Un terzo degli italiani ha almeno un mutuo o finanziamento

Crisi viene dal greco Krisis che significa scelta, decisione.

Le principali banche centrali del mondo hanno immesso negli ultimi anni, con i Quantitative Easing, circa 12.000 mld di dollari nei mercati finanziari, gonfiandoli senza ritegno e facendoli così scoppiare per l’ennesima volta.

L’instabilità dei mercati è come un elefante in un stanza, tutti sanno che c’è ma nessuno ne parla. Si sapeva da mesi che la bolla finanziaria sarebbe scoppiata, come nel 2007-2008 e crisi precedenti. Era solo un problema di tempo, come quando seguiti a gonfiare un palloncino e poi ti lamenti che è scoppiato.

Le conseguenze delle restrizioni dovute al Covid19, ci faranno sprofondare in un baratro.

La crisi ci impone una scelta:

·       subire ogni 7-12 anni le conseguenze drammatiche dei crolli dei mercati finanziari;

·      oppure porre le basi per uno straordinario e definitivo Rinascimento Economico.

Ricordando che siamo italiani e col nostro ingegno possiamo imitare i nostri antenati, che hanno inventato le banche nel 1374 per finanziare il Rinascimento che ha reso ricca e bella l’Italia.

Ma a quel tempo la moneta era d’oro, materiale scarso in natura.

Oggi invece usiamo strumenti di scambio creati con un clic del computer, quindi possiamo inventarne altri più stabili e funzionali, in grado di soddisfare i bisogni delle persone.

Dobbiamo solo ricordarci che l’unico soggetto in grado di creare il denaro è lo Stato.

Lo sapeva e lo diceva Aristotele più di 2.000 anni fa, che il termine moneta (in greco: nomisma) deriva da nomos (legge). Oggi ce lo ricorda anche il Prof. Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale https://www.imolaoggi.it/2020/03/27/paolo-maddalena-sospendere-i-trattati-ue-emettere-moneta-propria-si-puo/

Le sue argomentazioni sono semplici e chiare, nei Trattati Europei (art.128 TFUE) e nello Statuto della BCE (art.16), si parla sempre della sua esclusiva emissione di banconote in euro. Ma non si parla mai di biglietti di stato o di altri strumenti monetari, che sono ancora di competenza esclusiva del Tesoro.

La questione è giuridicamente interessante: la competenza in materia di “politica monetaria” attribuita dall’articolo 3 del TFUE alla Unione europea è solo una “limitazione” della più ampia sovranità che appartiene al popolo (art. 1 della Costituzione): limitazione legittima, sotto il profilo del diritto costituzionale, giusta quanto prevista dall’articolo 11 della Suprema Carta che la consente, ma solo in particolari condizioni. La “cessione”, invece, non può verificarsi mai, per quanto può implicitamente, ma chiaramente, arguirsi dal tenore della medesima norma.

Inoltre, l’art. 117 della Costituzione reca al punto e) proprio la “moneta” tra le competenze esclusive dello Stato. Ciò è frutto di una modifica intervenuta con legge costituzionale n.3 del 18.10.2001, quando era già stato firmato, nel 1992, il Trattato di Maastricht, istitutivo della Ue, e prima che fosse ratificato nel 2008 il TFUE (versione aggiornata del TCE del 1957).

La sovranità monetaria è strettamente legata a quella fiscale: è lo Stato che decide quale strumenti di scambio accettare per il pagamento delle tasse. Ma oggi accetta solo moneta elettronica bancaria, che costituisce più del 90% di tutta la moneta che usiamo, nonostante sia ad accettazione volontaria e non a corso legale, come invece le monete metalliche e banconote.

Siamo in un sistema contraddittorio dove tutta la moneta viene creata dal nulla da banche, in Italia private e ormai straniere, generando un debito inestinguibile che cresce in modo esponenziale con gli interessi, aumentando disuguaglianze e povertà.

Il Prof. Paolo Maddalena conclude che dobbiamo “emettere moneta di Stato per fronteggiare il virus e per assicurare la tenuta e lo sviluppo dell’economia italiana nell’ambito del proprio mercato interno”.

Ma non dobbiamo fossilizzarci sul termine “moneta”. Certo, la Repubblica può emettere certamente Stato-note (o “biglietti di Stato” che dir si voglia). E questa è una sorta di auto-evidenza “solare”. Un po’ come dire che dal cielo può piovere, insomma. È del tutto ovvio che lo Stato, in quanto detentore esclusivo, assoluto e “superiorem non recognoscens” della sovranità monetaria, può esercitarla (anche, ma non solo) attraverso l’emissione di biglietti. Alternativi, quindi, a quell’altro mezzo di pagamento universalmente conosciuto ed estremamente più diffuso che sono le “banconote” emesse, a debito, da una banca centrale.

Ma, dopotutto, anche in quest’ultimo caso il signoraggio (rettamente inteso come reddito, cioè rendita sotto forma di interessi, della moneta) a chi è, in ultima analisi, destinato? Allo Stato. Lo dice, a chiarissime lettere, persino la fonte per eccellenza del sistema bancocentrico, vale a dire Bankitalia, che nel suo sito, riconosce expressis verbis:”Oggi, quindi, il signoraggio viene percepito in prima battuta dalle banche centrali, le quali tuttavia lo riversano poi agli Stati, titolari ultimi della sovranità monetaria”. https://www.bancaditalia.it/compiti/emissione-euro/signoraggio/

Ma adesso facciamo un passo avanti. Posto che lo Stato ha la sovranità monetaria e anche quella fiscale, chiediamoci: cos’è, in fin dei conti, la “moneta”? È una unità di misura, certo. È una riserva di valore, certo. Tuttavia, essa è soprattutto un mezzo di scambio per consentire la circolazione dei beni, delle merci, dei servizi. Cioè di tutto il “ben di Dio” di cui l’uomo è in grado di farsi autore e diffusore grazie al sudore della propria fronte e ai neuroni del proprio ingegno.

Se quanto anzidetto è vero – e nessuno può smentirlo – allora dobbiamo renderci conto che i “biglietti di Stato” sono uno strumento, ma non l’unico e tantomeno il più potente a disposizione dello Stato per mettere il turbo all’economia reale e quindi innescare le meraviglie di cui sono capaci il sudore ed i neuroni dell’uomo.

La tecnologia e l’informatica ci permettono di creare nuovi strumenti, articolati e complessi, ma nient’affatto “complicati” sotto il profilo concettuale, legale e funzionale. Così da risolvere i problemi che abbiamo e sfruttate non già al dieci per cento (come ora), ma al centodieci per cento le potenzialità insite nella “sovranità monetaria” e nella “sovranità fiscale” dello Stato. Il tutto nel pieno rispetto dei Trattati Europei e, soprattutto, della Costituzione.

E questi strumenti – sempre grazie al sudore della fronte e ai neuroni dell’ingegno di una “rete” di intelligenze italiane – esistono già. Devono solo essere migliorati ed integrati fra loro. Poi, cominceranno ad agire e a produrre straordinari risultati in ossequio all’art. 47 della Costituzione: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Possiamo creare nuovi strumenti per generare risorse iniziali da 300/400 mld di euro, ma anche per permettere il controllo del sistema bancario, del sistema fiscale e del debito pubblico. Contemporaneamente lanciare un grande piano di investimenti negli anni futuri, capace di realizzare un benessere equo e sostenibile per tutti.

L’innovazione tecnologica permette di creare una piattaforma elettronica integrata SIRE, in grado di gestire tre tipi diversi di conti correnti elettronici, assegnati gratuitamente a cittadini e imprese residenti in Italia e utilizzabili con un’unica carta di credito:

·       c/c bancario pubblico presso MCC, incorporando anche MPS e e BPBari, per diventare una banca pubblica sul modello della KFW tedesca, in modo da accedere ai prestiti della BCE a tasso negativo e fornire sostegno al nostro sistema produttivo;

·       c/c fiscale presso il MEF, già creato dall’Agenzia delle Entrate per trasferire detrazioni fiscali, ma allargato a tutti i cittadini, in modo che lo Stato possa creare ed accreditare “nuove detrazioni fiscali Sire” utilizzabili per le tasse tra due anni, ma cedibili subito come strumento di scambio;

·       c/c di risparmio CdR presso il Tesoro, uno strumento d’investimento sicuro e garantito, che ha un rendimento, spendibile per i consumi giornalieri, senza disinvestire (come Bot, Cct, Btp), ma in grado soprattutto di ridurre l’emissione di BTP e  conseguentemente le fibrillazioni sui mercati finanziari e l’aumento dello spread.

Le crisi mettono sempre di fronte ad una scelta, proseguire nella stessa direzione che ha generato il problema, oppure cogliere l’opportunità che ci è stata concessa, per progettare il nostro futuro.

Consapevoli che dipende solo da noi stessi.

“Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”

Albert Einstein.

È il momento della scelta, della determinazione e del coraggio.

Ora o mai più.

*Presidente dell’Associazione Moneta Positiva