Economy magazine

Solo 400mila nuovi nati in Italia secondo l’Istat: un dato preoccupante perché in costante diminuzione e perché registra un’incisiva distanza con le esperienze dei Paesi limitrofi, ad esempio la Francia dove le nascite nell’ultimo anno sono state 720mila.

Denatalità Italia, cause e soluzioni

La denatalità è un problema che attanaglia il Bel Paese, con pesanti ricadute sociali ed economiche. L’inverno (o inferno) demografico che stiamo attraversando ci porta verso una riduzione della spinta innovativa all’impresa, da un lato, e a un aumento della spesa previdenziale, dall’altro. In breve, la nostra economia decelera.

E’ urgente, dunque, intervenire sulle cause di questa minaccia. Perché facciamo meno figli? «La nascita di un figlio rappresenta la seconda causa di povertà, e la cura e l’educazione di un bambino hanno un costo medio di 170mila euro fino all’età di 18 anni» ha dichiarato Gigi De Palo, Presidente Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari e della Fondazione per la Natalità, all’evento di Comin & PartnersFamily Affairs. La denatalità tra tutela del lavoro e scelte consapevoli”.

Gender gap porta a fare meno figli

E’ chiaro, dunque, che incentivi economici alla genitorialità possano fare la differenza. Non solo. I dati dimostrano che nei territori dove è più alto il tasso di occupazione femminile, aumentano le nascite. La stabilità finanziaria aiuta le famiglie a crescere. E allora perché il gender gap galoppa? Perché ancora troppo spesso alle donne è richiesto di scegliere tra carriera e vita familiare. Perché manca una rete di supporto alle mamme, per esempio una rete capillare e accessibile di servizi per l’infanzia.

Per promuovere un’organizzazione sana della vita familiare, compatibile con lo sviluppo professionale di entrambi i genitori, è necessario un cambio culturale che consideri la genitorialità come un impegno condiviso e non un sacrificio della donna quale unica caregiver del focolare.

Parità di genere in Italia aiuterebbe l’economia

Effettivamente, dal mondo dell’impresa arrivano dati rassicuranti in termini di equilibrio di genere, soprattutto ai livelli più alti. L’ultimo rapporto di Manageritalia, infatti, registra un aumento del 12% delle donne manager. Eppure dal Codice Appalti rischiano di sparire le tutele alla parità di genere. Si tratterebbe di un passo indietro svantaggioso per l’economia tutta, visti i benefici che l’inclusione porta negli ambienti lavorativi.

Un’inclusione che fa bene non solo in relazione al genere. Una gestione dell’immigrazione che incentivi l’integrazione lavorativa potrebbe contribuire a sanare la della denatalità, ma anche, in alcuni ambiti, a sopperire alla mancanza di professionalità richieste dal mercato. Insomma, è tempo di una riflessione profonda e di soluzioni strutturate. L’Italia di domani si decide oggi.

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Vice Presidente e Co-fondatrice di Comin & Partners. Ha un’esperienza internazionale di relazioni istituzionali, comunicazione corporate, relazioni con i media e promozione culturale. Impegnata attivamente anche nelle attività di sostenibilità e nel raggiungimento della parità di genere nelle aziende. Nella sua carriera ha ricoperto i ruoli di Direttore Comunicazione e Relazioni esterne della Fondazione La Biennale di Venezia, di AlmavivA, di Expo 2015 e d è stata Capo Ufficio Stampa dei periodici Mondadori. Attualmente siede nel board della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (GNAM) e collabora come docente con la Business School della LUISS Guido Carli di Roma. È nel comitato di indirizzo del corso di laurea in comunicazione della LUMSA di Palermo. Membro del board di Venetian Heritage e consigliere per la comunicazione di Diplomatia.

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