«E-cig: nessuno vuole affossare il comparto»

«Mi hanno minacciata di morte, mi hanno detto che avrei fatto la fine di Berlusconi quando è stato colpito dalla statuetta e tutto questo solo per aver cercato di tutelare la salute dei consumatori di sigaretta elettronica». Non ci sta a passare per la responsabile della “morte” di un commercio, quello delle e-cig, Simona Vicari, senatrice di AP che è la firmataria di un emendamento per vietare la vendita online di prodotti a base di nicotina e per aumentare i controlli.

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Senatrice, ci racconti che cosa è successo.

Si tratta di una questione molto complicata. Quando ero sottosegretaria al MISE avevo la delega alla contraffazione e abbiamo portato avanti tantissime campagne per informare l’opinione pubblica. Quando poi, una volta dimessami dal mio ruolo, sono tornata al Senato, sono entrata in Commissione Bilancio e lì mi si è aperto un mondo: mi sono arrivate segnalazioni di negozi per bambini che vendevano il liquido per le sigarette, altri che mi avevano segnalato che questi stessi liquidi venivano assemblati direttamente dal rivenditore che riceveva bidoni dall’Africa. 

E quindi che cosa ha pensato fosse giusto fare?

Ho presentato un emendamento che aumentava l’Iva sui liquidi per le sigarette elettroniche permettendone la vendita solo presso i tabaccai. Questo da un lato aumentava il prezzo finale per il consumatore, ma dall’altro lo rendeva anche più sicuro, con una provenienza certificata e la certezza del rispetto delle norme CEE.

Ma poi la Corte Costituzionale ci ha messo lo zampino…

Quando ho presentato l’emendamento in Parlamento c’è stato grande entusiasmo: si è scoperto che c’era un’evasione altissima che magari avremmo potuto arginare. Si pensava che con la vendita delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica ci sarebbero state nuove entrate per oltre 100 milioni, ma in realtà eravamo fermi a circa 5 milioni. Quello che non sapevo e che fermo presso la suprema Corte c’era un ricorso per normare questo settore. Il giorno dopo l’approvazione del’emendamento, la Corte Costituzionale ha deliberato, applicando un’Iva enorme ai liquidi e alle sigarette elettroniche, estendendo il tutto anche ai liquidi senza nicotina. Lo spirito sarà anche stato simile al mio, ma certo c’è stata eccessiva severità. Ma io non ho colpa di questo provvedimento.

C’è chi la accusa di aver voluto aiutare le sigarette tradizionali e chi la incolpa di non aver tassato la IQOS di Philip Morris.

Ma quella si vende già dal tabaccaio, e quindi non c’è nessun tipo di aiuto nei confronti di quel prodotto. E poi la mia idea era quella di rafforzare la rete esistente di distribuzione, con la creazione di soli rivenditori autorizzati. Piuttosto, c’è da considerare un altro aspetto.

Ci dica

Le “svapo”, per come sono vendute adesso, diventano un nuovo vizio il cui destinatario sono i giovani. Il Moige, per esempio, mi ha ringraziato moltissimo per aver realizzato questo emendamento. Mi rifiuto di pensare che si debba educare un ragazzo a fumare sigarette elettroniche: faranno pure meno male di quelle tradizionali, ma pur sempre di un vizio si tratta. 

E poi c’è la vicenda delle minacce

Sapevo già che il mio emendamento avrebbe dato fastidio a qualcuno, soprattutto a chi, dal 2014 a oggi, non aveva praticamente versato imposte a discapito dei rivenditori onesti che invece pagavano eccome. I negozi tradizionali non chiudono, sono quelli abusivi e online che vengono smantellati. Io sono finita al centro di minacce di morte, tantissimi hanno inondato i miei profili di scritte ingiuriose. Non so se ci siano dietro gli interessi di qualche lobby, certo che si sono attrezzati molto bene per cercare di darmi quanto più fastidio possibile. Le persone sane non hanno nulla da temere, il mondo della criminalità che si nasconde dietro la vendita online è sicuramente rimasta colpita dal mio provvedimento.

Senatrice ma lei fuma?

Sì, ma voglio smettere. E da tre mesi provo tutte le sigarette elettroniche in circolazione per capire quale sia la migliore.