E se il Covid alla fine livellasse il gender gap?

Il 52% delle donne che lavorano nel settore del credito non è a conoscenza delle norme a loro tutela, dal divario retributivo certificato, ai casi di violenza psicologica e verbale registrati sui luoghi di lavoro. È quanto emerge da un’indagine condotta dal Coordinamento Nazionale Donne & Pari Opportunità di UNISIN/CONFSAL, presentata oggi nell’Aula Magna dell’Università Roma Tre – Facoltà di Lettere e Filosofia, nel corso del convegno “Il futuro possibile: lavoro, parità, innovazione, sostenibilità. Contro ogni violenza e discriminazione”. Dallo studio è emerso che più del 50% degli addetti è formato da donne. Sono ancora meno le donne che ricoprono posizione come quadri direttivi (35%). Il 18% svolge ruoli dirigenziali.

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Donne ancora discriminate sul lavoro

L’indagine ha riguardato un campione di donne distribuito su tutto il territorio italiano. Il 44% delle intervistate è della Lombardia. In Toscana le partecipanti rappresentano il 20%. L’8% circa In Veneto. Abruzzo Liguria e Trentino sono tra le regioni con il numero minore di partecipanti (poco più dello 0%). Per quanto riguarda la distribuzione in base alla fascia d’età. Più del 50% hanno da 46 a 55 anni. Il 27% circa da 31 anni a 45 anni. Solo il 20% supera i 56 anni d’età. Il dato più basso si registra tra le partecipanti con un’età inferiore ai 31 anni (poco più dell’1%).

Il 53% riesce a conciliare lavoro e vita privata

Dall’indagine emerge inoltre, che la maggior parte delle donne lavoratrici riescono a conciliare lavoro con la vita privata (circa il 64%), contro il 31% che dichiara di non essere in grado di gestire i carichi familiare. Il dato sorprendente è che più della metà delle partecipanti non si sente realizzata (53%). Solo il 38% afferma il contrario. Pesa il dato riguardante le discriminazioni di genere. Il 23% ha dichiarato di averle subite. Il 10% percepisce nell’azienda in cui lavora un rischio legato alle violenze di genere.

Lo smart working è lo strumento più utile

Infine, per quanto riguarda gli strumenti utili a conciliare le esigenze lavorative e personali, il 37% vuole continuare ad usufruire dello smart working. Il 30% evidenzia l’importanza di avere orari flessibili. Il 25% sceglierebbe il part-time. L’8% dichiara di aver bisogno di strumenti alternativi.