Erano i favolosi anni ’60 quando Walt Disney, all’apice del successo, commissionò a Rolex una linea fuori mercato. Il modello? Un Oyster Date con referenza 6694, con datario a ore tre e lente Cyclope, cassa in acciaio da 36 mm. Con Topolino stampato sul quadrante. Ma se a un’asta o in un negozio incappate in un “Rolex Mickey Mouse” con le braccia che segnano l’ora è sicuramente un fake. E comunque, fateci caso: se osservate bene le foto di Walt Disney, non lo vedrete mai senza un Rolex al polso. Cos’aveva di tanto speciale il Datejust di Walt Disney, oltre a essere, nel 1945, il primo cronometro da polso automatico impermeabile al mondo a indicare la data all’interno di una finestrella posta sul quadrante? L’oro, per esempio.
Metalli preziosi “home made”
Sapevate che Rolex ha una sua fonderia interna, in cui realizza leghe d’oro della massima qualità e dotate di proprietà uniche? Al suo stato puro di 24 ct., infatti, l’oro è troppo malleabile. Nasce così l’oro 18 carati di Rolex, una lega nobile composta per 750‰ (millesimi) di oro puro. In funzione della proporzione d’argento, rame e altri elementi aggiunti, si ottengono diverse varietà di oro 18 ct.: oro giallo, oro rosa oppure oro bianco. Solo i metalli più puri, meticolosamente controllati internamente con mezzi all’avanguardia – vengono legati tramite fusione in un crogiolo a oltre 1.000 °C, secondo formule tenute segrete, per produrre leghe di oro giallo, bianco o Everose 18, la lega esclusiva (e brevettata da Rolex nel 2005) di oro rosa 18 ct. che deve il suo colore unico – una sfumatura rosa caratteristica – alla sua composizione. Ogni lega liquida è versata in un setaccio in grafite e dà origine a gocce che si trasformano istantaneamente, per via del raffreddamento in un contenitore d’acqua, in piccole sfere d’oro chiamate “granelli”, che dopo una seconda fusione, vengono trasformati in barre poi messe in forma durante la fase di apprêtage (la finitura). L’oro è deformato, compresso, trafilato mediante laminatura o trafilatura, sottoposto a nuove fasi di cottura, fino a ottenere lastre, tubi, profilati o fili per la produzione di carrure, fondelli, lunette ed elementi dei bracciali. Una fase essenziale, questa, che conferisce al metallo le proprietà e le caratteristiche meccaniche, dimensionali ed estetiche ottimali per le fasi successive della produzione.
L’Oystersteel è una superlega adatta all’impiego nell’industria aerospaziale. Rolex l’ha creato ed è stato il primo brand a autilizzarlo
E se l’oro vi sembra poco, c’è sempre il Platino estratto in Sudafrica e in Russia, eccezionalmente resistente alla corrosione. Paradossalmente, però, è anche duttile, elastico e altamente malleabile, ragion per cui la lavorazione e la lucidatura risultano essere operazioni molto delicate: le operatrici e gli operatori Rolex addetti alla finitura dei bracciali e delle carrure sanno bene quanta esperienza occorra per dedicarsi alla lucidatura del platino. Rolex impiega il platino 950, una lega a 950‰ (millesimi) di platino generalmente addizionato con del rutenio, soprattutto per il Day-Date, l’orologio più prestigioso della collezione Oyster.
L’Oystersteel
Funzionare perfettamente conservando tutta la sua bellezza anche negli ambienti più ostili. È per questo che Rolex produce “in casa” anche l’acciaio Oystersteel, che appartiene alla famiglia degli acciai 904L, superleghe che trovano la loro principale applicazione nei settori ad alto contenuto tecnologico, nell’industria aerospaziale e in quella chimica. Rolex è stato il primo produttore di orologi a utilizzarlo, nel 1985. Il processo di fabbricazione richiede il massimo rigore. Dopo una prima colata, la lega è nuovamente fusa sotto vuoto per renderla pura ed eliminare qualsiasi inclusione che potrebbe compromettere la sua resistenza alla corrosione. Rolex controlla all’interno la qualità di ogni colata attraverso un microscopio elettronico a scansione che individua anche il minimo difetto di struttura o di superficie. Che si tratti del taglio delle lastre, della loro messa in forma mediante stampaggio o della lavorazione dei componenti, le caratteristiche fisiche e la grande resistenza dell’acciaio Oystersteel hanno richiesto lo sviluppo di attrezzature e strumenti specifici e di particolari metodi di lavorazione. I trattamenti termici agevolano la modellatura della materia. Per la fase di stampaggio sono stati sviluppati strumenti estremamente duri, alcuni in carburo di tungsteno e rivestiti di uno strato antiusura.
Gemmologi di precisione
Internamente all’azienda esiste anche un vero e proprio dipartimento di gemmologia e incastonatura. Le pietre sono sottoposte ai severi protocolli di controllo, attraverso numerosi apparecchi di analisi, alcuni dei quali appositamente sviluppati per le necessità della manifattura. I diamanti, per esempio, sono sempre testati ai raggi X per confermarne l’autenticità e la purezza, ovvero la presenza o l’assenza di inclusioni. Rolex sceglie unicamente diamanti classificati IF – Internally Flawless –, il gradino più alto delle principali scale di purezza utilizzate in gemmologia, i più incolori, compresi nelle classi più alte, da D a G, sulla scala del Gemological Institute of America. Una volta selezionate le pietre migliori, vengono sottoposte al taglio. Un’operazione cruciale: è la simmetria delle faccette e la loro geometria che determina il modo in cui la luce penetra nelle gemme e ne fuoriesce dopo essersi riflessa sulla faccetta inferiore della pietra. Il taglio viene poi controllato dai gemmologi, dopodiché le pietre sono messe a disposizione degli incastonatori. I loro gesti rivaleggiano con quelli degli orologiai in quanto a precisione: con pazienza, che si tratti di pavè, castone ribattuto (il serti clos), binario o baguette, gli incastonatori fissano le gemme una a una fino a ottenere l’armonia ideale di colori e riflessi e il posizionamento ottimale; gli scarti tollerati non devono superare i 2 centesimi di millimetro, ossia circa un quarto dello spessore di un capello. A questo punto, con un gesto preciso, i frammenti di metallo lasciati attorno alle pietre per immobilizzarle vengono respinti. Tutto il talento degli incastonatori risiede nella loro capacità di scegliere lo strumento migliore, di trovare l’angolo corretto e di esercitare il movimento pressorio applicando la giusta forza, gesti che in alcuni quadranti con pavé di diamanti vengono ripetuti fino a tremila volte.
Passione (anche) per i nomi particolari
Sapete perché Rolex si chiama così? Perché nel 1908 Hans Wilsdorf, il fondatore (nel 1905) della Wilsdorf & Davis, specializzata nella commercializzazione in tutto l’Impero britannico di orologi da polso i cui componenti erano appositamente prodotti da partner svizzeri selezionati (tra cui la Maison Aegler a Bienne che diventerà poi la Manufacture des Montres Rolex S.A.) voleva un brand tutto suo che fosse corto, orecchiabile, facilmente pronunciabile in tutte le lingue e, soprattutto, semplice da inserire sul quadrante dei suoi orologi. Ma c’è un altro nome depositato da Rolex (nel 1933): Rolesor. È uno dei segni distintivi degli orologi del marchio che hanno lunetta, corona di carica e maglie centrali del bracciale in oro (giallo o Everose 18 ct.), mentre la carrure e le maglie laterali sono in acciaio Oystersteel. Negli orologi in versione Rolesor bianco, solo la lunetta è in oro 18 ct.
















