La moneta complementare statale che già esiste e potrebbe aiutare

Tante polemiche sul ritorno alla lira, sulla sovranità monetaria ceduta irrimediabilmente dagli Stati nazionali che hanno aderito all’euro all’Unione europea e alla Bce. Ma le polemiche sono una cosa, la sostanza è un po’ diversa. In realtà lo Stato – almeno quello italiano, ma anche vari altri in realtà – una forma di moneta diversa e parallela all’euro la batte già. Non ha corso comune come l’euro, ma è riconosciuta, e scambiata su una piattaforma statale, dell’Agenzia delle Entrate. Sono i crediti d’imposta negoziabili, quelli concessi dallo Stato a cittadini e imprese a fronte di un’ormai vasta serie di commerci: ristrutturazioni edilizie ed  energetiche, in primis.

E secondo alcuni non ci sarebbe niente di strano o di pericoloso ad estenderne l’impiego, senza pretendere di sostituirsi all’euro ma affiancandolo per ridurre le esigenze di liquidità delle imprese e delle famiglie soprattutto in una fase di crisi gravissima come l’attuale. 

È la tesi, ardita ma ben incardinata sul piano logico, sostenuta da Fabio Conditi, un ingegnere di Macerata con la passione per l’economia, che ha fondato un’associazione di promozione sociale, chiamandola “Moneta positiva”, che si prefigge di “analizzare il sistema monetario attuale e di trovare soluzioni concrete e realizzabili per uscire dalla crisi economica. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza delle persone attraverso articoli, video, corsi, conferenze e spettacoli”.

La consapevolezza che, per Conditi e i moltissimi che la pensano come lui (anche tra autorevoli economisti) una moneta complementare si può fare: anzi già si fa, su scala locale, in molti casi, da anni e con efficienza. Ma appunto: quello che pochissimi considerano è che anche lo Stato ha la sua moneta complementare.

Cos’è una detrazione fiscale per ristrutturazioni? Nient’altro che un credito d’imposta che il fisco riconosce per un determinato periodo di anni ai cittadini che effettuano un certo tipo di spesa. Quindi una somma che ogni anno quei cittadini detraggono dalle tasse: e non è che a fronte di quel credito lo Stato abbia dovuto aumentare il proprio debito pubblico.

E non basta: in molti casi, se i soggetti contribuenti che maturano questi crediti d’imposta sono “incapienti”, ovvero – per spiegarci – non guadagnano abbastanza da dover pagare tasse in misura talmente alta da giovarsi del loro abbattimento ottenibile utilizzando quel credito, ebbene: quello stesso credito viene negoziato dal cittadino, che lo passa all’impresa che gli fa il lavoro, il quale lo utilizzerà perché è contribuente attivo, e ne ristornerà il beneficio al cliente, in termini di uno sconto al pagamento del servizio. Una vera e propria transazione monetaria non fatta in euro, e riconosciuta dallo Stato. Sulla base di questo ragionamento, Conditi porta avanti una sua tesi sistemica che di questi tempi suona molto interessante, anche se ovviamente non priva di incognite e di punti da approfondire.

 

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