Mentre l’industria delle telecomunicazioni continua a cambiare rapidamente in risposta al Covid-19, le donne sono tristemente sottorappresentate nelle posizioni di leadership del settore. La crisi del Covid-19 ha portato ad una forte accelerazione dell’industria delle telecomunicazioni. Le imprese di servizi di rete che forniscono infrastrutture e servizi critici si sono trovate al centro di un mondo sempre più dipendente dalle comunicazioni digitali. Queste imprese hanno infatti giocato un ruolo basilare nella trasformazione digitale accelerata che ha permesso alle organizzazioni di continuare le proprie attività anche da remoto, consentendo a settori come l’e-commerce e la sanità di fornire servizi vitali e agli individui di connettersi con le comunità. Ma la parità di genere è ancora lontana nel settore. Per esempio, nel 70% delle organizzazioni telco meno del 30% dei ruoli tecnici sono ricoperti da donne. Solo due importanti organizzazioni telco (Colt Technology Services e Orange) hanno CEO donne in Europa.

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Per Keri Gilder, CEO di Colt Technology Services, l’inclusione e la diversità sono temi cruciali. Nel suo primo giorno in Colt ha tenuto un evento per un network femminile, Network 25, e da allora è stata una forte sostenitrice della rete e dei suoi eventi. Diventata CEO nel maggio 2020, Keri ha costruito la strategia di inclusione e diversità di Colt ponendola al centro dell’attenzione. Keri è anche responsabile del Consiglio per l’inclusione e la diversità di Colt, che riunisce tutti i gruppi di dipendenti per guidare un cambiamento reale. Nel 2020, Keri è stata nominata presidente del TM Forum’s Diversity and Inclusion Council, un progetto di collaborazione globale che si pone l’obiettivo di rendere il settore delle telecomunicazioni il più vario e inclusivo possibile.

È una realtà ancora oggi che la maggior parte delle imprese di telecomunicazioni hanno permesso l’evoluzione di culture e modelli di reclutamento che privilegiano gli uomini. Ma Keri Gilder, CEO di Colt, ha esortato l’industria delle telecomunicazioni a intraprendere azioni più serie sulla diversità e l’inclusione. Su 31 aziende di telecomunicazioni, cinque amministratori delegati – di cui lei è uno  – sono donne. Sessanta dei 230 top executive sono donne e di queste, 20 sono in posizioni tradizionalmente femminili come le risorse umane. Solo tre aziende hanno più del 30% di rappresentanza femminile nei team di top management: Colt è una di quelle, con il 50% di rappresentanza di genere nel management team.

Intervista a Lavinia Danisi, Marketing Communications Manager South Europe presso Colt, per l’8 marzo

Come vivi il tuo ruolo di donna in un’industria tradizionalmente maschile?

Fortunatamente il mondo sta cambiando e da quello che vedo sono sicura che la mia generazione stia vivendo questo cambiamento da protagonista. Noi, come donne in questo specifico momento, siamo davvero le fautrici di questo cambiamento. Sono personalmente impegnata e attiva nell’organizzazione di iniziative di sensibilizzazione sull’importanza di uno spazio di lavoro equilibrato dal punto di vista del genere: l’eccellenza è raggiungibile solo quando ci si sostiene a vicenda e si collabora in un ambiente culturale che valorizzi le diversità. Sto vivendo tutti questi progetti con entusiasmo e passione insieme ad una buona dose di stress positivo, proprio per la consapevolezza del ruolo che stiamo giocando. Inoltre, nella mia carriera ho avuto il privilegio di lavorare con uomini illuminati che hanno sempre valorizzato il mio punto di vista e creato le condizioni perché potessi crescere e prosperare.

Il vostro CEO è una donna. Credi che ci sia bisogno di più donne nella leadership? Come possiamo avere più donne che ricoprano questo ruolo?

Abbiamo sicuramente bisogno di un maggiore equilibrio nei ruoli di leadership e, nello specifico in Italia, ancora oggi questo significa più donne. Ci sono diversi studi che evidenziano come avere opinioni e punti di vista diversi in azienda porti davvero alla crescita in termini di business. Per raggiungere tale obiettivo, da un lato abbiamo bisogno che più donne si candidino nelle aziende telco e nell’industria tecnologica: i brand avrebbero bisogno di rinnovare la loro immagine e il loro posizionamento per essere attraenti anche per le donne e cambiare il loro linguaggio tradizionalmente maschile. Dall’altro lato, dobbiamo strutturare un percorso di carriera che permetta alle donne di crescere all’interno dell’azienda, incoraggiandole a candidarsi per ruoli di leadership, aiutandole ad avere fiducia in se stesse con programmi di mentoring e coaching e fornendo strumenti adeguati a gestire l’equilibrio tra lavoro e vita privata. In Colt sono fortunata perché il nostro CEO è una donna ed è un forte modello che ispira tutti i dipendenti ogni giorno.

Qual è la tua raccomandazione e il tuo consiglio alle donne italiane che vorrebbero trovare un buon lavoro nel settore IT/Telco oggi?

Tra i consigli alle giovani donne italiane che vogliono lavorare nei settori tecnologici oggi, suggerisco la padronanza di almeno una lingua straniera, principalmente l’inglese. In secondo luogo, le donne dovrebbero prepararsi bene, lavorare sodo ed essere coraggiose nel candidarsi alle offerte di lavoro anche senza possedere tutti i requisiti richiesti: spingetevi fuori dalla vostra zona di comfort perché o si vince o si impara, non si perde/fallisce mai. Infine, applicate per Colt.

Perché hai scelto di lavorare nell’industria telco? Perché proprio Colt?

Il settore delle telco è stato quella che sicuramente ha dato il più forte contributo nel collegare persone, idee, aziende, istituzioni e paesi. Il mondo si sta evolvendo più velocemente e meglio di prima anche grazie a questa grande comunità mondiale creata dalle telco. Lavorare per una telco significa anche essere coinvolti in tutti gli altri settori, ognuno dei quali ha un forte bisogno di servizi telco. Per le aziende, i servizi di telecomunicazione sono fondamentali per l’evoluzione, lo scambio di conoscenze, idee e prodotti. In questo contesto, Colt è un’azienda veramente internazionale che mi ha dato fin dal primo giorno l’opportunità di lavorare con colleghi all’estero, viaggiare, aprire la mente e parlare inglese (e lo adoro!). È anche un’azienda davvero diversificata e inclusiva, dove tutti possono essere autentici, esprimere il proprio potenziale e sentirsi apprezzati. Esiste un ecosistema positivo perché le persone sperimentano il senso di appartenenza a un’azienda così attenta come Colt e ne sono entusiaste.