtà Mista (MR). I segnali sono chiari: le tecnologie che ruotano attorno al metaverso attraggono idee, capitali ed interesse a livello globale.

È questa quindi la nuova rivoluzione digitale?

Se tra le prime applicazioni nel metaverso troviamo casi che ci fanno chiedere, con un sorriso, se abbiamo davvero individuato bisogni inespressi dei quali sentivamo la necessità, dobbiamo andare oltre, rompere gli schemi e guardare all’essenza di questa rivoluzione, andare al cuore del cambio di paradigma. L’internet come lo conosciamo è infatti basato sul principio della democratizzazione e della replicabilità, mentre la convergenza di più tecnologie (NFT, blockchain, IoT, VR, AR, etc) nel metaverso porta alla nascita di un WEB 3.0 basato sui principii di scarsità e unicità. Quella che si sta delineando è una commistione del mondo digitale e quello fisico: possiamo comprare un capo Adidas in formato digitale, un oggetto unico e non replicabile grazie a blockchain e NFT, che può essere convertito in un capo fisico da indossare anche nella vita reale.

Le monete digitali sono state il primo passo, il primo esempio di oggetto digitale che rispetta il principio di scarsità e unicità, un oggetto digitale unico che può essere posseduto e trasferito. “Tokenizzare il mondo” vuol dire che è possibile portare nel mondo dell’internet elementi tipici di quello fisico quali proprietà intellettuali, diritti commerciali, ma anche oro, diamanti e qualunque altro oggetto fisico, facendo però leva su velocità di commercializzazione e costi tipici di un messaggio whatsapp. È questa combinazione il valore alla base del successo annunciato.

Metaverso cos’è

Il metaverso non è altro che uno spazio in cui è possibile interagire con oggetti virtuali nella vita reale, con informazioni istantanee in un luogo dove il contenuto digitale è sovrapposto a quello materiale. Filosoficamente ed etimologicamente parlando risponde ad un bisogno innato nell’essere umano di esplorare nuovi universi, di andare oltre il conosciuto. Non è un caso, infatti, che il metaverso sia nato nel settore dei videogiochi, dove milioni di giocatori, tramite il proprio avatar, esplorano un universo digitale in cui interagiscono con altre persone, comprano oggetti virtuali, evolvono e cambiano, creando una “vita digitale” unica e non replicabile da nessun altro. Oggi l’87% della GenY, l’83% millenial e il 79% GenX sono giocatori: il passaggio dai videogiochi ad altre esperienze di vita nel metaverso sarà naturale.

Per le aziende a marchio il metaverso diventa un tassello fondamentale per costruire la propria brand reputation e generare nuove modalità di fan engagement che includano esperienze multisensoriali. Da non sottovalutare infatti l’aspettativa di un’identità vocale del brand avanzata da quella generazione Alpha che ha imparato le tabelline con Alexa e che dialoga costantemente con assistenti vocali.

Benetton ha lanciato il primo negozio nel metaverso

Ad esempio, Benetton ha lanciato il primo negozio nel metaverso affiancandolo allo store fisico di Milano per sperimentare l’omnicanalità diffusa, cioè la circolarità tra mondo digitale e fisico, con l’intento di offrire un ponte dimensionale tra presente e futuro, tra reale e virtuale, passando attraverso un’esperienza di brand sempre più immersiva e soprattutto vicina al linguaggio dei giovani.

Nel negozio virtuale non si possono fare – ancora – acquisti ma accumulare QR code tramite esperienze di gaming, da spendere poi nel negozio fisico. Le squadre di calcio hanno lanciato i “token fans”, che permettono così ai fan di essere parte attiva della community e della squadra tramite l’accredito secondo le quote fan acquistate e partecipando addirittura attivamente ad alcune decisioni della squadra tramite sondaggio. Inoltre, queste tecnologie convergenti abilitano nuovi modelli di business.

Ad esempio, un brand dell’alta moda potrebbe emettere NFT digitali ai quali sono associati anche prodotti fisici e questo, non solo risolverebbe in gran parte il problema del mercato del falso, ma consentirebbe al marchio di guadagnare sul mercato secondario nel momento in cui l’oggetto viene venduto ad un altro utente che ne riconosce un valore superiore rispetto a quello iniziale. Con questa logica è nato ad esempio Luxfi, il primo marketplace del lusso basato su NFT, che permette agli utenti di comprare, investire e anche rivendere oggetti, con interessanti opportunità di business nel mercato secondario.

“Made in Italy”, il potenziale del metaverso  è immenso

Possiamo raggiungere consumatori in tutto il mondo, offrendo esperienze immersive e multisensoriali, garantendo l’autenticità dei nostri prodotti, la completa tracciabilità della filiera e la possibilità di aggiungere nuove fonti di fatturato tramite nuovi modelli di business, come aste, tirature limiate o proventi da vendite nel mercato secondario.

E quello che possiamo immaginare oggi è solo una piccola parte di quello che potrà essere: siamo in sostanza di fronte al verificarsi di una singolarità, di cui conosciamo le condizioni di partenza e intuiamo che piccoli cambiamenti possono provocare impatti esponenziali.

La rivoluzione è iniziata ed è il momento ora di essere tra coloro che plasmeranno questo nuovo futuro.